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	<title>Gli italianiUn Parlamento delegittimato vorrebbe aprire alla cittadinanza indiscriminata &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Un Parlamento delegittimato vorrebbe aprire alla cittadinanza indiscriminata</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 20:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/un-parlamento-delegittimato-vorrebbe-aprire-alla-cittadinanza-indiscriminata/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>A fare notizia, naturalmente con toni indignati di gran parte della stampa filogovernativa, più che il dibattito sul testo del disegno di legge sulla cittadinanza, pubblicizzato come ius soli o ius culturae, è la concitata contestazione, da taluni definita tout court “rissa”, che ha visto protagonisti alcuni parlamentari della Lega i quali hanno mosso critiche al Presidente del Senato sull’iter del provvedimento che si chiedeva tornasse in commissione. Si legge di “pagina oscura”, di “episodio tra i più gravi della storia repubblicana” (Avvenire) e via discorrendo. Lo stesso quotidiano “di ispirazione cattolica”, come si legge sotto il titolo, ricorre ad&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A fare notizia, naturalmente con toni indignati di gran parte della stampa filogovernativa, più che il dibattito sul testo del disegno di legge sulla cittadinanza, pubblicizzato come <em>ius soli</em> o <em>ius culturae</em>, è la concitata contestazione, da taluni definita <em>tout court</em> “rissa”, che ha visto protagonisti alcuni parlamentari della Lega i quali hanno mosso critiche al Presidente del Senato sull’iter del provvedimento che si chiedeva tornasse in commissione. Si legge di “pagina oscura”, di “episodio tra i più gravi della storia repubblicana” (Avvenire) e via discorrendo. Lo stesso quotidiano “di ispirazione cattolica”, come si legge sotto il titolo, ricorre ad espressioni strappalacrime e fa l’esempio di due bambini che seduti, fianco a fianco, in una scuola diano luogo ad un improbabile dialogo “tu sei italiano, tu no”. Una forma di “esclusione” nei confronti di bimbi che parlano italiano, forse anche meglio di un cittadino, o il dialetto. Concludendo “Basta farsi un giro in strada a Milano, a Roma, a Napoli, in qualsiasi borgo o città della nostra amata Patria”. Un passo della prosa di Danilo Paolini nel fondo di oggi che mi ha colpito molto. E mi sono chiesto se l’espressione “amata Patria”, tra l’altro con la “P” maiuscola, è autentica o ironica, non avendone lette di simili a mia memoria sul “giornale della Conferenza Episcopale Italiana, come usualmente viene definito <em>Avvenire</em> che giustamente, dal suo punto di vista, le vicende di tutti i giorni le vede <em>sub specie aeternitatis</em> e considera giustamente l’accoglienza dei migranti una virtù civica e cristiana. Trascurando che è anche un affare per molte organizzazioni caritatevoli, che fanno la carità con i soldi dello Stato.</p>
<p>Ma torniamo al tema ed inquadriamolo nella realtà politica e istituzionale.</p>
<p>Va, in primo luogo, ricordato a tutti, e dovrebbero averne consapevolezza in primo luogo i parlamentari, che deputati e senatori sono stati eletti sulla base di una legge dichiarata incostituzionale nel 2014, con la conseguenza che le Camere avrebbero dovuto rapidamente approvare una legge elettorale per consentire ai cittadini di eleggere un nuovo Parlamento e chiudere i battenti. La sentenza della Corte costituzionale è stata chiarissima. Le Camere devono restare in carica per il disbrigo degli “affari correnti”, come evidente nelle norme richiamate per giustificare la permanenza in carica, l’art. 61, comma 2, secondo il quale, in caso di nuove elezioni “finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”, e l’art. 77, comma 2, il quale prevede che, in caso il Governo adotti “provvedimenti provvisori con forza di legge” (decreti legge), questi devono essere presentati per la conversione “alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”.</p>
<p>In questi due esempi stanno i limiti dei poteri delle Camere dopo la sentenza n. 1 del 2014. La maggioranza ha fatto orecchi da mercante e, complice il Capo dello Stato Napolitano che si è schierato, come un Presidente della Repubblica non dovrebbe fare, ha voluto che questa legislatura fosse caratterizzata da riforme, “la mia eredità” l’ha definita, addirittura della Costituzione, la legge fondamentale dello Stato. Gli italiani hanno capito che era una pessima riforma ed hanno bocciato la legge Renzi-Boschi.</p>
