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	<title>Gli italianiVenturini presente. Per non dimenticare &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Venturini presente. Per non dimenticare</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 20:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/venturini-presente-per-non-dimenticare/"></a></p><hr /><p>Piazza Verdi, Genova, 18 aprile 1970. Comizio di Almirante. Ugo Venturini viene colpito alla testa da una bottiglietta di Coca-Cola riempita di terra. Dopo due settimane di dolori e cure ospedaliere, il giovane perderà la vita. In tempi di apatia politica e d’incapacità alla lotta, se non per interesse personale, risulta quasi straniante ricordare un momento in cui per un ideale si arrivava all’estremo sacrificio. Ma forse è anche per questo che lo vogliamo fare, per destare coscienze assopite e deluse da politici bugiardi, troppo abituate alla passività attiva che caratterizza la nostra democrazia: il voto è l’unico atto concessoci,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Piazza Verdi, Genova, 18 aprile 1970. Comizio di Almirante.</p>
<p>Ugo Venturini viene colpito alla testa da una bottiglietta di Coca-Cola riempita di terra. Dopo due settimane di dolori e cure ospedaliere, il giovane perderà la vita. In tempi di apatia politica e d’incapacità alla lotta, se non per interesse personale, risulta quasi straniante ricordare un momento in cui per un ideale si arrivava all’estremo sacrificio. Ma forse è anche per questo che lo vogliamo fare, per destare coscienze assopite e deluse da politici bugiardi, troppo abituate alla passività attiva che caratterizza la nostra democrazia: il voto è l’unico atto concessoci, siamo stati esautorati con la falsa promessa del “governo del popolo”. E’ per questo che non vogliamo, non dobbiamo dimenticare. Chi era Ugo Venturini? Un operaio edile di trent’anni, padre, marito, dirigente dei Volontari nazionali genovesi, volontario sulle autoambulanze, aveva ricevuto due medaglie d’oro per atti di umana solidarietà. Una persona di valore e di valori. Quale, dunque, l’antefatto di uno dei più gravi ma volontariamente dimenticati eventi accaduti in quegli esasperati anni? Ovviamente c’erano stati la strage di piazza Fontana, il tentativo di golpe, di cui troppo si è già detto; partiamo da lui, Venturini. Il 16 marzo 1968 aveva preso parte alla spedizione punitiva dell’MSI alla Facoltà di Lettere dell’università romana La Sapienza, spedizione finalizzata a fermare gli occupanti di sinistra e finanche i camerati che vagheggiavano una comunanza d’intenti con gli avversari politici, e che facevano parlare d’un &lt;&lt;Sessantotto nero&gt;&gt;. Erano gli anni in cui qualcuno s’azzardò a scrivere su un muro: viva Hitler, viva Mao. Ossimoro apparente che stupì molti e che permise a <em>La Nazione</em> di coniare il fortunato neologismo &lt;&lt;nazi-maoisti&gt;&gt;. In quella occasione “volarono tante botte”, come ricorda Guglielmo Rositani, in seguito deputato di AN. Alla fine ci fu l’intervento della polizia, che arrestò cinquantadue attivisti, tra cui Ugo Venturini. Giungiamo ora agli eventi più vicini a quel 18 aprile. Solo due giorni prima c’era stata l’intromissione di una radio pirata nel telegiornale Rai, un caustico appello di violenza e sangue che risuonò in tutta la Liguria, deciso quanto paradossale: alcuni pensarono ad uno scherzo, ma la loro interpretazione si rivelò essere una speranza e null’altro. La voce, che si firmò “Radio Gap” con un chiaro richiamo ai Gruppi di azione partigiana, disse nitidamente: &lt;&lt;Scendete in piazza, impugnate i fucili e le mitragliatrici. Difendetevi dai fascisti! Almirante non deve parlare&gt;&gt;. Ma Almirante, a quel comizio del 18 aprile 1970, parlò. Forse allora, data l’esasperazione degli animi, non era chiaro il controsenso, ma ora, a freddo, possiamo azzardare una breve constatazione storica: gli stessi antifascisti che difendevano l’ideale della libertà &#8211; e che tuttora lo difendono, certo a parole e non a bottigliate &#8211; lo facevano proprio tentando di imbavagliare un uomo, Almirante, cercando di togliere, appunto, la libertà di parola a colui che la pensava diversamente da loro. Questo atteggiamento, tipico della nostra società da molti decenni, ci ha portati a vivere in una democrazia apparente che sfocia in uno Stato etico alla rovescia, che ci vuole inculcare pedagogicamente il valore dell’assenza di valori, o comunque di una vacuità degli stessi. Uno Stato che ci insegna che la libertà esiste, ma non se sei di destra. In quel caso <em>non devi parlare</em>. E’ anche per la libertà di parola che è morto Ugo Venturini, un giovane lavoratore ma soprattutto un padre ed un marito. Come ricorda Assunta Almirante: &lt;&lt;Giorgio rimase scosso, sconvolto. Per tutta la vita ha dovuto fare i conti con un profondissimo senso di colpa per quello che era accaduto a Genova. In primo luogo perché era convinto che si sarebbe potuto evitare. E poi perché dentro di sé era certo che Ugo fosse morto per difenderlo. […] Hanno scritto tante cose su Giorgio, sul suo rapporto con la violenza: che era un assassino, un boia, il