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	<title>Gli italianiEsteri &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Esteri &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il successore di Bergoglio è l&#8217;americano Robert Francis Prevost. Ha sarà papa Leone XIV</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2025 20:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/successore-bergoglio-lamericano-robert-francis-prevost-sara-papa-leone-xiv/"><img width="294" height="171" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/05/papa-leone.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/05/papa-leone.jpeg 294w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/05/papa-leone-96x56.jpeg 96w" sizes="(max-width: 294px) 100vw, 294px" /></a></p><hr /><p>E&#8217; stato un conclave breve, ma come vuole la tradizione alla fine la scelta dei cardinali non è caduta sui favoriti. Infatti alla vigilia il nome più accreditato era quello del cardinale Parolin, segretario di Stato e quindi vicinissimo a papa Francesco. Altri candidati dati per probabili i cardinali Pizzaballa&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato un conclave breve, ma come vuole la tradizione alla fine la scelta dei cardinali non è caduta sui favoriti. Infatti alla vigilia il nome più accreditato era quello del cardinale Parolin, segretario di Stato e quindi vicinissimo a papa Francesco. Altri candidati dati per probabili i cardinali Pizzaballa e Zuppi. Dopo quasi mezzo secolo si riteneva fosse arrivato il momento di un papa italiano. Invece così non è stato. La scelta dei cardinali è caduta subito su  Robert Francis Prevost. Un  cardinale nato a Chicago, da una famiglia con origine italiane, francese e spagnola. Ma pur sempre nato negli Usa. In realtà Papa Leone XIV, questo il nome scelto, ha svolto gran parte della propria attività pastorale in Perù, missionario e poi vescovo, Un papa che si sente sicuramente più peruviano che statunitense tanto che salutando la folla in piazza San Pietro prima della benedizione ha voluto salutare, oltre che in italiano, anche in spagnolo. Del resto i suoi richiami alla pace, all&#8217;accoglienza, alla costruzione di ponti e non di muri sono un richiamo forte al suo predecessore, un segnale di continuità</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/successore-bergoglio-lamericano-robert-francis-prevost-sara-papa-leone-xiv/"><img width="294" height="171" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/05/papa-leone.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/05/papa-leone.jpeg 294w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/05/papa-leone-96x56.jpeg 96w" sizes="(max-width: 294px) 100vw, 294px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Canada e Groenlandia. Trump è avvertito, non si toccano</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 16:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/canada-groenlandia-trump-avvertito-non-si-toccano/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/trump-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/trump-2.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/trump-2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Con il garbo della diplomazia, ma anche con la fermezza del Sovrano, Carlo III ha ricordato a Donald Trump, che aveva manifestato intenti annessionistici, di essere, anche se formalmente, il Re del Canada. Oltre che dei paesi del Commonwealth, ovviamente. Il richiamo è giunto nel corso del discorso che il&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il garbo della diplomazia, ma anche con la fermezza del Sovrano, Carlo III ha ricordato a Donald Trump, che aveva manifestato intenti annessionistici, di essere, anche se formalmente, il Re del Canada. Oltre che dei paesi del Commonwealth, ovviamente.</p>
<p>Il richiamo è giunto nel corso del discorso che il Sovrano inglese ha pronunciato ieri dinanzi alle Camere riunite del Parlamento italiano nel quale ha ricordato i vincoli di amicizia che legano la sua patria all’Italia e che nel corso del Risorgimento hanno dato luogo a interventi concreti in favore dell’unità del nostro Paese. Ha ricordato i rapporti con Cavour fino a sottolineare come, in occasione dello sbarco dei Mille a Marsala, le unità della Royal Navy, presenti alla fonda, impedirono la reazione delle truppe borboniche nei confronti dei piroscafi di Garibaldi. Con buona pace dei neoborbonici.</p>
<p>E in onore del generale dalla camicia rossa il Re ha ricordato le centinaia di migliaia di londinesi che lo accolsero in città dopo gli onori che gli aveva tributato la marina di Sua Maestà che era andata incontro, a vele spiegate, a Plymouth, appena all’orizzonte era apparsa la nave dell’eroe che issava il vessillo tricolore. Anche la permanenza di Giuseppe Mazzini in Inghilterra è stata oggetto di attenzione del Re nel contesto delle antiche relazioni tra l’Italia e le terre che Roma aveva occupato e nelle quali ha lasciato tracce indelebili che ancora oggi sono apprezzate negli usi e nella stessa lingua. Infatti, Carlo III è Rex.</p>
<p>Delle considerazioni in tema di cultura, ambiente ed arte, che hanno impreziosito il discorso del Re, diranno abbondantemente i giornali oggi.</p>
<p>Merita di essere ricordato che anche il Sovrano di Danimarca, Federico X, ha detto stop al Presidente U.S.A. all’indomani della “manifestazione di interesse” di Washington per la Groenlandia. Lo ha fatto ricorrendo ad un <em>restiling</em> dello stemma del Casato arricchito dall’immagine della grande isola. Un modo anch’esso diplomatico ma esplicito e fermo sull’appartenenza della Groenlandia alla Corona danese.</p>
