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	<title>Gli italianiTruffa sull&#8217;Iva scoperta dalla Guardia di Finanza &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Truffa sull&#8217;Iva scoperta dalla Guardia di Finanza</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2022 12:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/truffa-sulliva-scoperta-dalla-guardia-finanza/"></a></p><hr /><p>Il termine inglese reverse charge (inversione contabile) si riferisce al modo in cui vengono pagate le imposte, specificatamente l’IVA, e permette appunto di effettuare la sua inversione contabile  direttamente sul destinatario della cessione del bene o della prestazione di servizio, anziché sul soggetto che emette la fattura. Il reverse charge è stato concepito dal legislatore soprattutto per contrastare fenomeni di evasione. Affinché sia applicabile tale meccanismo, occorre che entrambi gli operatori siano soggetti passivi di IVA e che il destinatario del bene risieda nel territorio dello Stato. Il cedente/prestatore, soggetto passivo IVA, emette regolare fattura non indicandola, in quanto operazione soggetta a reverse charge.&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine inglese <em>reverse charge</em> (inversione contabile) si riferisce al modo in cui vengono pagate le imposte, specificatamente <strong>l’IVA,</strong> e permette appunto di effettuare la sua inversione contabile  direttamente sul destinatario della cessione del bene o della prestazione di servizio, anziché sul soggetto che emette la fattura.</p>
<p>Il <em>reverse charge</em> è stato concepito dal legislatore soprattutto per contrastare fenomeni di evasione. Affinché sia applicabile tale meccanismo, occorre che entrambi gli operatori siano soggetti passivi di IVA e che il destinatario del bene risieda nel territorio dello Stato.</p>
<p>Il cedente/prestatore, soggetto passivo IVA, emette <strong>regolare fattura</strong> non indicandola, in quanto operazione soggetta a reverse charge. Invece, il cessionario/committente, soggetto IVA  nel territorio delle Stato, procede all’integrazione della fattura ricevuta riportandone l’esatta aliquota.</p>
<p>Inoltre, il cessionario/committente deve<strong> </strong>registrare il documento integrato con IVA sull’apposito <strong>registro IVA vendite </strong>e in quello degli<strong> acquisti</strong>.</p>
<p>Il reverse charge può essere distinto in reverse charge interno per operazioni quali le cessioni di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop e i trasferimenti di quote di emissioni di gas.</p>
<p>Grazie al <em>reverse charge</em> si riesce a evitare nei rapporti intracomunitari la detrazione di IVA applicata da fornitori esteri.</p>
<p>Un&#8217;altra finalità dell&#8217;inversione contabile è di prevenire le frodi fiscali soprattutto in quei settori in cui è maggiore il rischio. Grazie a questa inversione si impedisce a chi cede e a chi acquista il bene di aggirare il versamento dell&#8217;IVA e di chiederne il rimborso.</p>
<p>In effetti, senza il reverse charge c&#8217;è il rischio che il fornitore o venditore emetta una fattura con IVA che l&#8217;acquirente verserebbe al fornitore, con la speranza che quest&#8217;ultimo poi la versi allo Stato a fronte della detrazione da parte dell&#8217;acquirente. Con il reverse charge, se entrambe le operazioni vengono compiute dall&#8217;acquirente, praticamente i rischi si azzerano.</p>
<p>Un utilizzo strumentale del reverse charge è stato scoperto a seguito delle investigazioni condotte dal 1° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Napoli, scaturite da un controllo in materia di lavoro “nero” nei confronti di una delle società  che hanno permesso di documentare il fraudolento modus operandi delle società in questione, che hanno acquistato telefoni cellulari senza IVA omettendone il relativo versamento all’atto della rivendita.</p>
<p>Per cui il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, su delega della Procura della Repubblica di Napoli, ha eseguito tra Campania, Puglia e Lazio, un decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, finalizzato alla confisca di beni del valore di circa 8.000.000 di euro.</p>
<p>I soggetti coinvolti, denunciati per omesso versamento dell’IVA e per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, sono 2 partenopei e prestanomi pugliesi, soci e amministratori di 3 società operanti nel settore del commercio di telefonini che hanno omesso il versamento dell’imposta sul valore aggiunto.</p>
<p>In tal modo, il rilevante debito d’imposta nei confronti dell’Erario non veniva in alcun modo ripianato in quanto le società indebitate venivano svuotate ad arte dei loro beni per evadere il Fisco.</p>
<p>I finanzieri sono riusciti di fatto a dimostrare la continuità aziendale tra le tre società, che hanno tutte mantenuto la stessa sede operativa, impiegato gli stessi dipendenti, nonché la medesima piattaforma e-commerce.</p>
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