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	<title>Gli italianiIl Sole dell&#8217;Impero, il romanzo di Carlomanno Adinolfi &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 23:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Spaziano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/sole-dellimpero-romanzo-carlomanno-adinolfi/"><img width="500" height="840" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero.jpg 500w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero-179x300.jpg 179w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero-38x64.jpg 38w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p><hr /><p>Che cosa ci fa uno strano scienziato francese, tale Dauphin, a spasso per la nostra Penisola negli anni Trenta del XX Secolo? E a maggior ragione, che cosa ci fa uno strano scienziato francese degli anni Trenta del XX Secolo a passeggio per l’Urbe, cuore dell’Impero? Ma prima di tutto: di quale impero si tratta? Del Sacro Romano Impero, naturalmente. O bella. E come fa una vicenda che si svolge negli anni Trenta del Novecento ad ambientarsi nel Sacro Romano Impero? Allucinazione? Alienazione? Sindrome di Stendhal? Non solo. Si tratta di ucronia bella e buona. Ma reggetevi forte, perché ancora&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa ci fa uno strano scienziato francese, tale Dauphin, a spasso per la nostra Penisola negli anni Trenta del XX Secolo? E a maggior ragione, che cosa ci fa uno strano scienziato francese degli anni Trenta del XX Secolo a passeggio per l’Urbe, cuore dell’Impero? Ma prima di tutto: di quale impero si tratta? Del Sacro Romano Impero, naturalmente. O bella. E come fa una vicenda che si svolge negli anni Trenta del Novecento ad ambientarsi nel Sacro Romano Impero? Allucinazione? Alienazione? Sindrome di Stendhal? Non solo. Si tratta di ucronia bella e buona. Ma reggetevi forte, perché ancora non è finita. Infatti, si da’ il caso che il suddetto scienziato transalpino a zonzo per la città eterna negli anni Trenta del XX Secolo sia immerso fino al collo nella misteriosa sparizione e nella successiva caccia al più importante luminare mondiale nel campo della fisica quantistica. Insomma, appena lette le prime righe de “Il Sole dell’Impero” di Carlomanno Adinolfi, pag. 605, 21,00 €, Idrovolante editore, si è già certi di essere alla presenza di un plot insolito e assai intrigante. Il fatto è che si tratta di un romanzo ucronico, come detto, ma anche di una vicenda contrassegnata dalle affascinanti e corrusche tinte “odissaiche”, di un singolare tipo di spy story e di un insolito viaggio “iniziatico”. Ma soprattutto siamo alle prese con una sorta di manuale di astrofisica atto a scandagliare &#8211; apparentemente in modo del tutto accidentale, in realtà assai approfonditamente  &#8211; i recessi e le complesse dinamiche caratterizzanti la cosiddetta “fisica delle stringhe”. Una branca della modernissima teoria cosmologica clamorosamente salita alla ribalta della cronaca in seguito alla scoperta di una sorprendente “vibrazione naturale” che costituirebbe il “divino afflato” da cui è scaturito il nostro multiverso. Una “miracolosa” vibrazione alle note della quale si rende possibile e tangibile il mondo come siamo abituati a conoscerlo, a viverlo, a sperimentarlo. Un universo che danza insomma. E analogamente sorprendente è la capacità del giovane Adinolfi di avvicinare il lettore all’ostico baluardo concettuale costituito dalle stravaganti leggi che determinano i fondamenti della fisica quantistica. Un’arcana e inspiegabile facoltà creatrice descritta in modo nuovo e al tempo stesso assai evocativo da miti ancestrali rievocati in antichissimi poemi ario-vedici. Strofe sanscrite narranti ad esempio la primordiale Danza Cosmica di Shiva Nataraya. O la singolare potenzialità cosmopoietica celata nel sacro mantra dell’“OM”, la sillaba degli inizi. O l’arcana melodia vibrazionale che secondo Pitagora emanerebbe in modo incessante dall’universo nel suo complesso ingranaggio armonico. La stessa musica da cui sembra sia scaturito il Cosmo stesso e che &#8211; pare &#8211; sarà anche ciò che renderà migliore l’umanità, avviandola verso un rinnovato percorso catartico e palingenetico. Infatti, ogni vibrazione musicale sottende a un radicale mutamento delle dimensioni spazio temporali e psico-spirituali. E proprio attraverso queste “frequenze alterate” sarà possibile giungere al compendio ultimo della fantasmagorica avventura. Insomma, sarà quest’angelica armonia che scaturisce dall’universo danzante che contribuirà a porre argine