<p>Senza urlare, con stile reale.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/canada-groenlandia-trump-avvertito-non-si-toccano/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/trump-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/trump-2.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/trump-2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Trump alla Casa Bianca: inizia la sua presidenza</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/trump-alla-casa-bianca-inizia-la-sua-presidenza/"><img width="306" height="204" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg 306w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p><hr /><p>Donald Trump per la seconda volta ha appoggiato la sua mano sulla Bibbia, ed ha recitato il giuramento solenne per diventare il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America: “io Donald Trump giuro solennemente che eserciterò fedelmente la carica di Presidente degli Stati Uniti e che, al meglio delle mie capacità,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="Corpo">Donald Trump per la seconda volta ha appoggiato la sua mano sulla Bibbia, ed ha recitato il giuramento solenne per diventare il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America: “io Donald Trump giuro solennemente che eserciterò fedelmente la carica di Presidente degli Stati Uniti e che, al meglio delle mie capacità, preserverò, proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti. Che Dio mi sia testimone”.</p>
<p class="Corpo">Sono passati quattro lunghi anni e Donald Trump ritorna, più forte di prima, alla guida dell’America. Trump ha convinto la maggioranza dell’elettorato statunitense con il suo modo diretto e senza fronzoli, parlando alla ‘pancia’ del paese.</p>
<p class="Corpo">La cerimonia si è tenuta, eccezionalmente, nel chiuso della Rotonda del Campidoglio di Washington D.C., per via delle condizioni meteo particolarmente rigide di questi giorni.</p>
<p class="Corpo">Il discorso di Trump è duro e assertivo, non risparmia accuse alla passata amministrazione per aver impoverito l’America e di non averla protetta da un’incontrollata invasione migratoria.</p>
<p class="Corpo">Il neo presidente elenca i punti chiave di quella che sarà la sua amministrazione, ci saranno solo due generi, maschio e femmina, addio al green new deal, intensificazione delle perforazioni petrolifere, deportazioni di milioni di immigrati e ripresa del controllo del Canale di Panama.</p>
<p class="Corpo">“Oggi comincia l’età dell’oro. Dio mi ha salvato la vita perché l’America torni di nuovo grande. Da questo momento in poi il declino americano è finito. Realizzeremo il sogno di Martin Luther King”.</p>
<p class="Corpo">Trump è un fiume in piena: “dichiarerò oggi l’emergenza al confine con il Messico e manderò l’esercito. Deporterò milioni e milioni di migranti criminali. E ci saranno solo due generi, maschio e femmina”. Fa un accenno anche alle prossime politiche economiche: “metterò fine al green new deal e salverò l’industria automobilistica, ponendo fine al mandato sui veicoli elettrici, ognuno sarà libero di comprare la macchina che vuole”. E ancora: “la crisi dell’inflazione è stata causata da una spesa eccessiva e dall’aumento dei prezzi dell’energia, per questo oggi dichiaro un’emergenza energetica e noi riprenderemo a trivellare”. “Invece di tassare i cittadini, imporremo dazi ai Paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini”. “Pianteremo la bandiera a stelle e strisce su Marte”, la telecamera inquadra un raggiante Elon Musk. Poi un accenno alla sua vicenda personale: “Non verrà mai più utilizzata l’immensa forza dello Stato per perseguitare gli oppositori politici, è una cosa che conosco. Non permetteremo che accada di nuovo. Non accadrà più. Sotto la mia guida, ripristineremo una giustizia giusta, equa e imparziale secondo uno stato di diritto costituzionale”. E ancora: “Abbiamo avuto un governo che ha dato fondi illimitati per la difesa di confini stranieri, ma si è rifiutato di difendere i confini americani, e cosa più importante, la sua gente”. Sul Canale di Panama è lapidario: “le navi americane comprese quelle della Marina statunitense non sono state trattate equamente. La Cina sta gestendo il Canale di Panama e noi non l’abbiamo dato alla Cina. L’abbiamo dato a Panama e ce lo riprenderemo”. In merito ai conflitti in corso: “noi misureremo i nostri successi non solo sulle battaglie che vinciamo ma sulle guerre a cui metteremo fine, guerre, cosa forse più importante, in cui non siamo mai entrati”. Aggiungendo inoltre che: “la mia più orgogliosa eredità sarà quella di pacificatore e unificatore, questo è quello che voglio essere”.</p>
<p class="Corpo">Donald Trump venerdì volerà a Los Angeles per verificare di persona la situazione di devastazione per i terribili incendi che imperversano in California.</p>
<p class="Corpo">Era presente al giuramento anche la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, unica leader europea, seduta accanto al presidente argentino Javier Milei.</p>
<p class="Corpo">
<p class="Corpo">
