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	<title>Gli italianiVotare è un dovere, astenersi un errore &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 23:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle conversazioni che hanno ad oggetto la campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo accade spesso di sentire, da giovani e meno giovani, una sorta di rifiuto del voto, in ragione di una diffusa disaffezione provocata da una classe politica ritenuta, quanto meno, inadatta al ruolo. Conta molto in queste valutazioni la percezione del disagio che vivono vaste aree della popolazione, le difficoltà delle famiglie, soprattutto di quelle numerose, la diffusa insicurezza, in gran parte dovuta all’immigrazione incontrollata, la pesante tassazione che colpisce ogni genere di attività economica, la disoccupazione che penalizza i giovani, spesso costretti a cercare lavoro all’estero, risorse preziose che abbandonano il nostro Paese. Poi la evidente incapacità della scuola di formare, le diffuse inefficienze della sanità che in alcune regioni denunciano gravi ritardi nelle liste di attesa e non poche disfunzioni, soprattutto in Italia meridionale, come ci informa spesso la stampa.</p>
<p>Si aggiungono i problemi del sistema pensionistico che non tutela le persone più modeste per le quali, infatti, un po’ tutti i partiti propongono aumenti.</p>
<p>Promesse, promesse, promesse di quanti, al governo, avrebbero potuto fare quanto oggi promettono. E questo, ovviamente, è un motivo di insoddisfazione e di distacco dalla politica. Il balletto delle promesse con le quali i partiti s’inseguono a vicenda non lasciano certo indifferenti gli italiani e indubbiamente alimentano il rifiuto del voto. Che sembra diffuso in alcuni ambienti, anche intellettuali. Come nel caso di Giampaolo Pansa, battagliero polemista che oggi scrive su <em>La Verità</em> il quale, senza mezzi termini, ha affermato che si asterrà come gli “italiani onesti e disgustati da una Casta politica che fa vomitare”.</p>
<p>Preoccupa non tanto il giudizio, quanto la scelta di non deporre la scheda nell’urna. Perché votare è un dovere, civico e morale per tutti i cittadini, in particolare per quanti, come Pansa hanno dedicato la vita ad un impegno civile coraggioso. Astenersi è comunque un errore, politico e civico. Non per un obbligo formale. Nel definire il testo dell’art. 48 della Costituzione, secondo il quale il voto “è un dovere civico”, i costituenti vollero che tutti si sentissero coinvolti delle scelte. Tanto che la legge elettorale nel 1948 aveva stabilito, in caso di non voto, che il cittadino si giustificasse dinanzi al suo sindaco, con la conseguenza che se i motivi non fossero stati giudicati idonei sarebbe stata applicata la sanzione, sia pure simbolica, dell’iscrizione in un elenco esposto al pubblico nella “casa comunale” per trenta giorni. E in aggiunta la menzione “non ha votato” da mantenere per un periodo di cinque anni nel certificato di “buona condotta”. Nel frattempo quel certificato non si rilascia più, in quanto sono state abrogate le norme che attribuivano la competenza al Sindaco. Ne sarebbe lieto Mario Vinciguerra, storico e giornalista, che ne aveva scritto ne “Il voto obbligatorio nel paese dei balocchi”, nel quale narrava le sue disavventure nel vano tentativo di farsi apporre quell’annotazione sul certificato. Si era rivolto al suo sindaco e, infine, alla Procura della Repubblica, immaginando financo un reato di omissione, suo per non aver votato e del sindaco per non aver provveduto ad apporre la dicitura prevista. Riferisce che nessuno lo aveva ascoltato e che tutti si erano infastiditi per la sua insistenza.</p>
<p>Votare è necessario e utile, non solamente quando troviamo sulla scheda elettorale il simbolo del “nostro” partito e il nome del candidato che stimiamo e che vorremmo vedere deputato o senatore. La democrazia vive di scelte pro o contro un partito o un programma. Se non c’è quello che vorremmo la partecipazione si manifesta nel senso di ostacolare il partito o la persona (in caso di collegio uninominale) lontano dalle nostre idee. Un po’ come nel ballottaggio, che semplifica il confronto limitandolo ai due candidati più votati. È accaduto ovunque, nelle più recenti elezioni amministrative a Roma ed a Torino, dove gli elettori che aveva votato i candidati rimasti fuori dal ballottaggio si sono schierati da una parte o dall’altra.</p>
<p>Altri si sono astenuti. Ma anche astenersi è, in fin dei conti, una scelta, che peraltro consegniamo a quanti hanno espresso la preferenza per un partito o un candidato. E molto spesso significa contribuire a far prevalere chi non avremmo voluto.</p>
<p>Astenersi , dunque, è in ogni caso un errore. Gli italiani “onesti e disgustati” da questa classe politica, per ripetere la frase con la quale Pansa ha annunciato la sua volontà di non votare, devono dire la loro. In tempi di prima repubblica Indro Montanelli invitò quegli italiani ad andare ai seggi turandosi il naso. È un invito valido ancora oggi. Tutti possiamo farci un’idea, quantomeno per dire no ad un partito o ad un candidato, tra quelli che presentano in questi giorni le promesse più varie senza preoccuparsi di dimostrare in qualche modo se siano utili ed effettivamente realizzabili, bilancio mano. Intanto vanno scartati partiti e uomini che, avendo potuto fare quel che oggi promettono non lo hanno fatto quando hanno gestito il potere, al Governo o in Parlamento.</p>
<p>C’è, poi, da mettere in conto i valori, lo Stato, la Famiglia, la Giustizia, la Sicurezza. Chi li ha difesi, chi li ha traditi? Chi è credibile per la propria storia personale e professionale? Insomma, gli elementi per scegliere pro o contro ci sono. Basta individuare simbolo e nome e metterci una croce sopra.</p>
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