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	<title>Gli italianiSindrome post-covid. Uso dell&#8217;ozono-terapia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Sindrome post-covid. Uso dell&#8217;ozono-terapia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2021 09:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/sindrome-post-covid-uso-dellozono-terapia/"><img width="307" height="164" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg 307w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-300x160.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-96x51.jpg 96w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p><hr /><p>Aumentano sempre di più i pazienti Covid-19 che, una volta dimessi come «guariti», lamentano sintomi più o meno importanti che si protraggono anche per alcuni mesi. Spossatezza, affanno, perdita dell’olfatto o del gusto, sonnolenza, confusione mentale, problemi di memoria e di concentrazione costituiscono la varietà e la variabilità di questi sintomi che solo in parte, per quel che se ne sa, sono legati alla severità con cui si era manifestata la malattia. Già da appena qualche mese dall’inizio della pandemia Sars-2/Covid-19 molti dei pazienti che si sono ammalati di Covid-19 e, si presumeva, ne siano guariti, affermano di avere a&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Aumentano sempre di più i pazienti Covid-19 che, una volta dimessi come «guariti», lamentano sintomi più o meno importanti che si protraggono anche per alcuni mesi.</p>
<p>Spossatezza, affanno, perdita dell’olfatto o del gusto, sonnolenza, confusione mentale, problemi di memoria e di concentrazione costituiscono la varietà e la variabilità di questi sintomi che solo in parte, per quel che se ne sa, sono legati alla severità con cui si era manifestata la malattia. Già da appena qualche mese dall’inizio della pandemia Sars-2/Covid-19 molti dei pazienti che si sono ammalati di Covid-19 e, si presumeva, ne siano guariti, affermano di avere a che fare con i sintomi della stessa, magari sfumati, vaghi o aspecifici, ma comunque presenti.</p>
<p>I medici e gli infermieri, già sotto stress ed in difficoltà nell’affrontare i casi acuti dell’infezione virale, rimangono perplessi e, il più delle volte, forniscono al disorientato paziente spiegazioni meno preoccupanti per ciò che loro viene riferito.</p>
<p>Ora abbiamo un nome per questo imprevisto problema.</p>
<p>La verità è che affermare «sindrome post-Covid» (in inglese, <em>long-haul Covid</em> o semplicemente long-Covid) costituisce il primo passo verso l’inquadramento clinico di queste sofferenze che stanno colpendo i pazienti Covid, per poter poi guidarli in maniera prognostica verso la <em>restitutio ad integrum </em>anche psichica.</p>
<p>Di tutti gli aspetti del virus che sono stati e che vengono affrontati in questa pandemia, quello dei sintomi «post-guarigione», potrebbe risultare alla fine il più difficile da riconoscere e da combattere.</p>
<p>I pazienti che ne sono colpiti continuano a descrivere sintomi che vanno ben oltre quello che si considera il «normale corso della convalescenza».  Segni e sintomi che possono durare settimane, a volte mesi e per qualcuno non se ne scorge la fine.</p>
<p>Un paziente che lamenta sonnolenza, capogiri, cefalea, smemoratezza, mialgia diffusa e irrequietezza psico-motoria ha una sindrome post-Covid o tutt’altra patologia? E la tosse persistente associata a dolori muscolari e insonnia? E la febbre ricorrente?</p>
<p>In un forum internazionale sulla sindrome post-Covid tenutosi il 9 dicembre 2020, Tedros Adhanom, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che «<em>nel corso degli ultimi mesi sono aumentate le evidenze di gravi effetti a lungo termine di Covid-19</em>».</p>
<p>Gli fa eco Danny Altmann, immunologo dell’Imperial College di Londra, che approssimativamente stima «<em>molto più di cinque milioni di persone sul pianeta che sono affette da sindrome post-Covid</em>».</p>
<p>La sindrome post-Covid non è ancora né ben definita né ben compresa. Le ricerche sono all’inizio. Il termine è usato, a grandi linee, per definire le persone in cui si sviluppano o persistono sintomi al di fuori dell’infezione virale iniziale. Per il momento la patogenesi e la durata dei sintomi rimangono sconosciute.</p>
<p>Sequele tardive sono state descritte anche in giovani sani che avevano contratto il Covid in maniera non grave.</p>
<p>Si segnalano pazienti con sintomi di natura intermittente.</p>
<p>Utilizzando i social più diffusi quale stimolo alla riflessione la sindrome post-Covid diventa una delle prime sindromi riconosciute.</p>
<p>Un dato comunque è certo: la sindrome post-Covid è reale, le sue manifestazioni croniche possono essere molto debilitanti ed il numero di individui coinvolti potrebbe essere rilevantissimo. Da qui l’urgenza di investire nella ricerca e nelle cure.</p>
<p>Nell’approccio al paziente è importante conoscere soprattutto quale, e di che grado, sia la compromissione funzionale dei vari organi ed apparati ancor più che stabilire un’esatta diagnosi nosografica. Questa è certamente necessaria ma non sufficiente soprattutto ai fini prognostici; talora può essere anche trascurata o rimanere sconosciuta mentre è sempre necessario e possibile stabilire quali siano le modificazioni fisiopatologiche presenti nel paziente e la loro gravità.</p>