capo delle squadracce nere… e invece lui, pensa tu, era tormentato dal senso di colpa per quello che aveva chiesto ai suoi ragazzi, quel giorno&gt;&gt;. Estremamente faziosa la ricostruzione dell’omicidio da parte di giornali antifascisti; <em>L’Unità</em>, 4 maggio 1970: “Ancora non si sa come sia stato ferito Venturini, ma si sa con certezza che egli è stato raggiunto al capo da una di quelle bottiglie portate al comizio dai suoi camerati”; <em>Il Popolo</em>, stessa data: “Anche gli elementi missini erano in possesso di materiale atto ad offendere. E’ deprecabile che Almirante abbia approfittato dell’occasione per trasferire l’episodio sul piano elettoralistico”. Forse più sconvolgente del lasciar intendere, neanche troppo fra le righe, che l’assassino era un camerata, fu il dialogo del 5 maggio 1970 alla Camera dei deputati; il deputato MSI Servello appellò il presidente di turno, il comunista Arrigo Boldrini, facendo notare: &lt;&lt;La presidenza avrebbe dovuto associarsi al lutto come fece per lo studente Paolo Rossi&gt;&gt;; Boldrini rispose, un po’ sfinge un po’ classico politico: &lt;&lt;Io depreco qualsiasi incidente che possa impoverire quel patrimonio che tutti gli italiani, compiendo il loro dovere, hanno contribuito a costruire&gt;&gt;. Nonostante il silenzio delle istituzioni, nonostante i tentativi di diffamazione da parte della stampa, fu in occasione della morte di Ugo Venturini che nacque il cerimoniale del &lt;&lt;Presente!&gt;&gt;, proprio lì, a Genova, dove “Almirante non doveva parlare”. Accorrono da tutta Italia ragazzi e uomini in camicia nera, il tricolore in mano, le braccia tese ai funerali; riecheggia l’orazione di padre Clementino: &lt;&lt;C’è un ragazzo che è morto perché credeva in Dio, nella famiglia e nella patria&gt;&gt;. Quello che accadde dopo è storia, ma storia personale, privata, intima, di cui nessuno o quasi ha scelto di parlare. Almirante, spinto dal senso di colpa in quanto uomo e non boia &#8211; come pur si diceva -, ospita a casa sua il figlioletto di Ugo, Walter, un bambino di sei anni. Nel frattempo si svolgono indagini fumose sull’accertamento dell’identità dell’assassino: esistono delle riprese del comizio, girate dall’allora consigliere comunale del partito, Miro Taccini; misteriosamente la pellicola, che filmava tutta la scena, si rivela “di scarso interesse per le indagini”, come da definizione del capo dell’ufficio politico della Questura di Genova. Da violenza nasce violenza, e si diffonde lo slogan &lt;&lt;1, 10, 100, 1000 Venturini&gt;&gt;. Da quel momento i fatti si susseguono con rapidità: ci sono le prime elezioni regionali nella storia d’Italia, che fanno titolare il 9 giugno 1970 il <em>Secolo d’Italia</em> &lt;&lt;La Fiamma avanza in tutte le regioni&gt;&gt;; il piccolo Walter vive con gli Almirante per un anno e mezzo, poi torna con la madre Rita per volere di lei; a metà degli anni Settanta il segretario dell’MSI, ancora logorato dal senso di colpa, annuncia alla moglie la decisione di prendere la liquidazione da parlamentare e di comprare una casa a Genova da intestare a Walter Venturini; all’inizio degli anni Ottanta Almirante gli trova anche un lavoro presso l’Hotel Savoia Majestic di piazza Principe, di proprietà del militante Marco Fioroni; la signora Venturini si risposa con un caro amico di Ugo; sembra tutto andare per il meglio. Una decina di anni dopo però il proprietario dell’Hotel Savoia informa chi di dovere che Walter ha commesso una lunga serie di furti perché ha problemi con la droga, che non si può tenerlo lì, che è un problema per l’albergo e soprattutto per sé stesso. La situazione precipita, la signora Rita si suicida col cordone della tenda nel suo appartamento. Walter, uscito da una comunità dov’era stato ricoverato a La Spezia, ricade nel vizio e finisce incarcerato per reati connessi all’uso e dipendenza da stupefacenti. Ed ecco che nel corso di pochi decenni la stessa bottiglia riesce a recidere tre vite, padre, madre e figlio, una tragedia senza responsabile apparente caduta nel dimenticatoio. La sinistra continua a ricordare le vittime, le persone eliminate con dolo da una destra sanguinaria, cattiva&#8230; c’è l’altra faccia della medaglia, quella che meno conviene raccontare, e cioè che caduti ce ne sono stati su tutti e due i fronti. Con questo ricordo non vogliamo scomodare i morti, ma rendere loro, in primo luogo, onore, e poi trasmettere un messaggio di attivismo politico, di coraggio, anche col timore di essere ghettizzati, ricattati, perfino uccisi, perché una vita senza ideali è vana. Riportiamo le parole con cui Almirante ha voluto ricordare Ugo Venturini, perché ci facciano riflettere e soprattutto agire, e ci aiutino a trovare la forza di scrostarci di dosso il fango della storia: &lt;&lt;Noi ti vendicheremo, Ugo Venturini, ma ti vendicheremo cristianamente, come vuole il nostro spirito e la nostra tradizione, cioè ricordandoti sempre come un esempio, battendoci come te, propagandando la nostra fede, affermando la nostra Idea, per il trionfo della giustizia sociale, per la libertà vera degli italiani&gt;&gt;.</p>
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