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	<title>Gli italianiTav sì &#8211; Tav no: manca un&#8217;idea strategica &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Tav sì &#8211; Tav no: manca un&#8217;idea strategica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 06:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/tav-si-tav-no-manca-unidea-strategica/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Il dibattito sul treno ad alta velocità (T.A.V.) nella tratta Torino-Lione rivela ogni giorno di più l’incapacità della classe politica al governo di definire le priorità delle infrastrutture delle quali il Paese ha bisogno. Il fatto che la Svizzera abbia messo sul tavolo un’offerta di 11 miliardi di franchi per far passare il corridoio Lisbona Kiev al di sopra delle Alpi dovrebbe dimostrare, da solo, e senza ombra di dubbio, che quella infrastruttura costituisce un valore per il trasporto merci e passeggeri e va, quindi, realizzata in un contesto europeo e mondiale. Come tante altre delle quali l’Italia ha estremo&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dibattito sul treno ad alta velocità (T.A.V.) nella tratta Torino-Lione rivela ogni giorno di più l’incapacità della classe politica al governo di definire le priorità delle infrastrutture delle quali il Paese ha bisogno. Il fatto che la Svizzera abbia messo sul tavolo un’offerta di 11 miliardi di franchi per far passare il corridoio Lisbona Kiev al di sopra delle Alpi dovrebbe dimostrare, da solo, e senza ombra di dubbio, che quella infrastruttura costituisce un valore per il trasporto merci e passeggeri e va, quindi, realizzata in un contesto europeo e mondiale. Come tante altre delle quali l’Italia ha estremo bisogno, a cominciare dai collegamenti ferroviari verso Puglia e Calabria e nelle isole, Sicilia e Sardegna il cui sviluppo industriale e turistico è fortemente rallentato dalla mancanza di collegamenti veloci.</p>
<p>Nel dibattito irrompe la valutazione dei costi e dei benefici, che appare francamente inadeguata nella formulazione se fra i costi viene inserito il minor gettito delle accise e delle tariffe autostradali per effetto del trasferimento di merci dal trasporto su gomma a quello su ferro. E considerato che la valutazione negativa formulata a Roma dalla Commissione presieduta dal Prof. Ponti è divenuta positiva a Bruxelles con il concorso della società di consulenza della quale il medesimo Prof. Ponti è Presidente.</p>
<p>Quel che più rende irragionevole la tesi sposata dal <em>Movimento Cinque Stelle</em> e dal Ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli è un’inversione logica nella formulazione dell’utilità del progetto. Ad esempio se noi volessimo sviluppare l’economia dell’Italia meridionale e delle isole, come segnalavo poc’anzi, dovremmo pensare di attuare infrastrutture ferroviarie, portuali e aeroportuali attraverso una generica ma concreta valutazione delle possibilità delle varie aree di trarre motivi di sviluppo dal miglioramento dei collegamenti, con insediamenti industriali e conseguente incremento dell’occupazione. Ragionando solo di costi/benefici non costruiremmo mai una ferrovia in Italia meridionale e nelle isole dove i benefici sono futuri e incerti anche se, in qualche misura, prevedibili e nascono proprio dalla disponibilità di infrastrutture trasportistiche le quali precedono e non seguono gli insediamenti di carattere industriale, commerciale e turistico. Per la semplice considerazione che se un’impresa si insediasse in una zona priva di collegamenti ferroviari autostradali, portuali e aeroportuali, con i tempi di realizzazione delle opere dovrebbe per alcuni anni soffrire della difficoltà di esportare i suoi prodotti in tempi rapidi ed a costi competitivi. Il che certamente scoraggerebbe ad intraprendere. Non è dubbio, infatti, che se la valutazione costi/benefici fosse stata fatta nei termini di cui abbiamo letto bel rapporto del Prof. Ponti (a Roma) in vista della costruzione dell’Autostrada del Sole probabilmente quella infrastruttura, che si è rivelata preziosa, ed ha accorciato l’Italia dal punto di vista del trasporto, non sarebbe stata fatta.</p>
<p>Se i <em>Cinque Stelle</em> e il ministro Toninelli si guardassero un po’ intorno e osservassero il sistema stradale attuato da re, consoli e imperatori romani giungerebbero rapidamente alla conclusione che l’economia e la civiltà che nei secoli ha caratterizzato l’Italia si è avvalsa di infrastrutture viarie portuali, acquedottistiche e fognarie che hanno consentito lo sviluppo di aree importanti, in Italia e nel mondo, nelle quali veniva portata la civiltà, cioè l’acqua e lo scarico dei liquami urbani.</p>
<p>Appare dunque evidente che l’attuale diatriba SI-TAV/NO-TAV risente molto di una impostazione di carattere ideologico sorretta dalla esigenza di un consenso elettorale che la nuova formazione grezza, protestataria e populista, doveva necessariamente cercare di acquisire.</p>
<p>Si può e si deve protestare, si può e si deve ricercare strade diverse rispetto a quelle che la politica sin qui non ha saputo percorrere, vittima della mancanza di indicazioni strategiche e di una burocrazia che i politici hanno voluto farraginosa e non di rado ottusa, come dimostra la ricorrente affermazione dell’esigenza di snellire e semplificare, che rimane, tuttavia, una enunciazione priva di seguito ed è la causa del declino interno e della scarsa competitività internazionale. Basti pensare che nelle gare per le grandi opere o per le grandi forniture di beni e servizi raramente si presentano imprese straniere pur qualificate nei rispettivi settori.</p>
<p>Il fatto è che voliamo basso, talmente basso che per fare cassa togliamo risorse ai pensionati negando loro un diritto acquisito con il pagamento di contributi al cui ammontare lo Stato aveva promesso di far seguire determinati assegni, mentre alcuni politici vorrebbero mettere le mani sulle riserve auree della Banca d’Italia e il Governo si appresta a vendere o, più esattamente a svendere, parti del patrimonio immobiliare pubblico. Svendere, perché la gran parte di questo patrimonio è scarsamente appetibile, per vincoli di carattere urbanistico e storico artistico, e per l’esigenza di profonde, costose ristrutturazioni. Sicché, per vendere, si dovrà abbassare il livello delle offerte accettabili in un contesto nel quale già l’edilizia immobiliare è profondamente in crisi.</p>
<p>Quel che preoccupa è la mancanza di una visione strategica, e se tutti sono a parole consapevoli che in Italia mancano infrastrutture mentre quelle esistenti hanno bisogno di una manutenzione che non si fa, come dimostra il crollo del ponte Morandi di Genova, si sente parlare di risorse disponibili per opere immediatamente “cantierabili”, mentre i cantieri sono fermi o non si aprono. Il che vuol dire che a quelle parole non corrispondono fatti.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/tav-si-tav-no-manca-unidea-strategica/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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