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	<title>Gli italianiVerso le elezioni: prospettive di difficile governabilità &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Verso le elezioni: prospettive di difficile governabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 22:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/verso-le-elezioni-prospettive-difficile-governabilita/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>Su una cosa convergono i commenti degli osservatori politici: Matteo Renzi, consapevole del probabile insuccesso del Partito Democratico, ha formato le liste in modo da far prevalere i suoi amici, persone di assoluta fiducia, nella prospettiva di portare in Parlamento una pattuglia ridotta ma coesa. Ciò che gli darebbe la possibilità, in presenza di una frammentazione del quadro politico, di fare da ago della bilancia in vista della formazione del futuro governo. In sostanza, anche nell’ipotesi che il PD non fosse il più votato o quello con maggior numero di parlamentari, Renzi pensa di poter condizionare il futuro esecutivo, se&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Su una cosa convergono i commenti degli osservatori politici: Matteo Renzi, consapevole del probabile insuccesso del Partito Democratico, ha formato le liste in modo da far prevalere i suoi amici, persone di assoluta fiducia, nella prospettiva di portare in Parlamento una pattuglia ridotta ma coesa. Ciò che gli darebbe la possibilità, in presenza di una frammentazione del quadro politico, di fare da ago della bilancia in vista della formazione del futuro governo. In sostanza, anche nell’ipotesi che il PD non fosse il più votato o quello con maggior numero di parlamentari, Renzi pensa di poter condizionare il futuro esecutivo, se non per farne parte, quantomeno nella definizione del programma e della sua realizzazione attraverso i provvedimenti normativi di competenza delle Camere.</em></p>
<p>A questa sua aspettativa sembra faccia riferimento anche Silvio Berlusconi il quale, pur nella definizione congiunta del programma del centro-destra con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tende a smarcarsi dagli alleati su singoli aspetti, in particolare dalla Lega che potrebbe risultare il primo partito della coalizione e così pretendere di designare il Presidente del Consiglio in caso di prevalenza della coalizione. Berlusconi intende così mantenere aperto con Renzi quel dialogo che ha caratterizzato la passata legislatura. Il “Patto del Nazareno”, infatti, non è stato solo un episodio, ma ha dominato in forme varie, più o meno esplicite, l’intero quinquennio, grazie alla collaborazione di Denis Verdini e Angelino Alfano, usciti da <em>Forza Italia</em> molto probabilmente su indicazioni dell’ex Cavaliere.</p>
<p>Oggi, di fronte allo scenario tripolare Centrosinistra, Movimento 5 Stelle, Centrodestra, nella ipotesi molto verosimile che nessuno dei tre schieramenti raggiunga la maggioranza necessaria per governare da solo, la legislatura si apre all’insegna dell’incertezza che probabilmente durerà negli anni dacché abbiamo imparato che i parlamentari non sono disponibili a mollare presto la poltrona per tornare nuovamente alle urne. Lo abbiamo visto dal 2014 in poi quando un Parlamento eletto sulla base di una legge dichiarata incostituzionale, invece di farne una nuova e tornare immediatamente a votare, ha fatto come nulla fosse ed ha addirittura votato una riforma costituzionale, una legge elettorale dichiarata nuovamente incostituzionale per decidere di approvare a fine legislatura quell’obbrobrio, il <em>Rosatellum</em>, con il quale andremo a votare il 4 marzo, una legge che complicherà la vita agli elettori e agli eletti.</p>
<p>Non riusciamo ad uscire dalla palude perché nessun partito guarda al futuro ma ai propri interessi più immediati. Questo Paese, dunque, rischia una ingovernabilità permanente con rischi gravi per il suo assetto democratico e sociale. Eppure un tentativo di riforma liberale era stato attuato con la legge definita <em>mattarellum</em>, la quale si caratterizzava per una significativa quota maggioritaria basata su collegi uninominali che mettevano a confronto i candidati affidando ai cittadini la scelta definitiva del loro rappresentante, anche se per un solo voto di maggioranza.</p>
<p>Sono da sempre favorevole ad un sistema di collegi uninominali, all’inglese, per intenderci, che assicura la concentrazione del consenso in due forze politiche, con una conseguenza che sfugge ai più ma non ai capi dei partiti. Con i collegi uninominali i candidati si radicano nel territorio e la loro forza è questo consenso che impedisce alle segreterie dei partiti di manovrare sulla assegnazione di candidature che non siano condivise dall’elettorato locale. Ricordo un colloquio di alcuni anni fa con un parlamentare inglese il quale mi diceva due cose fondamentali: “la mia campagna elettorale si svolge effettivamente porta a porta perché io devo bussare anche laddove so che non otterrò il voto. Perché il mio elettore non avrebbe più fiducia in me se io non mi dimostrarsi capace di saper dialogare con l’avversario politico. Inoltre il mio partito non mi sposterebbe mai dal collegio nel quale sono eletto perché se lo facesse io mi presenterei ugualmente e sarei eletto”.</p>
<p>Questo meccanismo elettorale assicura maggioranze stabili basate sui gruppi parlamentari che sono l’espressione autentica del consenso elettorale, tanto è vero che in Inghilterra il leader del partito che risulta vincitore alle elezioni è anche destinato a ricoprire l’incarico di Primo Ministro. In quel regime parlamentare l’opposizione ha un suo specifico statuto. Il Primo Ministro si confronta con il suo leader, la Regina lo consulta. È vero che questo sistema elettorale punisce i partiti che hanno un buon consenso ma non riescono a ottenere la maggioranza nei collegi. Ma intanto nel Regno Unito è cresciuto un terzo partito, il Partito Liberale, e comunque il sistema funziona, come ognuno può constatare. Nessuna legge elettorale è perfetta, ma noi dobbiamo trarre da altre esperienze una guida per definire il sistema elettorale maggiormente capace di assicurare stabilità ai governi. Il fatto è che i partiti di casa nostra sono un po’ corsari, si adattano facilmente a maggioranze variabili, ritengono di avere maggiore potere condizionando, di volta in volta su singoli provvedimenti, la vita dei governi e le sorti della legislazione.</p>
<p>Non è una buona strada quella che abbiamo seguito finora e che ci prepariamo a percorrere nei prossimi anni. L’Italia, come tutti i paesi, ha bisogno di stabilità, di un governo forte e di un Parlamento autorevole. Il sistema del confronto nei collegi fa emergere inevitabilmente una classe politica qualificata, favorisce la sua selezione in favore di competenze professionali e politiche laddove, il dominio delle segreterie dei partiti porta al vertice dei gruppi parlamentari, come tutti abbiamo constatato, persone di estrema modestia. E siccome i modesti scelgono sempre persone più modeste di loro il sistema politico parlamentare degrada progressivamente, come dimostra il livello bassissimo della legislazione e delle scelte di politica economica e sociale degli ultimi anni. Cosicché quel che salva l’Italia e la sua economia è l’iniziativa di singoli, soprattutto dei piccoli imprenditori, come dimostra la buona condizione dell’esportazione, dove prevalgono coraggio e iniziativa.</p>
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