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	<title>Gli italianiSiamo pronti alle emergenze sanitarie? Facciamoci qualche domanda &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Siamo pronti alle emergenze sanitarie? Facciamoci qualche domanda</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2015 17:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/siamo-pronti-alle-emergenze-sanitarie-facciamoci-qualche-domanda/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>Proviamo a parlare di emergenze. Che, a differenza di quanto sembra pensino i nostri governanti, non sono necessariamente conseguenza di un attacco terroristico o di una guerra. Una situazione di emergenza è sempre possibile, in ogni momento, per effetto di un maxitamponamento in autostrada, per l’esplosione di una bombola di gas o di una autobotte che trasporta gasolio. In queste circostanze è richiesta una risposta multipla, che coinvolga ospedali, autoambulanze, mezzi per la rimozione delle automobili o degli autotreni incidentati. Siamo pronti ad affrontare queste ordinarie emergenze? Facciamoci alcune domande che giriamo alle autorità competenti. In primo luogo, il problema&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo a parlare di emergenze. Che, a differenza di quanto sembra pensino i nostri governanti, non sono necessariamente conseguenza di un attacco terroristico o di una guerra. Una situazione di emergenza è sempre possibile, in ogni momento, per effetto di un maxitamponamento in autostrada, per l’esplosione di una bombola di gas o di una autobotte che trasporta gasolio. In queste circostanze è richiesta una risposta multipla, che coinvolga ospedali, autoambulanze, mezzi per la rimozione delle automobili o degli autotreni incidentati. Siamo pronti ad affrontare queste ordinarie emergenze?</p>
<p>Facciamoci alcune domande che giriamo alle autorità competenti.</p>
<p>In primo luogo, il problema base è quello dell’efficienza di una centrale operativa unica. È obbligo europeo quello di attivare il numero unico delle emergenze che finora non ha decollato a livello nazionale. Sembra lo si avvii in occasione del Giubileo, ma finora hanno remato contro in tanti. Il numero europeo è il 112 (lo si vede da anni sulle ambulanze turche) e siccome è quello della centrale operativa del Carabinieri tutti gli altri corpi dello Stato hanno fatto orecchio da mercante nel silenzio complice dei vari Governi, almeno negli ultimi quindici anni. Richiede la presenza di operatori plurilingue (pensiamo alle esigenze dei turisti che a milioni visitano il nostro Paese) ed una serie di collegamenti in tempo reale con le strutture ospedaliere che devono essere pronte ad affrontare l’emergenza attraverso una organizzazione dei servizi che consenta in brevissimo tempo di mettere a disposizione sale operatorie, laboratori di analisi e di radiologia, sacche di sangue, individuando le professionalità che sono richieste.</p>
<p>Le autoambulanze, ad esempio, sappiamo quante sono e dove sono, comprese quelle militari e dei corpi di polizia? Il numero è fondamentale. In un incidente che richieda l’assistenza di più persone occorrono più autoambulanze. Non si può fare un pulmino con più feriti. Ognuno ha bisogno di una sua vettura anche perché può essere necessario ricoverare i pazienti in strutture diverse. Chi in un reparto specializzato in traumatologia, chi in uno attrezzato per la grandi ustioni e così via. Sono dotate delle attrezzature e del personale con la professionalità occorrente? Inoltre sanno dove andare? È fondamentale che nel tempo che intercorre tra la partenza dell’autoambulanza con il paziente a bordo e l’arrivo in ospedale questo sia già pronto ad accogliere il ricoverato ed a prestargli le cure del caso.</p>
<p>Occorre un’organizzazione delle informazioni. Un gioco da ragazzi con gli strumenti dell’informatica di cui oggi disponiamo. Ma chi inserisce e aggiorna i dati? Chi comunica a chi quanti sono i posti letto disponibili, le sale operatorie, le equipe chirurgiche?</p>
<p>Spero che qualcuno mi dica che è già così, che alla richiesta della centrale operativa l’autoambulanza parte nel giro di pochi minuiti e nel più breve tempo possibile arriva sul posto, il medico a bordo valuta le esigenze e comunica alla struttura ospedaliera, che già sa disponibile, che è in corso il trasferimento del paziente.</p>
<p>È un problema di organizzazione non difficile. Purtroppo in Italia, che nonostante quel che si potrebbe ritenere non è l’erede di Roma e della sua eccezionale organizzazione militare e civile, la difficoltà di predisporre per tempo le misure necessarie per un’esigenza civile o militare è endemica e antica. Perfino il Generale Cadorna nel 1870, alle porte di Roma, non aveva chiara la configurazione dei luoghi per cui prima dell’arrivo del Generale Cialdini sembra avesse confuso la riva destra e la sinistra del Tevere. Ad Adua non avevamo le carte, e dopo Caporetto la ritirata fu sulle prime disastrosa perché non avevamo contezza delle strade e dei ponti, come in Abissinia nel 1935. Tra le ambe le mappe indicavano le strade mentre recavano a destra ed a sinistra la scritta “zona sconosciuta”, fin quando vi provvide la ricognizione aerea. Possiamo sempre far affidamento sullo “stellone” che ci protegge?</p>
<p>Eppure ci sono esperienze estere che ci aiuterebbero a capire il da farsi. In Israele, ad esempio, che vive da sempre in emergenza, i medici civili sono inquadrati ufficiali della riserva, sicché ognuno sa dove, all’occorrenza, deve andare e cosa fare, senza che nessuno lo chiami e lo indirizzi.</p>
<ol>
<li>Tutto sommato è una banalità. Si potrebbe fare anche da noi. Le Forze Armate hanno riserve selezionate, da convocare all’esigenza. Che dovrebbe essere preventivamente identificata. Non c’è bisogno del pericolo terrorismo o di una guerra. È una questione di buon senso e di cautela. Che forse non costa neppure troppo. Ma darebbe a tutti la certezza che le strutture pubbliche sono pronte per ogni evenienza.</li>
</ol>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/siamo-pronti-alle-emergenze-sanitarie-facciamoci-qualche-domanda/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p>]]></content:encoded>
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