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	<title>Gli italianiTerremoto e ricostruzione: il calvario di nonna Peppina &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Terremoto e ricostruzione: il calvario di nonna Peppina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Oct 2017 22:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il terremoto, si sa, provoca molte vittime tra uomini e animali, sconvolge per sempre numerose esistenze, scava abissi generazionali, muta la geografia fisica delle zone colpite e cambia irrimediabilmente la psicologia di chi vi è stato coinvolto. Ma in Italia un sisma può fare anche di peggio: può addirittura risparmiare la vita a poveri diavoli senza santi in paradiso destinati ad essere vieppiù crudelmente “sinistrati” dalle istituzioni. Le stesse istituzioni che pure in teoria dovrebbero intransigentemente impegnarsi nella tutela degli scampati. E’ sempre la solita storia. A disastro ancora “caldo” subito si scatena la stucchevole retorica e l’inconcludente prosopopea di giornali, politici, istituzioni e grand commis che fanno a gara a chi la spara più grosse. Le visite di Stato, le dichiarazioni di solidarietà e le manifestazioni di vicinanza si sprecano. Tutti li un giorno si e l’altro pure a promettere mari e monti, a sperticarsi in lodi, a prendere impegni solenni e a garantire rapidità d’intervento, prontezza negli aiuti e ferrea vigilanza. Poi, appena trascorrono un po’ di giorni, con l’affievolirsi dell’attenzione mediatica, tutti spariscono e dei paroloni profferiti in precedenza resta solo l’eco. Ma il disagio, l’angoscia, lo spaesamento, la sensazione di abbandono, quelli non spariscono, anzi. Nel caso del cataclisma che lo scorso anno ha colpito il centro Italia è andata pure peggio. Infatti, dopo un lungo inverno segnato dal gelo persistente e dalle copiose nevicate si è arrivati all’estate e poi al corrente autunno con le strade dei paesi sinistrati ancora invase dalle macerie. Insomma, è trascorso un anno e non sono stati neppure portati via i detriti. Di nuove case naturalmente manco a parlarne. Si è pure sparsa la voce che qualcuno s’era intascato i contributi mandati via sms. Poi si è passati dalla tragedia alla commedia. E’ degli scorsi giorni lo sdegno e l’indignazione corali suscitati tra le persone che hanno un minimo di sensibilità la notizia delle disavventure toccate in sorte alla signora Giuseppa Fattori, conosciuta affettuosamente da tutti come “nonna Peppina”. La vecchietta, 95 anni di vita, è divenuta suo malgrado la terremotata più celebre d’Italia, avendo dovuto sgombrare per forza di legge &#8211; ma quale legge? &#8211; la sua casetta in legno perché giudicata “abusiva” e “non rispettosa del vincolo paesaggistico” da quattro azzeccagarbugli con la toga. E tutto questo in un paese in cui l’abusivismo edilizio ha sfregiato le più belle zone paesaggistiche con villini pacchiani, ignobili casermoni e alberghi mostruosi. Dove i condoni per regolarizzare le costruzioni fuorilegge sono indetti con cadenza pressoché annuale. Dove i rom allestiscono intoccabili accampamenti &#8211; fonte di delinquenza e sporcizia &#8211; ai margini o direttamente al centro delle città. Dove le occupazioni degli appartamenti sono all’ordine del giorno e tollerate al punto che i rispettivi padroni, ignobilmente espropriati da nullafacenti senza arte né parte, devono aspettare tempi biblici per rientrarne in possesso. Insomma, in un paese siffatto, nel quale le autorità preposte restano impotenti e rassegnate ad assistere ai soprusi del primo arrivato ci si accanisce con grottesca intransigenza contro un’anziana signora. Una povera donna colpevole di abitare in una casetta di legno eretta in mezzo a una landa devastata dalle scosse ma giudicata non conforme ai vincoli paesaggistici. Non penso si possa misurare con adeguati parametri scientifico-demenziali il cinismo e la mancanza di umanità della Procura di Macerata. Vale a dire quella pattuglia di parrucconi che in ossequio a chissà quale astruso cavillo ha deciso di sloggiare la succitata nonnina. Dava forse fastidio a lorsignori una innocua casetta costruita per lei dai parenti, stanchi di vederla soffrire all’interno d’ignobili container bollenti d’estate e gelidi d’inverno? Un manufatto che, come si vede benissimo dalle foto, non crea alcun problema d’impatto ambientale? Un rifugio costruito solo come ultima spiaggia perché per i terremotati in un anno non è stato fatto nulla di concreto? Ma il freddo container in cui è stata alloggiata adesso la signora rende forse il paesaggio circostante più incantevole? Possibile che in questo paese il buonsenso non debba mai essere neppure preso in considerazione? In questi anni abbiamo dovuto fare i conti con decine e decine di centri di accoglienza improvvisati che, dovendo ospitare valanghe di profughi, ricevevano il via libera delle istituzioni. Istituzioni che hanno chiuso un occhio su tutto: ruderi fatiscenti, allacciamenti improvvisati, baracche abusive, palazzi sventrati, vecchie caserme in stile sabaudo. Tutto è stato consentito in nome dell’accoglienza. Poi, all’improvviso, lo stesso Stato ha finalmente deciso che è ora di far rispettare le regole e ha trovato il modo di mostrare la faccia feroce. Contro chi delinque? Contro i clandestini? Contro i centri d’accoglienza al centro dello scandalo? Contro le tendopoli abusive? Contro le baraccopoli permanenti? Macché: contro nonna Peppina che ha 95 anni ed ha avuto il torto di sopravvivere al disastro. Una sciagura che, com’è noto, ha fatto assai meno danni della nostra sgangherata, ottusa, oscena burocrazia. Ma che coscienza ha questa gente? Nonna Peppina non la conosco, anche se a lei va tutta la mia solidarietà di cittadino nauseato da tanta idiozia, ma in particolare mi fanno orrore queste perverse istituzioni prive di ogni umanità e senso del ridicolo. Credo che se la summenzionata casetta  fosse stata abitata da una famiglia di nomadi o di extracomunitari ci sarebbe stata una sentenza ben diversa. Ma per fortuna la signora pare abbia ottenuto l’insperato aiuto di un anonimo imprenditore lombardo, il quale, commosso dalla vicenda, si è sobbarcato l’onere di comprare un’abitazione tutta per lei il più vicino possibile a quella disastrata. Ancora una volta è la generosità dei privati cittadini che supplisce all’incompetente cialtroneria di una classe dirigenziale senza ritegno.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/terremoto-ricostruzione-calvario-nonna-peppina/"><img width="660" height="227" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/nonna-Peppina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/nonna-Peppina.jpg 660w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/nonna-Peppina-300x103.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/nonna-Peppina-640x220.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/nonna-Peppina-96x33.jpg 96w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>]]></content:encoded>
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