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/trump-alla-casa-bianca-inizia-la-sua-presidenza/"><img width="306" height="204" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg 306w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Biden saluta l&#8217;America con un monito per la tenuta democratica</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 15:12:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/biden-saluta-lamerica-un-monito-la-tenuta-democratica/"><img width="994" height="559" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1.jpeg 994w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-300x169.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-640x360.jpeg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-96x54.jpeg 96w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-800x450.jpeg 800w" sizes="(max-width: 994px) 100vw, 994px" /></a></p><hr /><p>Il presidente uscente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, nel suo discorso di commiato lancia un severo avvertimento sul rischio di tenuta democratica del suo paese. “Oggi negli Stati Uniti sta prendendo forma un&#8217;oligarchia di estrema ricchezza, potere e influenza che minaccia letteralmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente uscente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, nel suo discorso di commiato lancia un severo avvertimento sul rischio di tenuta democratica del suo paese. “Oggi negli Stati Uniti sta prendendo forma un&#8217;oligarchia di estrema ricchezza, potere e influenza che minaccia letteralmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti e le libertà fondamentali e la possibilità per tutti di andare avanti&#8221;. Questo potrebbe determinare sempre secondo Biden: “una pericolosa concentrazione di potere nelle mani di poche persone ultra ricche. Conseguenze pericolose se il loro abuso di potere non viene controllato”. Il riferimento a Donald Trump ed Elon Musk appare scontato, ma si può immaginare che anche la recente decisione del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, di ribaltare le politiche interne di Meta e rimettere al centro la libertà di espressione, abbia spinto il presidente uscente al ‘grido di allarme’.</p>
<p>Il peso finanziario dei tre tycoon, Elon Musk, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos, di Amazon, considerati tra gli uomini più ricchi al mondo, ha sicuramente inciso sulle sorti elettorali, non a caso saranno seduti in prima linea alla cerimonia di insediamento di Donald Trump.</p>
<p>In quindici minuti di discorso Biden non ha mai nominato il prossimo presidente, Donald Trump. Per la sua ultima apparizione dallo studio ovale Biden ha rivendicato il tanto atteso cessate il fuoco tra Israele e Hamas, dopo più di un anno di combattimenti e decine di migliaia di vittime. “Ci vorrà tempo per sentire il pieno impatto di ciò che abbiamo fatto insieme, ma i semi sono stati piantati e cresceranno e fioriranno per i decenni a venire”. Una delle accuse all’amministrazione Biden, da buona parte dei suoi concittadini, è di non aver avvertito l’impatto positivo e l’efficacia della sua politica.</p>
<p>Nel suo discorso di addio il presidente uscente ha offerto una serie di soluzioni per i problemi che ritiene prioritari, dalla riforma del codice fiscale ai tagli fiscali ai miliardari che, secondo lui, devono essere eliminati. Chi detiene patrimoni miliardari deve “pagare la giusta quota”.</p>
<p>Joe Biden esce dalla ‘stanza’ &#8211; ovale &#8211; politicamente più influente del mondo, dopo aver vissuto la politica per quasi cinquant’anni. Biden è stato eletto nel 1972, a trenta anni, come il più giovane senatore del Paese. Vice presidente di Barack Obama per due mandati, e candidato per i democratici nel 2020 proprio contro l’allora presidente Trump.</p>
<p>Biden ha concluso il suo messaggio ringraziando l’America, la sua famiglia e i suoi sostenitori per il grande privilegio di servire in qualità di presidente. Ha esortato i giovani a non abbassare la guardia e a continuare a sostenere i principi e le istituzioni su cui si reggono gli Stati Uniti d’America.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/biden-saluta-lamerica-un-monito-la-tenuta-democratica/"><img width="994" height="559" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1.jpeg 994w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-300x169.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-640x360.jpeg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-96x54.jpeg 96w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/biden1-800x450.jpeg 800w" sizes="(max-width: 994px) 100vw, 994px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Jimmy Carter: uno spaccato di America</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 16:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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        <title>Jimmy Carter: uno spaccato di America</title>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/jimmy-carter-uno-spaccato-america/"><img width="295" height="234" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter.jpg 295w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter-81x64.jpg 81w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p><hr /><p>Lo scorso 29 dicembre è scomparso, all’età di 100 anni, l’ex-Presidente degli Stati Uniti d’America James Earl Carter Junior, conosciuto pubblicamente, anche nel nostro paese, come Jimmy Carter. Una ricognizione del suo curriculum fa emergere alcuni dati interessanti: con tono pettegolo ed un poco malevolo li si potrebbe chiamare “contraddizioni”,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 29 dicembre è scomparso, all’età di 100 anni, l’ex-Presidente degli Stati Uniti d’America James Earl Carter Junior, conosciuto pubblicamente, anche nel nostro paese, come Jimmy Carter.<br />
Una ricognizione del suo curriculum fa emergere alcuni dati interessanti: con tono pettegolo ed un poco malevolo li si potrebbe chiamare “contraddizioni”, ma si tratterebbe solo di un voyeurismo semplificatorio, prodotto del voler leggere la realtà attraverso una dogmatica binaria (destra-sinistra, religioso-ateo, pacifista-guerrafondaio, successo-fallimento) che difficilmente restituisce un’immagine precisa della realtà.</p>
