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	<title>Gli italiani&#8220;Stiamo scrivendo la storia&#8221;. E Gigino Di Maio chiede ancora tempo al Quirinale &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2018 10:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/stiamo-scrivendo-la-storia-gigino-maio-chiede-ancora-tempo-al-quirinale/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>&#8220;Stiamo scrivendo la storia”. E così Luigi Di Maio ottiene da Sergio Mattarella altro tempo per la definizione del programma di governo, il contratto “alla tedesca”, come il leader del Movimento 5 Stelle ama ripetere. Diranno i posteri se la storia viene evocata a ragione o invano. Se sia stato effettivamente definito un programma di governo quale gli italiani si attendono dai due partiti che si sono impegnati a rivoluzionare la politica, come ripete anche Matteo Salvini all’uscita dal colloquio con il Capo dello Stato. Nuovo tempo necessario per i tavoli tecnici, perché vi sono ancora difficoltà nella stesura del&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Stiamo scrivendo la storia”. E così <strong>Luigi Di Maio</strong> ottiene da <strong>Sergio Mattarella</strong> altro tempo per la definizione del programma di governo, il contratto “alla tedesca”, come il leader del <em>Movimento 5 Stelle</em> ama ripetere. Diranno i posteri se la storia viene evocata a ragione o invano. Se sia stato effettivamente definito un programma di governo quale gli italiani si attendono dai due partiti che si sono impegnati a rivoluzionare la politica, come ripete anche <strong>Matteo Salvini</strong> all’uscita dal colloquio con il Capo dello Stato.</p>
<p>Nuovo tempo necessario per i tavoli tecnici, perché vi sono ancora difficoltà nella stesura del programma, per conciliare su alcuni temi, la sicurezza, l’immigrazione, le infrastrutture, visioni della politica molto diverse come quelle della <em>Lega</em> e del <em>M5S</em>. Forse più di qualche difficoltà sarebbe emersa in ogni caso, ma è certo che la procedura seguita, del tutto inusuale, non avrà giovato alla predisposizione di un quadro programmatico che dovrebbe poi divenire il testo delle dichiarazioni programmatiche del futuro Presidente del Consiglio dinanzi alle Camere.</p>
<p>Ecco, quel che manca è proprio il Presidente del Consiglio designato. La procedura tradizionale che caratterizza la definizione delle crisi di governo procede dall’incarico che il Presidente della Repubblica conferisce ad una personalità politica, avendo accertato, nel corso delle consultazioni, che uno o più partiti, che abbiano la maggioranza nelle Camere, sono disponibili a sostenere un nuovo governo. Una personalità che accetta tradizionalmente con riserva perché deve definire nel dettaglio con i partiti della maggioranza il programma di governo e la lista dei ministri da sottoporre al Capo dello Stato.</p>
<p><em>Lega</em> e <em>M5S</em> hanno scelto una strada diversa. “Per portarsi avanti”, come ha ripetuto <strong>Di Maio</strong> ieri all’uscita dal Quirinale, i partiti stanno lavorando al programma in attesa di individuare il Presidente del Consiglio. Senonché questa procedura non solo è inusitata ma non è funzionale ad una compiuta definizione del programma perché nega in radice il ruolo centrale e fondamentale del Presidente del Consiglio che non può essere scelto a cose fatte e a scelte definite ma è il protagonista dell’operazione e quindi non può essere un estraneo alla formazione del programma, a meno che esso non sia in realtà presente nel gruppo di lavoro, ancorché non identificato come candidato a Palazzo Chigi. In sostanza nella visione dei due protagonisti di questa fase della vita politica italiana, che certamente è “storica” anche se ancora non è chiaro se in senso positivo o negativo, non vi è la consapevolezza di un ruolo che pure è nettamente scandito dall’art. 95 della Costituzione secondo il quale “il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”. Un ruolo tanto più importante quando il governo è sostenuto da due diverse forze politiche. Non può sfuggire, inoltre, a chi ha un minimo di esperienza delle cose della politica e dell’amministrazione, che non basta definire il programma di governo perché quel documento, che nelle sue grandi linee indica le cose che i partiti vogliono fare, nella realtà di tutti i giorni richiede atti e provvedimenti che dicono come quelle cose si fanno, per cui è inevitabile che quotidianamente il Presidente debba ricondurre a unità l’attività dei ministri, compito non semplice anche in considerazione delle interferenze che esistono fra le attribuzioni dei singoli ministeri che risultano da una stratificazione di competenze che nel tempo hanno reso pesante l’attività dell’Esecutivo.</p>
<p>Tutto questo per dire che Presidente del <em>Consiglio</em> non può essere uno qualunque come dimostrano le voci intorno ai possibili candidati, prevalentemente tecnici, con nessuna esperienza politica, con una professionalità spesso lontana da quella occorrente. Infatti se <strong>Antonio Segni</strong>, professore ordinario di diritto processuale civile, poteva ben ambire a fare il Presidente del Consiglio (diventerà anche Capo dello Stato), ciò era possibile, agli occhi del suo partito, la <em>Democrazia Cristiana</em>, per la sua esperienza politica e di ministro e non per la cattedra universitaria. Per cui, per rimanere nell’ambito civilistico, sembra assolutamente un fuor d’opera che <strong>Luigi Di Maio</strong> abbia indicato il professor <strong>Giuseppe Conte</strong>, docente di diritto civile all’Università di Firenze, prima come ministro della pubblica amministrazione e poi come Presidente del Consiglio dei ministri. Con tutto il rispetto per il professor <strong>Conte</strong>, il diritto pubblico è talmente complesso e la pubblica amministrazione difficile da districare che senza esperienza politica e senza una specifica competenza professionale difficilmente potrebbe riformare l’amministrazione, come provò invano a suo tempo un Maestro del diritto amministrativo come <strong>Massimo Severo Giannini</strong>. E a chi osservasse che quell’incarico è stato ricoperto di <strong>Marianna Madia </strong>si potrebbe agilmente rispondere che è proprio il fallimento di questa esperienza a dimostrare che per quel ruolo serve altra personalità.</p>
<p>Ugualmente non sembra adatto ad istallarsi al primo piano di Palazzo Chigi il professor <strong>Giulio Sapelli</strong>, economista e storico, che abbiamo spesso apprezzato nei dibattiti televisivi per la <em>verve</em> polemica che caratterizza i suoi interventi, sempre puntuali e frutto di esperienza e di cultura ma che attestano di capacità diverse dal ruolo di direzione e coordinamento, sulle quali mi sembra giusto insistere.</p>
<p>Dalle parole un po’ concitate e per certi versi polemiche di <strong>Matteo Salvini</strong> nella sala stampa del Quirinale sembra anche potersi individuare una sorta di stanchezza dopo che il leader della <em>Lega</em>, con riconosciuto equilibrio, ha gestito fin dal 5 marzo i rapporti con i Grillini, a cominciare dalla elezione dei Presidenti delle Camere, dei vicepresidenti e dei segretari nonché dei Presidenti delle Commissioni speciali di Montecitorio e Palazzo Madama. Per un attimo ieri, dalle sue parole, si è avuta la sensazione di un <em>ultimatum</em>: o chiudiamo o torniamo a votare, una scelta che potrebbe premiare il Centrodestra, specialmente dopo il ritorno di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, purché il cerino acceso rimanga in mano a<strong> Luigi di Maio</strong>.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/stiamo-scrivendo-la-storia-gigino-maio-chiede-ancora-tempo-al-quirinale/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p>]]></content:encoded>
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