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	<title>Gli italianiSarà l&#8217;economia il pomo della discordia nell&#8217;incontro tra Trump e Xi Jinping &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 16:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/sara-leconomia-pomo-della-discordia-nellincontro-trump-xi-jinping/"><img width="980" height="608" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg 980w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-300x186.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-640x397.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-96x60.jpg 96w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></p><hr /><p>&#8220;Sarà un incontro difficile&#8221;. A distanza da poche ore dalla conferma cinese dell&#8217;imminente meeting tra Donald Trump e il presidente della Repubblica popolare Xi Jinping &#8211; previsto per il 6 e 7 aprile a Mar-a-Lago, in Florida &#8211; il nuovo inquilino della Casa Bianca è ricorso all&#8217;amato Twitter per rivelare alcune anticipazioni. Un deficit commerciale in aumento e la perdita di posti di lavoro stanno costringendo le aziende americane &#8220;a guardare ad altre alternative&#8221;, ha cinguettato il biondo imprenditore riprendendo due punti cruciali sostenuti in campagna elettorale con l&#8217;obiettivo di ammassare voti: la Cina inonda il mercato statunitense con merce&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri;">&#8220;Sarà un incontro difficile&#8221;. A distanza da poche ore dalla conferma cinese dell&#8217;imminente meeting tra Donald Trump e il presidente della Repubblica popolare Xi Jinping &#8211; previsto per il 6 e 7 aprile a Mar-a-Lago, in Florida &#8211; il nuovo inquilino della Casa Bianca è ricorso all&#8217;amato Twitter per rivelare alcune anticipazioni. Un deficit commerciale in aumento e la perdita di posti di lavoro stanno costringendo le aziende americane &#8220;a guardare ad altre alternative&#8221;, ha cinguettato il biondo imprenditore riprendendo due punti cruciali sostenuti in campagna elettorale con l&#8217;obiettivo di ammassare voti: la Cina inonda il mercato statunitense con merce a basso costo (grazie al deprezzamento della propria valuta) e sottrae lavoro agli americani mettendo a disposizione manodopera a prezzi stracciati. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Le accuse &#8211; che non tengono conto di diverse variabili (per citarne una, parte del Made in China viene prodotto oltre la Muraglia attraverso l&#8217;assemblaggio di componentistica proveniente in realtà da altri paesi, Usa compresi) &#8211; rievocano le minacce con cui Trump ha scandito i mesi precedenti alla vittoria. Si era parlato dell&#8217;imposizione di una tariffa del 45% sulle importazioni dalla Repubblica popolare, che secondo gli esperti porterebbe ad un crollo dell&#8217;export cinese verso gli Stati Uniti dell&#8217;87%. Una promessa che per il momento, tuttavia, non rientra tra le molte mantenute a partire dall&#8217;Inaguration Day: progressivo smantellamento della Trans-Pacific Partnership e degli accordi di Parigi in primis. Le avvisaglie delle ultime ore non sono ugualmente buone.<br />
Venerdì l&#8217;Office of the United States Trade Representative &#8211; diretto da Robert Lighthizer e controllato dalla Casa Bianca &#8211; ha rilasciato la lista annuale in cui vengono enumerate le barriere commerciali attuate da 63 paesi. Nella fattispecie cinese, l&#8217;USTR cita la cronica sovracapacità industriale nei settori dell&#8217;alluminio e dell&#8217;acciaio (che riversano il proprio surplus sui mercati esteri facendo crollare i prezzi), il trasferimento di tecnologia estera alle società locali, cui si aggiunge il divieto sulle importazioni di manzo americano e sulla fornitura di servizi di pagamento online. Sul banco degli imputati siede il progetto &#8220;Made in China 2025&#8221;, visto dagli esperti internazionale come un tentativo di nazionalizzare dieci industrie chiave (dalla robotica alla farmaceutica biologica) e limitare drasticamente il margine di manovra delle aziende straniere nel paese asiatico.<br />
Nella giornata di venerdì Trump firmerà due ordini esecutivi: il primo per la realizzazione di un massiccio report per individuare &#8220;ogni forma di abuso commerciale e ogni pratica non reciproca alla base del deficit commerciale&#8221;. Il secondo si concentrerà sul potenziamento della raccolta di dazi antidumping contro i governi stranieri colpevoli di sovvenzionare i propri prodotti in modo da rivenderli sotto costo. Sebbene, come si è affrettato a specificare il Segretario al Commercio Wilbur Ross, la Cina non sia il destinatario ufficiale della controffensiva trumpiana, le contingenze inducono ad altre conclusioni.<br />
Appena pochi giorni fa, il U.S. Commerce Department ha avviato un&#8217;indagine per stabilire se la Cina debba essere trattata come un&#8217;economia di mercato o meno. Quella dell&#8217;attribuzione del mes (status di economia di mercato) alla Cina è una questione che da mesi pesa sulle relazioni tra Pechino, Stati Uniti e Unione europea. Il gigante asiatico reclama lo status in virtù di quanto stabilito nel 2001 al momento del suo ingresso della World Trade Organization. L&#8217;essere considerata una non-market economy costa alla Repubblica popolare l&#8217;imposizione di tariffe più gravose. Seconda l&#8217;ultima revisione risalente al 2006, la Cina non soddisfaceva ancora nessuno dei sei criteri necessari all&#8217;ottenimento del mes.<br />
Mentre i recenti sviluppi gettano tinte fosche sulla prima trasferta statunitense di Xi Jinping, la Cina continua mantenere una linea insolitamente composta, privilegiando un approccio quasi di &#8220;studio&#8221; nei confronti della nuova imprevedibile amministrazione a stelle e strisce. Rispondendo alle minacce delle ultime ore, il viceministro degli Esteri Zheng Zeguang ha dichiarato in conferenza stampa che la Cina non persegue volontariamente i disequilibri commerciali e il modo migliore per risolverli è quello di aprire ulteriormente gli Stati Uniti agli investimenti cinesi, così da creare posti di lavoro sul suolo statunitense.</span></p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/sara-leconomia-pomo-della-discordia-nellincontro-trump-xi-jinping/"><img width="980" height="608" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg 980w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-300x186.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-640x397.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-96x60.jpg 96w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></p>]]></content:encoded>
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