<p>Carter nasce nel 1924 in una famiglia cristiana battista praticante della Georgia, attiva nella produzione di arachidi. Il suo profilo sociale e religioso è quello tipico dei Dixiecrats, i democratici conservatori degli Stati del Sud favorevoli alla segregazione razziale ed eredi, culturalmente, dell’autonomismo sudista degli anni della Guerra di Secessione; oggi questa fazione del partito è totalmente estinta ma sino alle elezioni del 1960 (vinte da John Fitzgerald Kennedy) erano stati proprio i Dixiecrats il nocciolo duro dell’elettorato democratico, capace di portare sistematicamente in dote ai candidati alle presidenziali i grandi elettori di Alabama, Georgia, Louisiana, Missouri, Mississippi, Carolina del Nord e del Sud, Texas. La dinamica era stata messa in crisi dalla scelta del democratico (anch’egli meridionale, texano) Lyndon Baines Johnson, vincitore nel 1964, di adottare una posizione più progressista sui diritti civili dei neri, provocando un’inversione della distribuzione territoriale del voto con i repubblicani (Barry Goldwater vinse, paradossalmente, solo in alcuni degli stati del Sud), ma già nel 1968 il Partito Democratico ne pagava gli effetti: la vittoria schiacciante del repubblicano Nixon fu favorita dalla corsa indipendente di George Corley Wallace Jr, ex-democratico che riuscì ad arrivare primo in quasi tutta Dixieland sostenendo politiche segregazioniste. Seguì il landslide nixoniano del 1972. Carter, paradossalmente, fu nel 1976 l’ultimo candidato democratico a vincere la totalità degli Stati del Sud e l’ultimo in assoluto a vincere il Texas, da quel momento sino ad oggi &#8211; ma con margini sempre minori &#8211; roccaforte repubblicana. Si dice “paradossalmente” perché, indipendentemente dal suo retroterra di democratico battista (ma favorevole al sacerdozio femminile ed ai matrimoni omosessuali, anche se anti-abortista) del sud di famiglia benestante, durante il proprio mandato da governatore della Georgia (1971-1975) Carter adottò alcune politiche di de-segregazione, come l’assunzione di dipendenti pubblici di colore e l’affissione nel campidoglio dello Stato di ritratti di attivisti per i diritti civili &#8211; tra cui Martin Luther King Junior -; allo stesso tempo, Carter oppose però i progetti di busing, ovvero invio tramite bus degli studenti in scuole situate in quartieri differenti da quello di residenza al fine di favorire la frequenza mista di bianchi e neri: posizione, questa, probabilmente dettata dal non voler alienare eccessivamente l’elettorato segregazionista.</p>
<p>Negli anni della Presidenza Carter alterna grandi successi a momenti di profonda difficoltà, ai quali va ricondotta la sua complessiva impopolarità che fu causa della sconfitta, nel 1980, contro Ronald Reagan. Tra le battute d’arresto &#8211; difficile definirlo “errore”, essendo dipeso in minima parte dall’azione diretta dell’Esecutivo &#8211; la crisi petrolifera del 1979, la risposta alla quale fu giudicata insufficiente dall’elettorato che premiò, per le due elezioni successive, l’indirizzo ultra-liberista di Reagan.<br />
Fu però in politica estera che Carter registrò sia il momento di massimo prestigio che quello di più netto imbarazzo. Fu lui a promuovere la stipulazione, nel 1978, degli Accordi di Camp David, intesa tra il Primo Ministro israeliano Menachem Begin ed il Presidente egiziano Anwar al-Sadat con cui si stabilivano le condizioni per la sigla di un accordo di pace tra i due paesi &#8211; formalmente in guerra dal 1948, anno di fondazione di Israele, ed effettivamente in conflitto nel 1948, nel 1967 con la Guerra dei Sei Giorni e nel 1973 con la Guerra dello Yom Kippur -, ottenuta nel 1979, e per la risoluzione definitiva &#8211; poi non raggiunta &#8211; della questione palestinese.<br />
Sempre nel 1979 arrivava quella che ancora oggi viene vissuta come un’onta nella memoria collettiva statunitense: la crisi iraniana degli ostaggi. Carter era stato uno dei più decisi sostenitori della monarchia autoritaria dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, rovesciata proprio tra 1978 e 1979 da un movimento di ispirazione islamista sciita ampiamente supportato dalla popolazione persiana; un gruppo di giovani militanti occupò nel mese di novembre l’ambasciata statunitense prendendo come ostaggi 52 cittadini americani. Nell’Aprile successivo Carter confermava la linea ostile inaugurata con delle precedenti sanzioni economiche, ordinando l’avvio dell’operazione Artiglio d’Aquila per la liberazione degli ostaggi: il piano fallì, e nella disordinata ritirata 8 militari persero la vita. La responsabilità politica cadde su Carter, che infatti fu, come anticipato, sconfitto nel 1980 da Ronald Reagan; questi, appena insediato, ottenne la liberazione pacifica degli ostaggi.</p>
<p>Una volta terminato il proprio mandato, Carter non si ritirò a vita privata: nel 1982 fondò il Centro Carter, organizzazione no profit dedita alla “risoluzione di conflitti, all’avanzamento della democrazia e dei diritti umani, alla prevenzione delle malattie, al miglioramento della salute mentale”. L’attività incessante dell’organizzazione e del suo fondatore a favore della pace e dello sviluppo umano vinse a Carter il premio Nobel per la Pace del 2002, snodo del processo che ha portato l&#8217;ex-Presidente ad essere celebrato in maniera tendenzialmente universale, a seguito della dipartita: Donald Trump ha dichiarato “nei confronti di Carter abbiamo debito di gratitudine”, mentre Papa Francesco ne ha ricordato la fede cristiana e l’impegno per “il benessere dei poveri e dei bisognosi”.</p>