alla barbarie che avanza, subdolamente celata nei precordi della ferrigna, diabolica perversione bolscevica. Una mefistofelica, maligna energia che pare catturare il mondo per irretirlo e dannarlo. Non per nulla Nietzsche sosteneva che solo chi ha il caos dentro può partorire una stella danzante. E Adinolfi per padroneggiare tanto alla grande la moderna astrofisica deve possederne molto, nel suo intimo, di caos. Un caos che tradisce tuttavia un’ottima conoscenza delle tradizioni romane ed antico egizie, e che rivela un’atavica propensione a spaziare con disinvolta esperienza dalle basi del buddismo tantrico alle saghe norreniche, facendo proprie le tradizionali conoscenze spirituali dei Mongoli, le raffinate tecniche sapienziali islamiche e quelle dei valorosi cavalieri medievali della croce e della spada. Non tralasciando neppure le archetipiche suggestioni evocate dal mito di Atlantide, uno dei perni su cui ruota l’intera narrazione. Tutto questo ed altro, nel libro del giovane Adinolfi viene sapientemente contestualizzato in una insolita “visione” onirica, ectoplasmatica ma dannatamente concreta, d’una modernità divinamente &#8211; o diabolicamente? &#8211; profetica. Già da subito, infatti, leggendo questo romanzo, ci si trova immersi in avvenimenti convulsi, che s’intersecano e si amalgamano tra loro come le tessere di un gigantesco puzzle, dove al caos primigenio,  subentrerà presto un nuovo “ordine”.  Un “ordine” che scaturirà nel solco tracciato in nome della Tradizione. Un afflato di mistica sacralità che trascenderà ogni dimensione del sacro per poi ritrovarsi finalmente appagata in quella romana Pietas, base del romano Mos Maiorum.</p>
<p>Ad ogni nuova pagina ci s’imbatte pertanto nelle più strane e sorprendenti avventure. A eventi che, proprio come le immaginifiche stringhe teorizzate dalla fisica quantistica, avviluppano i personaggi trascinandoli nelle spire di un tempo e d’uno spazio che è oltre, aldilà o al di qua di ciò che è la storia come noi la conosciamo e concepiamo. L’autore insomma, seppur giovanissimo, ha saputo dosare con grande maestria i colpi di scena e le audaci incursioni nel passato, rese convulse e irresistibili nell’improvviso, repentino sopraggiungere d’inaspettati e sapienti “flashback”. Il tutto nel vorticoso dipanarsi di un irresistibile torrente narrativo e sapienziale, che, partendo appunto dall’arrivo in Italia del summenzionato professor Dauphin (che ha viaggiato a bordo di un dirigibile Zeppelin!) trascinerà il lettore fino ai confini del mondo conosciuto. Fino ad attingere a una mirabile dimensione spaziotemporale sulla quale, come in un arazzo, s’intrecceranno le vicissitudini di manipoli di uomini e donne stupefacentemente lontani da ogni logica invalsa o schema precostituito. Scienziati naturalmente. Ma anche giornalisti, politici, guerrieri, capi carismatici, eroi, cialtroni e gaglioffi di mezza tacca. Un’umanità decaduta, corrotta e marcescente che fa da contraltare alle grandi, pure anime, nobili e adamantine che governano il cosmo con ispirata, preveggente saggezza. Sublimi le descrizioni degli scenari geografici nei quali via via si susseguono le vicende narrate nel romanzo: bellissime capitali europee come Roma o Parigi; eteree montagne, deserti assolati, tundre ghiacciate, caldi mari e gelidi oceani, torride regioni africane, eterei territori iperborei. Ogni località è così dettagliatamente scolpita da essere quasi prefigurata e versata sul foglio già perfettamente delineata in tutti i dettagli. Particolarmente intriganti sono i nomi dei personaggi. Nomi che ne adombrano il carattere, come si addice alla più classica visione confuciana della nota teoria della “rettificazione”. Insomma, gli eroi del romanzo non solo prendono vita tra le righe del libro, ma toccano spesso le corde stesse dell’animo del lettore, che insieme con loro vibra, gioisce, piange, soffre, ne avverte le tante debolezze che minano le loro sicurezze e diventa protagonista delle loro sconfitte come delle loro vittorie. Ma le sconfitte serviranno proprio a rendere le vittorie più vere e durature.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/sole-dellimpero-romanzo-carlomanno-adinolfi/"><img width="500" height="840" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero.jpg 500w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero-179x300.jpg 179w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/il-sole-dellimpero-38x64.jpg 38w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>]]></content:encoded>
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