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	<title>Gli italianidi SALVATORE SFRECOLA  &#8211;  Per la ripresa dell&#8217;economia è urgente semplificare le procedure amministrative &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di SALVATORE SFRECOLA  &#8211;  Per la ripresa dell&#8217;economia è urgente semplificare le procedure amministrative</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 15:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/salvatore-sfrecola-la-ripresa-delleconomia-urgente-semplificare-le-procedure-amministrative/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>In questo Governo c’è un ministro per la pubblica amministrazione. In precedenza, il suo titolo era “per la semplificazione”, prima ancora “per la riforma della pubblica amministrazione”. Sono decenni che i governi hanno un ministro senza portafoglio, con alle dipendenze un apposito Dipartimento che si occupa di riforme amministrative, il che significa essenzialmente di revisione delle procedure. Anche se poi, sotto la spinta dei sindacati, quei ministri si sono occupati più di personale che di procedimenti. Di recente prevalentemente di “furbetti del cartellino” e di sanzioni. Quando sarebbe stato necessario far emergere, dalle schiere dei dipendenti pubblici, le professionalità che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/salvatore-sfrecola-la-ripresa-delleconomia-urgente-semplificare-le-procedure-amministrative/">di SALVATORE SFRECOLA  &#8211;  Per la ripresa dell&#8217;economia è urgente semplificare le procedure amministrative</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo Governo c’è un ministro per la pubblica amministrazione. In precedenza, il suo titolo era “per la semplificazione”, prima ancora “per la riforma della pubblica amministrazione”. Sono decenni che i governi hanno un ministro senza portafoglio, con alle dipendenze un apposito Dipartimento che si occupa di riforme amministrative, il che significa essenzialmente di revisione delle procedure. Anche se poi, sotto la spinta dei sindacati, quei ministri si sono occupati più di personale che di procedimenti. Di recente prevalentemente di “furbetti del cartellino” e di sanzioni. Quando sarebbe stato necessario far emergere, dalle schiere dei dipendenti pubblici, le professionalità che ovunque vi sono e che sono mortificate dai meccanismi della politica, a cominciare dallo <em>spoil system </em>e dalle nomine dirigenziali fuori da ogni concorso.</p>
<p>Semplificare è un obiettivo da sempre della pubblica amministrazione. Lo richiede la politica, lo pretendono i cittadini e le imprese costretti ad adempimenti spesso non necessari a garantire legalità, efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, come prescrive la legge n. 241 del 1990 sulla documentazione amministrativa.</p>
<p>Quelle regole dell’azione amministrativa sono, contemporaneamente, nell’interesse dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni alle quali le persone singole e le imprese si rivolgono per un adempimento che sia una autorizzazione, una concessione, ovvero perché partecipanti ad una gara di appalto per la realizzazione di un’opera o per la fornitura di beni o servizi.</p>
<p>È intuitivo che le procedure sono un costo necessario, per gli adempimenti che richiedono, per i tempi che esigono. Ma gli uni e gli altri devono essere strettamente necessari per assicurare legalità ed efficienza. Ogni ulteriore onere costituisce un peso per i singoli e per l’economia ed offre un’immagine negativa degli apparati pubblici che sconsiglia un cittadino a rivolgersi direttamente agli uffici (infatti pullulano le agenzie che provvedono a curare le “pratiche”) e dissuadono gli imprenditori, soprattutto stranieri, dal partecipare alle gare di appalto. Anche perché, in caso di contenzioso, con l’amministrazione, con un altro imprenditore o un dipendente, rivolgersi alla giustizia, amministrativa o civile, è costoso e senza certezza dei tempi delle relative decisioni.</p>
<p>Di chi è la colpa di tutto questo? Ad una analisi onesta va detto che questa situazione è, in primo luogo, responsabilità della politica cui spetta fare le leggi e che ha o dovrebbe avere la sensibilità, essendo espressione del consenso popolare, del disagio che cittadini e le imprese trovano nell’avviare procedimenti amministrativi. E poi della pubblica amministrazione stessa che dovrebbe sentire l’orgoglio di servire lo Stato e promuovere le riforme che l’esperienza suggerisce. Dovrebbero essere, in primo luogo, i dirigenti dell’amministrazione a volere disporre di norme chiare e capaci di realizzare un procedimento in tempi ragionevolmente brevi, in particolare oggi, quando molti adempimenti possono essere resi più veloci dalla disponibilità di strumentazione elettronica che evita l’appesantimento di documenti cartacei, a partire dalla posta certificata che attesta della provenienza dei documenti e della responsabilità di chi li produce o li esibisce, magari con firma digitale.</p>
<p>Invece dalla Pubblica Amministrazione non provengono proposte di riforma nel senso della semplificazione dei procedimenti nel rispetto delle regole di cui si è detto, legalità ed efficienza. Al contrario, ogni passaggio burocratico si arricchisce di adempimenti non necessari ma che servono a dare un senso, negativo, a quella fettina di potere che ogni ufficio pubblico tiene a conquistarsi ed a mantenere.</p>
<p>In questa situazione, che si trascina da decenni, quando qualcuno metterà le mani alla riforma, considerato il modesto livello della classe politica e di quella amministrativa, è molto probabile che si vada sciabolando a destra e a manca, facendo venir meno adempimenti necessari, anziché eliminare quelli inutili.</p>
<p>Ora, di fronte alla crisi economica grave che rende difficile la ripresa dell’economia, della produzione e dei commerci si sente ancora più urgente l’esigenza della semplificazione. Si fa l’esempio della ricostruzione del ponte di Genova realizzato in tempi record perché si è agito “in deroga” al Codice degli appalti. E questo ci indica una strada per il futuro. Non quella della deroga, che può essere scelta nell’emergenza (e la ricostruzione del Ponte Morandi lo era) ma della semplificazione del Codice che, vorrei ricordare a taluni faciloni delle polemiche politiche e giornalistiche, non può essere eliminato perché è previsto da una direttiva comunitaria, ma può essere reso più funzionale. Prima la disciplina degli appalti era contenuta nella legge di contabilità generale dello Stato e con essa l’Italia è stata ricostruita dopo la guerra e sono state realizzate, in tempi brevi, importanti opere pubbliche, come l’Autostrada del Sole. Era una legge semplice e chiara.</p>
<p>Semplificare, dunque, sfoltendo drasticamente tutti gli adempimenti, tutte le prescrizioni che non sono funzionali alla celerità del procedimento in un regime che assicuri garanzia del rispetto della concorrenza, che è fondamentale nel mercato, e degli interessi pubblici, della corretta esecuzione delle opere delle forniture e dei servizi. Semplificare senza eliminare garanzie di legalità che sono rappresentate da alcuni controlli da modulare nei tempi e nei modi, mettendo in capo ad un “responsabile unico del procedimento” (il R.U.P.) gli adempimenti necessari con il supporto di adeguati uffici tecnici e amministrativi. E l’Italia potrà ripartire ed andare fiera dei propri uffici, come accade dei paesi più sviluppati con una grande esperienza amministrativa. Ed i pubblici dipendenti saranno additati come servitori dello Stato, preziosi per la comunità. Sarà mai possibile^ E in tempi brevi?</p>
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