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		<title>L&#8217;elezione d Trump, cosa cambia per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 06:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lelezione-d-trump-cosa-cambia-leuropa/"><img width="306" height="204" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg 306w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p><hr /><p>La vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane del 2024 si prospetta avere effetti significativi sull’Unione Europea (UE) e in particolare sull’economia tedesca, vista l’interdipendenza tra le due sponde dell’Atlantico e il ruolo strategico della Germania come principale economia della zona euro. In questo contesto, emergono tre temi cruciali: le&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane del 2024 si prospetta avere effetti significativi sull’Unione Europea (UE) e in particolare sull’economia tedesca, vista l’interdipendenza tra le due sponde dell’Atlantico e il ruolo strategico della Germania come principale economia della zona euro. In questo contesto, emergono tre temi cruciali: le politiche commerciali, la regolamentazione energetica e il problema strutturale della crescita economica europea aggravato dalla moneta unica, l’euro.</p>
<p>Trump ha sempre promosso un’agenda “America First”, caratterizzata da protezionismo e da una revisione dei rapporti commerciali a vantaggio dell’industria nazionale. Già durante il suo primo mandato, aveva criticato la Germania e l’UE per il surplus commerciale, applicando tariffe su acciaio e alluminio e minacciando sanzioni sull’industria automobilistica europea, una delle colonne portanti dell’export tedesco. Con il ritorno di Trump, l’economia tedesca potrebbe trovarsi di nuovo sotto pressione.</p>
<p>La Germania è fortemente dipendente dalle esportazioni, specialmente verso gli Stati Uniti, uno dei suoi principali mercati esteri. I settori come quello automobilistico e quello delle macchine utensili rappresentano una quota importante del PIL tedesco, e un’intensificazione delle tensioni commerciali potrebbe indebolire questi settori. Una nuova ondata di dazi o sanzioni colpirebbe non solo le esportazioni tedesche, ma anche il sistema di subfornitura che collega la Germania con il resto d’Europa, amplificando l’impatto per tutta l’UE.</p>
<p>Sul fronte energetico, la vittoria di Trump porta con sé il ritorno a una politica fortemente orientata ai combustibili fossili e meno impegnata nella transizione ecologica. Mentre gli Stati Uniti mirano a consolidare la loro indipendenza energetica sfruttando gas e petrolio interni, l’Europa, e in particolare la Germania, si trova in una posizione vulnerabile, avendo deciso di abbandonare il nucleare e di ridurre l’uso del carbone.</p>
<p>Inoltre, il ritorno di Trump potrebbe allentare la collaborazione transatlantica sulle politiche climatiche, lasciando l’UE in una posizione isolata nel suo impegno verso la neutralità climatica. Questo scenario rischia di danneggiare ulteriormente la competitività dell’industria europea, già sotto pressione per gli alti costi di produzione derivanti dalle stringenti regolamentazioni ambientali.</p>
<p>L’economia europea soffre da anni di una crescita debole, e la moneta unica è vista da molti economisti come un fattore che ha aggravato questa situazione. Introdotto con l’obiettivo di unificare economicamente l’Europa, l’euro ha portato vantaggi in termini di stabilità e trasparenza delle transazioni internazionali, ma ha anche creato una situazione in cui i paesi membri non possono utilizzare politiche monetarie flessibili per rispondere alle crisi economiche locali.</p>
<p>In particolare, la Germania ha beneficiato della stabilità dell’euro per rafforzare la propria economia export-oriented. Tuttavia, altri paesi membri con economie meno forti, come Italia e Grecia, hanno riscontrato difficoltà, non potendo svalutare la propria moneta per favorire la competitività. La crisi dell’Eurozona negli ultimi due decenni, unita a politiche di austerità, ha accentuato le divergenze economiche tra i paesi membri. Con un quadro di crescita rallentata, gli Stati Uniti potrebbero mantenere una posizione di vantaggio competitivo, specialmente sotto la guida di un’amministrazione che mira a deregolamentare il mercato interno e a ridurre le tasse sulle imprese.</p>
<p>In conclusione l’effetto congiunto della crisi economica e delle difficoltà energetiche, insieme all’impossibilità di utilizzare la leva monetaria per stimolare la crescita, pone l’UE in una posizione di svantaggio rispetto agli Stati Uniti. In questo contesto l’UE è sempre più verso il bivio cruciale: o si realizza una federazione completa e democratica che possa avvicinarsi alle richieste delle classi popolari e del ceto medio, superando i vincoli di bilancio ed il concetto di «debito sovrano» oppure se le divergenze e gli interessi dei singoli Paesi prevarranno, si dovrà andare verso un riacquisizione della sovranità nazionale che non sarà definitiva finché pure le politiche monetarie non verranno sottratte al controllo tecnico della BCE.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/lelezione-d-trump-cosa-cambia-leuropa/"><img width="306" height="204" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg 306w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il bombardamento di Sarajevo. L&#8217;eredità dopo 30 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/bombardamento-sarajevo-leredita-30-anni/"><img width="274" height="184" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/11/sarajevo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/11/sarajevo.jpeg 274w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/11/sarajevo-96x64.jpeg 96w" sizes="(max-width: 274px) 100vw, 274px" /></a></p><hr /><p>La dissoluzione della Jugoslavia, avvenuta nei primi anni &#8217;90, rappresenta uno degli eventi più traumatici nella storia recente dell&#8217;Europa. La Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, composta da sei repubbliche socialiste e due province autonome, fu un&#8217;entità politica etnicamente eterogenea che riuscì a mantenere una coesistenza pacifica sotto la guida autoritaria&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La dissoluzione della Jugoslavia, avvenuta nei primi anni &#8217;90, rappresenta uno degli eventi più traumatici nella storia recente dell&#8217;Europa. La Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, composta da sei repubbliche socialiste e due province autonome, fu un&#8217;entità politica etnicamente eterogenea che riuscì a mantenere una coesistenza pacifica sotto la guida autoritaria di Josip Broz Tito. Con la morte di Tito nel 1980, le tensioni etniche e nazionalistiche, che erano state sopite, iniziarono a riemergere, portando a una serie di conflitti che avrebbero drasticamente ridisegnato la mappa dei Balcani.</p>