<p>Qualche esempio potrà meglio chiarire questo concetto. Di fronte ad un quadro di sarcoidosi, malattia ad eziologia ignota e di incerta terapia, il giudizio prognostico sarà profondamente diverso a seconda del grado di compromissione della funzione respiratoria. Un altro esempio è fornito dall’insufficienza renale cronica di cui interessa soprattutto stabilire l’entità e le varie ripercussioni su molteplici funzioni mentre è meno importante conoscere la causa remota della lesione renale.</p>
<p>Lo scopo di questa ipotesi diagnostica non è quello di aggravare ancor più l’onere personale e sociale derivante dai numerosi esami  cui i pazienti vengono sottoposti, spesso senza saggio criterio, ma di indicare quelli veramente utili per stabilire una diagnosi fisiopatologica, un fondato giudizio prognostico ed una razionale terapia che non potrà mai essere rigidamente standardizzata ma adattata al singolo paziente secondo le alterazioni che l’indagine semeiologica funzionale è capace di rilevare.</p>
<p>Nel corso della pandemia Covid-19 si è assistito e si è conosciuto meglio la polmonite interstiziale. È una forma severa di polmonite infettiva in grado di intaccare i polmoni nella loro più intima e profonda struttura nonché nelle forme che si appalesano acutamente di condurre ad una insufficienza respiratoria grave.</p>
<p>Non che le polmoniti interstiziali prima del Covid-Sars 2 non esistessero. C’erano, spesso di natura virale e regolarmente diagnosticate.</p>
<p>Nel Covid-19 le polmoniti interstiziali hanno caratteristiche peculiari: si presentano in forma bilaterale e con focolai multipli. Queste condizioni prima non si appalesavano quasi mai e nelle forme più serie ed avanzate. Il Covid-19 può lasciare strascichi e segni sui polmoni anche a distanza di mesi dalla supposta guarigione. Si ha un’eredità cronica sulla funzionalità respiratoria. Ad un adulto potrebbero essere necessari dai 6 ai 12 mesi per un recupero funzionale del quale non si è certi che sia sempre completo.</p>
<p>La causa di ciò è da ricercare nella fibrosi polmonare che comporta l’irrigidimento del parenchima polmonare colpito dall’infezione con conseguente riduzione nella funzionalità degli scambi gassosi. La fibrosi polmonare è la sfida che lancia il Covid-19. È necessario quindi controllare questi pazienti dopo la dimissione ospedaliera. Si sa, ma ci sono le solite eccezioni, che nei casi lievi la polmonite interstiziale non lascia tracce. In quelle più gravi, una volta risolta completamente la malattia è bene sottoporsi, a distanza di due o tre mesi, ad una tomografia computerizzata perché con questa strumentazione diagnostica si possono evidenziare lesioni polmonari stabilizzate particolarmente nei pazienti che sono stati a lungo intubati.</p>
<p>È il caso, ora, di accennare alla funzione respiratoria.</p>
<p>S’intende per respirazione l’insieme dei processi fisico-chimici che permettono gli scambi gassosi tra l’ambiente esterno ed i tessuti. Gli scambi gassosi consistono essenzialmente nell’assicurare alle cellule il rifornimento di ossigeno e nel garantire l’eliminazione dell’anidrite carbonica. L’ossigeno apportato alle cellule è indispensabile per le ossidazioni cellulari, base dei processi energetici caratteristici degli essere viventi<em>.</em></p>
<p>In seguito a tali processi si ha produzione di anidride carbonica (CO2) che viene eliminata con la respirazione. Mentre negli organismi unicellulari gli scambi gassosi avvengono direttamente tra la cellula ed il mezzo esterno per diffusione, negli animali superiori ciò non può accadere data la complessità delle strutture organiche. È necessario quindi per assicurare l’apporto di ossigeno anche alle cellule più fittamente stipate il concorso di due funzioni: l’una che deve garantire il trasporto dei gas, è assolta dal sangue; l’altra che deve assicurare lo scambio dei gas stessi con l’ambiente esterno, è svolta dai polmoni.</p>
<p>Naturalmente lo scambio di gas deve avvenire due volte, una a livello polmonare per attuare l’arricchimento di ossigeno e la cessione di anidrite carbonica, l’altra a livello tissutale per il fenomeno inverso. Si sta procedendo alla redazione di un protocollo clinico per attivare una strategia di medicina basata su prove di efficacia (<em>evidence-based</em> medicine). Si elencano gli esami:</p>
<p>-Anamnesi</p>
<p>-Valutazione asse ipotalamico-tiroideo surrenalico</p>
<p>-Eco-cardio-color doppler</p>
<p>-Tac</p>
<p>-Rx torace e spirometria</p>
<p>-Mec (matrice extracellulare)</p>
<p>-Mineralogramma</p>
<p>-Disbiosi (sistema immunitario digestivo, flora batterica, enzimi digestivi, indici intestinali)</p>
<p>-Funzionalità fegato, rene e valutazione neurologica</p>
<p>-Gli indici metabolici</p>
<p>È consigliabile anche sottoporre il paziente ad una accurata visita fisiatrica.</p>
<p>Terminati gli esami, secondo numerose indicazioni della letteratura scientifica internazionale, è sempre più diffusa l’utilizzazione della pratica clinica dell’ossigeno-ozono terapia. L’ozono, com’è noto, è fondamentale per il ripristino del microcircolo e l’ossigeno è il carburante delle cellule.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/sindrome-post-covid-uso-dellozono-terapia/"><img width="307" height="164" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg 307w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-300x160.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-96x51.jpg 96w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p>]]></content:encoded>
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