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	<title>Gli italianiSpread uber alles? &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Spread uber alles?</title>
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		<pubDate>Thu, 31 May 2018 07:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Parafrasando un vecchio slogan si può  dire che, in Europa,   i mercati tracciano il solco, ma lo spread lo difende. Secondo <strong>Guenther Oettinger,  </strong>commissario europeo per il bilancio, saranno infatti i mercati ad “insegnare” agli italiani a votare per la cosa giusta, mentre lo  <em>spread </em> non è ormai più solo un “differenziale” tra il tasso di rendimento di due titoli o – come si diceva un tempo – la differenza tra il prezzo di produzione e quello di vendita di un bene. Lo <em>spread </em>si è trasformato in una bandiera, in grado di sopravanzare quelle dei diversi Paesi,  ed insieme un’idea guida, capace di erodere  fondamenta che parevano  inattaccabili (l’economia reale, i territori, la coesione sociale, il sistema rappresentativo), simbolo e linguaggio   in grado di informare Stati, economie, società, culture, di insinuarsi nel quotidiano, di diventare “luogo comune”.</p>
<p>Oggi lo <em>spread</em> occhieggia dagli schermi televisivi, occupa le prime pagine dei giornali, si insinua sulle tavole, fa capolino nelle conversazioni private. Incute paura. E dunque chiede rispetto, novella religione del Terzo Millennio, e sacrifici, come si addice alle credenze  primitive.</p>
<p>La “centralità” dello <em>spread</em>, assimilata a livello di  opinione pubblica, grazie ad un’abile opera di propaganda, trova,  attraverso le <em>élites </em>politico-tecnocratiche, la sua piena celebrazione. Tutto sembra ruotare intorno alla magica parola, tutto ad essa va piegato. Al fondo l’idea che la sicurezza, il benessere, i destini personali e collettivi da lì debbano passare.</p>
<p>Con quali risultati appare evidente agli occhi dei più. Il disagio serpeggia tra la gente. L’incertezza diventa quotidiana. E tuttavia, in una sorta di accanimento terapeutico, l’illusione continua, mentre le cure previste dalla “medicina ufficiale” vengono  applicate al  prostrato “corpo sociale”:  controlli invasivi, tassazione iniqua, riduzione delle sicurezze sociali, tagli di bilancio con conseguente innalzamento delle tariffe e diminuzione dei servizi erogati, privatizzazioni su larga scala, riforma della contrattazione collettiva con conseguente contrazione dei diritti acquisiti.</p>
<p>Tutto questo per rafforzare la “credibilità” del sistema-Paese agli occhi dei vertici europei , a cui fanno da contorno il Fondo Monetario Internazionale, i grandi gruppi finanziari, le agenzie di <em>rating</em>, i ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione Europea e dietro, poco visibili, ma ben presenti, gli immancabili gruppi di “pressione”.</p>
<p>Il processo di erosione lessicale-concettuale-esistenziale-culturale-economica-politica  ha tempi e modalità di portata epocale. Certo è che  l’accelerazione del quadro storico, lungi dall’assumere i tratti della “linearità” – così come teorizzato dopo il 1989 – verso il progresso tecnologico-industriale ed il suo corollario politico, rappresentato dal   liberalismo assoluto,  ha aperto scenari critici dagli sviluppi tutt’altro che scontati.</p>
<p>Risultati immediati sono stati i costi sociali delle politiche di rigore, la contrazione al ribasso dei ceti medi, la concentrazione delle ricchezze, le politiche di delocalizzazione, l’aumento della disoccupazione, la crisi demografica dell’Occidente.</p>
<p>Con questa realtà  vorremmo che ci si confrontasse sui mass-media, nei think tank, nelle università, a livello politico, evitando di sbandierare lo <em>spread</em> come un feticcio, a cui votarsi anima e corpo. Di ben altro ha oggi bisogno l’”anima” del popolo italiano ed il corpo sociale della Nazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mario Bozzi Sentieri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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