<p>Nel 1991 con lo sgretolamento del comunismo, la Slovenia e la Croazia dichiararono la loro indipendenza dalla Jugoslavia. Questa mossa fu seguita dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Macedonia. La secessione della Bosnia-Erzegovina, una nazione etnicamente mista composta da Bosniaci musulmani, Serbi ortodossi e Croati cattolici, innescò uno dei conflitti più sanguinosi del periodo post-bellico europeo. Le tensioni tra queste comunità etniche sfociarono in una guerra civile, caratterizzata da atrocità e pulizie etniche.</p>
<p>Sarajevo, la capitale della Bosnia-Erzegovina, divenne il simbolo della tragedia di questo conflitto. La città fu assediata dalle forze serbo-bosniache per 1.425 giorni, dal 1992 al 1996, diventando uno degli assedi più lunghi nella storia moderna. Le condizioni all&#8217;interno della città erano disastrose: la popolazione civile soffriva di una grave penuria di cibo, acqua e assistenza medica, mentre i bombardamenti e i cecchini mietevano vittime quotidianamente.</p>
<p>In risposta alla crescente violenza e alle gravi violazioni dei diritti umani, la NATO decise di intervenire militarmente. Nel 1995, dopo anni di esitazione e di inefficacia da parte della comunità internazionale, la NATO lanciò l&#8217;Operazione Deliberate Force, un&#8217;intensa campagna di bombardamenti contro le posizioni serbo-bosniache attorno a Sarajevo e in altre parti della Bosnia-Erzegovina. L&#8217;intervento della NATO fu determinante nel porre fine all&#8217;assedio di Sarajevo e nel favorire la firma degli Accordi di Dayton, che misero formalmente fine alla guerra.</p>
<p>L’operazione militare in Bosnia-Erzegovina, sebbene sia stata salutata come un successo in termini di stop alla violenza immediata, ha sollevato numerose questioni riguardo agli errori commessi. In primo luogo, l&#8217;intervento tardivo ha messo in luce la lentezza e l&#8217;incapacità della comunità internazionale di prevenire un conflitto devastante. Per anni, le potenze occidentali si sono limitate a esprimere preoccupazione e a imporre sanzioni inefficaci, mentre la popolazione civile soffriva indicibili orrori. In secondo luogo, l&#8217;intervento militare ha sollevato dibattiti sul diritto all&#8217;intervento umanitario. Sebbene l&#8217;obiettivo fosse di fermare le atrocità, la campagna di bombardamenti causò anche vittime civili e danni collaterali ingenti.</p>
<p>Gli stessi accordi di Dayton, pur avendo segnato la fine del conflitto in Bosnia-Erzegovina, hanno lasciato in eredità una serie di criticità significative. In primo luogo, hanno creato una struttura politica complessa e frammentata, con due entità principali dotate di ampia autonomia, che ha portato a una governance inefficiente. In secondo luogo, gli accordi hanno istituzionalizzato le divisioni etniche, perpetuando rivalità e impedendo la costruzione di una vera identità nazionale condivisa. Infine la Bosnia-Erzegovina è rimasta fortemente dipendente dalla comunità internazionale per il mantenimento della pace e della stabilità.</p>
<p>Un altro esempio di questa instabilità mai svanita è la missione KFOR in Kosovo di cui l’Italia è il principale contribuente con più di 600 militari italiani attivi sul territorio. Tale operazione si rende necessaria per la gestione della sicurezza delle aeree sensibili e per la deterrenza nella prevenzione di eventuali conflitti armati. Nello specifico l’addestramento ed il supporto logistico alle forze locali costituiscono l’obiettivo primario dell’esercito italiano.</p>
<p>In conclusione una soluzione che doveva essere temporanea come previsto dalla risoluzione 1244 dell’ONU ha finito col diventare di fatto permanente. Segno che al contrario di quello che pensano i radical chic e la sinistra boriosa il multiculturalismo non può funzionare specie se questo  viene imposto dall’alto. L’omogeneità culturale rimane oggi un fattore imprescindibile per tutto il mondo fuorché l’Occidente, che illudendosi di aver vinto su tutti con la caduta del muro di Berlino,  ha pensato che il suo modello di società avrebbe potuto imporsi sugli altri con un’estensione ed una promozione delle libertà e dei diritti civili. Ad oggi questa scelta ci mostra tutte le sue criticità, i popoli dell’altro mondo non mettono la libertà al primo posto ma per fattori culturali e religiosi, prediligono altri modelli di governo che perseguono una visione collettiva a scapito del singolo. In questo contesto nemmeno quella piccola parte di mondo che ha avuto la fortuna di abbracciare la cultura occidentale, ha accettato e condiviso in modo trasversale i nostri valori, cercando al contrario di importare qua i propri come sta avvenendo con la cultura islamica in molte aree dell’Europa più sviluppata. Come affermò Manzoni nel giudicare l’operato di Napoleone riporto: «Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza».</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/bombardamento-sarajevo-leredita-30-anni/"><img width="274" height="184" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/11/sarajevo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/11/sarajevo.jpeg 274w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/11/sarajevo-96x64.jpeg 96w" sizes="(max-width: 274px) 100vw, 274px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Perché è stato abbandonato il blocco navale nel Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 15:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/perche-abbandonato-blocco-navale-nel-mediterraneo/"><img width="314" height="160" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/immi.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/immi.jpeg 314w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/immi-300x153.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/immi-96x49.jpeg 96w" sizes="(max-width: 314px) 100vw, 314px" /></a></p><hr /><p>Negli ultimi anni, il dibattito sull’immigrazione via mare verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, è stato spesso accompagnato da proposte radicali, tra cui l’idea di un blocco navale nel Mediterraneo per impedire le partenze dalle coste nordafricane. Si tratta di una misura evocativa, che risuona nell’opinione pubblica per il&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il dibattito sull’immigrazione via mare verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, è stato spesso accompagnato da proposte radicali, tra cui l’idea di un blocco navale nel Mediterraneo per impedire le partenze dalle coste nordafricane. Si tratta di una misura evocativa, che risuona nell’opinione pubblica per il suo apparente pragmatismo e immediatezza. Tuttavia, questa proposta, riproposta da diverse forze politiche in Italia, non è mai stata effettivamente realizzata, nonostante il persistente flusso di migranti verso le coste italiane. Ma quali sono i motivi che impediscono a un blocco navale di diventare una soluzione concreta?</p>
<p>Un primo, fondamentale ostacolo è rappresentato dal diritto internazionale. Bloccare le imbarcazioni nei mari che circondano l’Europa significa operare in acque internazionali, dove il diritto di navigazione è garantito e non può essere ostacolato se esercitato per fini pacifici. Infatti, l’intercettazione o il respingimento di imbarcazioni civili che lasciano le coste nordafricane rappresenterebbe una violazione del principio della libertà di navigazione, sancito dal diritto internazionale e regolato in particolare dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Inoltre, l’Unione Europea è vincolata al rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti umani. Le norme europee vietano i cosiddetti &#8220;respingimenti collettivi&#8221; e, ancora di più, vietano il ritorno dei migranti in paesi ritenuti non sicuri. Un respingimento verso la Libia, ad esempio, rischierebbe di esporre i migranti a trattamenti disumani, che sono documentati da diverse organizzazioni internazionali. Dalla detenzione arbitraria alla tortura e al traffico di esseri umani, le condizioni dei centri di detenzione in Libia sono state ripetutamente condannate. Un blocco navale che restituisse persone in queste condizioni costituirebbe una grave violazione delle norme sui diritti umani, tanto da rendere impensabile la sua approvazione sul piano giuridico.</p>
<p>Oltre agli aspetti legali, un blocco navale richiederebbe un dispiegamento di risorse militari e logistiche straordinario. La gestione di un blocco di questo tipo richiederebbe una presenza continua e diffusa di navi militari, supportate da mezzi aerei e personale addestrato. L’operazione richiederebbe la copertura di un’area vastissima, poiché i punti di partenza dei migranti variano lungo centinaia di chilometri di costa libica e tunisina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La logistica di un blocco navale, per quanto organizzata, si troverebbe inevitabilmente a fronteggiare situazioni umanitarie critiche. Molte imbarcazioni che lasciano le coste nordafricane sono in pessime condizioni, sovraccariche e spesso prive di un equipaggio preparato. In questo contesto, bloccare le imbarcazioni significherebbe esporsi a continui interventi di salvataggio, a meno di ignorare del tutto le richieste di soccorso. L’Italia e l’Europa, come firmatarie della Convenzione di Ginevra e di altri trattati umanitari, sono tenute a intervenire ogni qualvolta vi sia rischio di perdita di vite umane.</p>
<p>Piuttosto che un blocco navale, negli ultimi anni l’Italia e l’Unione Europea hanno preferito la strada della cooperazione con i paesi di origine e transito dei migranti, come la Libia e la Tunisia. La collaborazione con questi paesi, anche se non priva di problemi e contraddizioni, permette una gestione dei flussi migratori direttamente alla fonte, con misure di controllo delle coste e con azioni di contrasto al traffico di esseri umani. Ad esempio, nel 2017 l&#8217;Italia ha firmato un accordo con il governo libico per rafforzare il controllo delle coste e aumentare la sorveglianza. Questo approccio è sostenuto anche dalla politica europea, che preferisce offrire risorse, formazione e supporto logistico per contrastare i flussi migratori attraverso un&#8217;azione condivisa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli accordi bilaterali con i paesi nordafricani non sono però privi di criticità. L’instabilità politica, la presenza di gruppi armati e di milizie, e le difficili condizioni economiche e sociali rendono difficile una gestione efficace. Tuttavia, la diplomazia e la cooperazione internazionale, pur con tutte le loro limitazioni, rappresentano soluzioni meno rischiose rispetto a un blocco navale, che richiederebbe un confronto diretto e potenzialmente ostile con i paesi interessati.</p>
