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	<title>Gli italianiTaglio dei parlamentari? No grazie &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Taglio dei parlamentari? No grazie &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Taglio dei parlamentari? No grazie</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 05:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/taglio-dei-parlamentari-no-grazie/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>È stato il costante obiettivo del Movimento 5 Stelle il taglio dei parlamentari, un sicuro risparmio secondo lo slogan più ricorrente nelle elezione del marzo 2018. E questo è bastato ad alimentare il consenso al Sud, insieme al reddito di cittadinanza. Privilegiati che costano e non si sa cosa rendono. Così i peones di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista vedono senatori e deputati come un costo più che come un’opportunità per la democrazia. Adesso che siamo alla vigilia dell’ultima, la quarta, votazione della riforma presentata da Riccardo Fraccaro, aperta di fatto la crisi di governo, il tema della&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato il costante obiettivo del Movimento 5 Stelle il taglio dei parlamentari, un sicuro risparmio secondo lo slogan più ricorrente nelle elezione del marzo 2018. E questo è bastato ad alimentare il consenso al Sud, insieme al reddito di cittadinanza. Privilegiati che costano e non si sa cosa rendono. Così i peones di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista vedono senatori e deputati come un costo più che come un’opportunità per la democrazia.</p>
<p>Adesso che siamo alla vigilia dell’ultima, la quarta, votazione della riforma presentata da Riccardo Fraccaro, aperta di fatto la crisi di governo, il tema della riduzione dei parlamentari costituisce un’occasione per quanti mirano a procrastinare il più possibile il confronto e il verdetto, soprattutto per coloro che temono la disfatta: i grillini, in primo luogo, che dal marzo 2018 hanno progressivamente perduto consensi al punto che da partito di maggioranza relativa potrebbero ritrovarsi, all’apertura delle urne, un movimento politico irrilevante.</p>
<p>È così che premono, insieme a loro Matteo Renzi, che era riuscito a fare il pieno di amici nei gruppi parlamentari del Partito Democratico, e al pittoresco Gianfranco Rotondi leader del quasi nulla, perché la riforma sia approvata immediatamente, anche prima del 9 di settembre quando è calendarizzata. Lo scopo evidente, enfatizzato dai giornali contrari alla Lega, che i sondaggi prevedono possa risultare vincitrice alle prossime elezioni, da sola o con Fratelli d’Italia, è di rinviare la verifica delle urne. Dopo l’approvazione della riforma costituzionale, infatti, dovrà essere adeguata la legge elettorale con rideterminazione dei collegi prima di andare al voto. E questo richiede mesi. C’è, poi, il referendum confermativo. È l’istinto di sopravvivenza dei parlamentari a 5 Stelle, almeno la metà dei quali sa che difficilmente tornerà in Parlamento, a manovrare contro l’ipotesi di elezioni tra ottobre e novembre. Poco importa loro della situazione difficile della finanza pubblica, della legge di bilancio e del pericolo reale dell’aumento dell’IVA. Tutte questioni che è bene affronti un governo con un forte consenso parlamentare.</p>
<p>Tuttavia, a ben vedere, la riduzione dei parlamentari, presentata dai grillini come una scelta popolare, destinata ad assicurare un risparmio per i bilanci delle Camere, crea problemi non indifferenti in rapporto a taluni equilibri costituzionali, come messo in risalto, nel corso delle precedenti votazioni, da Francesco Clementi, che ne ha scritto su Il Sole 24 Ore, e da altri costituzionalisti ascoltati in audizione dalle Camere, con argomenti che hanno convinto anche me, che avevo criticato Matteo Renzi per aver proposto la riduzione dei senatori a 100, lasciando 630 deputati.</p>
<p>Il fatto è che il numero dei deputati e dei senatori (rispettivamente 630 e 315) non è solo un rapporto tra seggi e popolazione ma assicura il buon funzionamento di una parte significativa del sistema delle garanzie attraverso i <em>quorum </em>richiesti per eleggere il Presidente della Repubblica (2/3 dell’assemblea per i primi tre scrutini), i giudici costituzionali ed i componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura, dando voce alle minoranze, essenziali in una democrazia pluralista. Si potrebbe dire certamente che, ridotti i parlamentari, sarebbe pur sempre consentito il calcolo del quorum richiesto per i componenti della Camera in seduta comune. Senonché ne risulterebbe significativamente compresso il ruolo non solo delle minoranze, ma anche delle regioni più piccole nel collegio per l’elezione del Capo dello Stato, rispetto all’esigenza di una rappresentanza plurale.</p>
<p>È un profilo del quale il disegno di legge Fraccaro non si preoccupa. La demagogia del risparmio, infatti, fa breccia nel cuore dell’elettorato grillino assolutamente disinteressato al buon funzionamento delle istituzioni, come dimostrato nel corso della gestione governativa del “contratto” giallo-verde.</p>
<p>D’altra parte il M5S, che adesso fa quadrato sulla revisione del numero dei parlamentari, si è sempre detto favorevole alla democrazia diretta, quella teorizzata da Jean Jaques Rousseau, il filosofo francese al quale, infatti, è intestata la piattaforma attraverso la quale i grillini scelgono, con il concorso di pochi tra i pochi iscritti, come gestire il movimento e la linea politica. Per loro le Camere rappresentative sono destinate ad un ruolo assolutamente residuale, come ha esplicitamente affermato Davide Casaleggio, ispiratore del Movimento: “grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”. Del resto Riccardo Fraccaro è Ministro “per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta”. Non sono, dunque, credibili Luigi Di Maio e compagni quando si fanno difensori del Parlamento, come ha fatto il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli intervenendo nel dibattito sulla mozione TAV quando ha affermato con grande enfasi che forse a qualcuno, in quell’aula, era sfuggito che l’Italia è una repubblica parlamentare e “non un premierato”, una frecciata al Presidente Giuseppe Conte che, per scongiurare la crisi di governo, aveva<em> in limine</em> riconosciuto l’importanza per l’economia italiana della realizzazione della ferrovia Torino- Lione.</p>
<p>Demagogia, dunque, nient’altro che demagogia alla base della iniziativa dei grillini che procrastinando i tempi della verifica elettorale sperano di recuperare quei consensi che, con la loro dissennata gestione governativo-parlamentare, hanno perduto ovunque, a cominciare dal Sud del quale avevano sfruttato l’antica propensione all’assistenzialismo.</p>
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