<p>Lo stesso Parlamento, con la stessa maggioranza aveva votato la legge elettorale definita <em>Italicum</em>. Questa a bocciarla ci ha pensato la Corte costituzionale.</p>
<p>Non contenti di aver violato le regole più elementari della democrazia, che prevedono la legittimità degli eletti per approvare le leggi, soprattutto se “di sistema” la stessa maggioranza vuole una nuova legge sulla cittadinanza che non preveda più, come oggi, la possibilità di ottenerla, a richiesta, al diciottesimo anno di età, ma molto prima, purché il soggetto sia nato in Italia da almeno un genitore che qui risieda regolarmente in virtù di un permesso di soggiorno illimitato o di un permesso di lungo periodo concesso dall’Unione Europea. Quindi un cittadino figlio di un non cittadino. Ma andiamo avanti. Diventerebbe cittadino anche chi, arrivato in Italia entro il dodicesimo anno di età, dimostri di aver completato un percorso di studi. Lo chiamano <em>ius culturae</em>.</p>
<p>Chi è contro vuole escludere e si ricorda pudicamente, senza citarle, le leggi sulla razza, certamente un’infamia. Ma sbaglia chi ritiene che si intenda escludere e basta. La cittadinanza è un bene prezioso ed ha una sua ragion d’essere all’interno del profilo identitario di un popolo.</p>
<p><em>Civis romanus sum</em>, disse Paolo di Tarso al suo giudice, così pretendendo di essere processato secondo le regole proprie del diritto romano. Non si era <em>civis romanus</em> per caso. Si doveva dimostrare di aver rispettato le leggi di Roma e di aver percepito il ruolo storico, la missione dell’Urbe, che vuol dire, appunto, identità di un popolo, non comunanza di fede religiosa, ad esempio, perché i romani accoglievano tutti, basti ricordare che la legge sull’asilo è di Romolo, il primo Re. E sulle sponde del Tevere sorgevano templi di Iside e Osiride e sinagoghe.</p>
<p>La cittadinanza, automatica a chi è figlio di cittadino, si dà a chi dimostra di meritarla. E qui a chi parla di <em>ius culturae</em> si dovrebbe ricordare l’estrema difficoltà dell’integrazione per chi appartiene ad una cultura che non è disponibile a rispettare l’identità di chi lo accoglie o lo ha accolto, come dimostrano le esperienze di Francia, Belgio e Regno Unito dove sono stati compiuti attentati in nome dell’ISIS ad opera di “cittadini” di seconda e di terza generazione. Persone vissute nell’<em>enclave</em> culturale islamica pur avendo frequentato le scuole pubbliche. Questi soggetti rimangono legati alla loro cultura (e questo è meritevole certamente) ma non dimostrano di rispettare la cultura del paese che li ospita, verso il quale, anzi, nutrono rancore. Per loro l’Occidente è corrotto, consente alle donne di avere addirittura gli stessi diritti degli uomini, di andare in giro senza coprire i capelli, così attirando lo sguardo degli uomini, che anche sono soliti ammirare le gonne corte e le scollature generose. L’Occidente corrotto merita, dunque, la punizione, la morte.</p>
<p>Tutto questo è noto, è sotto gli occhi di tutti. I giornali e le televisioni insistono nel dire che il pericolo non viene solo da fuori perché i terroristi erano di seconda o terza generazione ma fanno finta di non comprenderne le ragioni, che pure sono evidenti. Andare a scuola non basta se non si percepisce il senso dell’identità del paese che accoglie. Il quale fa di tutto per dimostrarsi debole. Evita la celebrazione del Natale per non turbare gli islamici. È ovvio che a fronte di questo comportamento ci considerano dei traditori della nostra identità. E ci attaccano. La prova? Nei paesi di fede islamica i cristiani hanno diritti limitati, in alcuni casi nessun diritto. Non possono costruire una chiesa. Qui pretendono, ed ottengono, di poter costruire moschee. Un diritto che giustamente riconosciamo. Ma se a Roma volevano un minareto più alto di San Pietro vuol dire che non c’è rispetto per la nostra identità e la nostra storia.</p>
<p>Occorre altro per dimostrare che nella legge sulla cittadinanza si identifica la cultura di un popolo, la sua storia, il suo futuro?</p>
<p>Vogliamo fare dell’Italia la sala parto del mondo islamico?</p>
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