<p>In conclusione la difficoltà nel realizzare un blocco navale riflette, in fondo, le criticità di un fenomeno globale attraverso strumenti puramente locali o unilaterali. Senza una strategia comune a livello europeo e senza una visione globale delle cause dell’immigrazione, soluzioni come il blocco navale restano inattuabili e inefficaci. Un’alternativa intermedia è rappresentata dall’attuale scelta del governo di gestire le richieste degli irregolari in un centro di un Paese terzo, così da facilitare le eventuali espulsioni e contenere i rischi legati alla sicurezza dell’immigrazione irregolare. Tuttavia bisogna ammettere che rispetto alle promesse elettorali del centro destra, la proiezione concreta della loro politica sul tema appare sicuramente sbiadita. Le recenti aggressioni al personale di bordo dei treni regionali rappresentano il bisogno di maggiore sicurezza e di certezza di diritto che ad oggi ancora rimangono carenti, la strada è lunga ed in salita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di Cristian Pelliccioni novembre 2024</p>
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		<title>Macron contro Gualtieri: Emily deve rimanere a Parigi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 14:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<div> Un acceso dibattito è esploso dopo le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron riguardo alla popolare serie Netflix &#8220;Emily in Paris&#8221;. In un&#8217;intervista a una nota rivista, Macron ha affermato: “Lotteremo strenuamente. E le chiederemo di rimanere a Parigi! Emily in Paris a Roma non ha senso”. Le sue parole riflettono non solo un attaccamento culturale alla serie, ma anche un desiderio di preservare l&#8217;immagine romantica e glamour della capitale francese. La risposta del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, non si è fatta attendere. Gualtieri ha commentato con un certo sarcasmo: “Caro Emmanuel Macron, stai tranquillo: Emily a Roma sta benissimo. E poi al cuor non si comanda: facciamo scegliere lei”. Con questa battuta, il sindaco ha cercato di smorzare i toni della polemica, rivendicando con orgoglio l’appeal della Capitale italiana. In effetti, la quarta stagione di &#8220;Emily in Paris&#8221;, che vedrà la protagonista trasferirsi a Roma, ha suscitato molteplici reazioni. Se da un lato Macron sottolinea l’importanza di mantenere la serie nel contesto parigino, dall&#8217;altro Netflix, avendo già inserito la first lady francese in un episodio, dimostra di essere immune dalle pressioni politiche. La serie, diventata un fenomeno globale, contribuisce indubbiamente alla promozione del turismo e dell’immagine della Francia. Ma se Emily dovesse decidere di seguire il richiamo della dolce vita romana, cosa accadrebbe? La questione è più di un semplice gioco di parole; è una battaglia culturale tra due capitali europee che aspirano a rappresentare il meglio del loro patrimonio. In fondo, sia Parigi che Roma hanno molto da offrire e la scelta finale spetterà alla protagonista del racconto. Riuscirà Macron a mantenere Emily tra le luci della Ville Lumière, o Roma avrà la meglio con il suo fascino irresistibile? Solo il tempo, e la volontà della serie, potranno dirlo.</div>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/macron-gualtieri-emily-deve-rimanere-parigi/"><img width="755" height="515" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente.jpg 755w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-300x205.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-640x437.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-94x64.jpg 94w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il trionfo di Trump. L&#8217;Europa si interroga</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 14:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/trionfo-trump-leuropa-si-interroga/"><img width="306" height="204" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg 306w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p><hr /><p>Dopo il trionfo di Trump adesso si sposta sulle prossime mosse.  Il neo presidente dovrà attendere gennaio per insediarsi. Intanto prepara la squadra che dovrà affiancarlo e lancia segnali sulle sue future mosse. In Europa c&#8217;è attenzione perchè i rapporti cambieranno, ma come avverte Draghi, questo potrebbe essere anche un&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il trionfo di Trump adesso si sposta sulle prossime mosse.  Il neo presidente dovrà attendere gennaio per insediarsi. Intanto prepara la squadra che dovrà affiancarlo e lancia segnali sulle sue future mosse. In Europa c&#8217;è attenzione perchè i rapporti cambieranno, ma come avverte Draghi, questo potrebbe essere anche un fatto positivo per la Ue. Potrebbe essere la spinta per superare le rigidità che bloccano la comunità. Sicuramente ci saranno novità negli scambi commerciali, nella spesa per la Difesa. Novità potrebbero esserci anche per la questione ucraina. Trump vuole mettere fine a questa guerra, e ha trovato ascolto attento a Mosca. Trump e Putin torneranno a dialogare. Le preoccupazioni sono a Kiev dove si teme una intesa di pace che porti a cedere il territorio conquistato dalla Russia.  Inoltre dovrebbe essere la sola Europa a farsi carico della difesa e del sostegno all&#8217;Ucraina.</p>
<p>All&#8217;indomani del voto si possono solo ipotizzare le mosse di Trump, ma appare certa la direttrice che vede un progressivo disimpegno degli Usa dagli scenari internazionali. Una difesa dell&#8217;industria americana dalla concorrenza estera. Una direttrice che comunque era stata avviata da tempo.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/trionfo-trump-leuropa-si-interroga/"><img width="306" height="204" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1.jpg 306w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-1-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>]]></content:encoded>
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