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	<title>Gli italianiIl calvario degli italiani d&#8217;Istria. Umago e la misteriosa fine dei fratelli Gulin &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 05:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/calvario-degli-italiani-distria-umago-la-misteriosa-fine-dei-fratelli-gulin/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>UMAGO E LA MISTERIOSA FINE DEI FRATELLI GULIN Quando guardi l’Istria da Trieste ti accorgi che tutto è a un tiro di schioppo. Capodistria non la vedi perché è nascosta dietro Punta grossa, che riconosci subito e sai che un po’ prima passa il confine con la Slovenia. Poi porti lo sguardo fino in fondo e dove la terra declina e poi vedi solo il mare all’orizzonte sai che lì c’è un vecchio faro, che vedi illuminarsi già al tramonto. Quella è Punta Salvore che ora segna il confine tra Slovenia e Croazia. Tu non la vedi più ma sai&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>UMAGO E LA MISTERIOSA FINE DEI FRATELLI GULIN</p>
<p>Quando guardi l’Istria da Trieste ti accorgi che tutto è a un tiro di schioppo. Capodistria non la vedi perché è nascosta dietro Punta grossa, che riconosci subito e sai che un po’ prima passa il confine con la Slovenia. Poi porti lo sguardo fino in fondo e dove la terra declina e poi vedi solo il mare all’orizzonte sai che lì c’è un vecchio faro, che vedi illuminarsi già al tramonto. Quella è Punta Salvore che ora segna il confine tra Slovenia e Croazia. Tu non la vedi più ma sai che lì la costa descrive un angolo acuto e subito oltre c’è Umago.</p>
<p>E’ un borgo pittoresco, una baietta con una lingua di terra protesa sul mare, che un tempo era un’isola poi congiunta alla costa: sopra l’agglomerato di case fitte fitte svetta un campanile seicentesco su cui domina il leone alato veneziano.</p>
<p>A qualcuno può destar meraviglia vedere che ci sia un Caffè Garibaldi, che la via principale si chiami ancora via Garibaldi: ma chi conosce la storia di questo borgo sa che racchiudeva un’italianità preziosa. I vecchi raccontano che Pirano, Buie, Umago, città sorelle e vicine, si contendessero la palma di chi fosse la più italiana: e se l’una chiamava in causa Giuseppe Tartini e perduto la guerra e l’Italia (non c’era ancora il fascismo) contava i suoi abitanti e ne rilevava la lingua d’uso. Umago contava 6335 italiani, un croato e 6 “altri”: imbattibile anche se Pirano e Buie se la cavavano comunque con risultati tra il 95 e 98% di italiani sulla popolazione totale…</p>
<p>Il trattato di pace del ‘47 la incluse nella zona B dell’abortito Territorio Libero di Trieste: subirà le violenze dell’amministrazione “provvisoria” yugoslava ed un esodo quasi totale della sua popolazione, prolungatosi oltre gli anni ‘60. E come accadde alle altre città e paesi istriani, le uccisioni e le sparizioni di persone, le violenze e le razzie si verificarono a guerra ampiamente finita, con scientifica precisione, ad opera dei cosiddetti “poteri popolari”.</p>
<p>La famiglia Gulin era nota ad Umago. Giovanni, il mugnaio, negli anni ’20 aveva acquistato un terreno con un vecchio mulino reso efficiente e moderno, aveva poi piantato gli ulivi e quindi creato un oleificio. Nel ’27 aveva vinto la medaglia d’oro all’esposizione campionaria di Roma per le sue farine ed i suoi olii.</p>
<p>A condurre l’azienda, che si era ingrandita e dava lavoro ad una ventina di persone, assieme al vecchio c’erano i tre figli Giovanni, Ferdinando e Germano. Durante la guerra sostenevano i poveri, donando farina e olio, così come facevano per l’asilo delle suore e la parrocchia.</p>
<p>Gente onesta, generosa e lavoratrice: ma visti dai comunisti yugoslavi erano invece italiani, padroni e amici dei preti, quindi “nemici del popolo”…</p>
<p>Nell’estate del ‘46 l’OZNA si presentò con le sue squadracce in casa Gulin: per  una settimana entrarono dappertutto, sfondarono armadi e pavimenti alla ricerca di chissà che; setacciarono l’abitazione e gli edifici dell’industria dalle soffitte alle camere, battendo le pareti, scavando anche nel terreno del guardino e dell’orto.</p>
<p>Al termine del loro “lavoro” comunicarono ai tre fratelli Gulin che erano espropriati di tutti i loro averi e dal giorno seguente furono costretti a lavorare nella loro stessa ditta come dipendenti.</p>
<p>La sera del 29 novembre era la festa della Repubblica yugoslava: Giovanni, Ferdinando e Germano, ricevuta una misteriosa comunicazione, uscirono di casa verso le 21.30 e non vi fecero mai più ritorno.</p>
<p>Li cercarono al mulino, il mattino seguente dopo averli aspettati invano tutta le notte,  ma le macchine erano ferme e non v’era anima viva. I familiari allora pensarono di rivolgersi alla polizia: il risultato fu che l’OZNA entrò in casa, sequestrò tutto il contenuto, dai generi alimentari alle lenzuola, e dopo una serie di estenuanti e minacciosi interrogatori, dichiarò in arresto tutta la famiglia, il vecchio Gulin, le tre mogli degli scomparsi ed i sei figli compresa una bimba di 14 mesi.</p>
<p>Furono sprangate e murate tutte le finestre al primo piano, tranne una porta che dava sul retro dell’edificio, a picchetto della quale fu posta giorno e notte una “guardia popolare” armata di mitra. La famiglia rimase sequestrata nella propria casa per 52 giorni e 52 notti, fino al 18 gennaio del 1947. Il vecchio padre, Giovanni Gulin, venne portato in “tribunale”, processato e condannato ad una somma impossibile come responsabile della fuga dei figli.</p>
<p>Passò qualche settimana. Era l’inizio di febbraio quando alla famiglia venne dato l’ordine  perentorio di sgombrare la casa entro 48 ore. Se ne impadronirono quattro famiglie di militari yugoslavi a cui i “poteri popolari” l’avevano assegnata.</p>
<p>In quei giorni furono smantellati tutti i macchinari del mulino e dell’oleificio, buttando dalle finestre quelli più ingombranti e portando via gli altri, col risultato di privare Umago della farina e del pane.</p>
<p>Le mogli ed i figli dei tre fratelli Gulin, riparati in altre abitazioni, vivranno nel terrore gli anni seguenti ed uno alla volta  lasceranno Umago tra il ‘52 e il ‘55, chi fuggendo, chi implorando l’opzione, chi resistendo fino a quando ritenne perduta ogni speranza di ritorno della zona B all’Italia.</p>
<p>Finiranno tutti nei campi profughi di Trieste, tra Padriciano, Campo Marzio, via delle Docce, fino al 1960. Racconteranno la loro storia e continueranno a cercare la verità.</p>
<p>Nel marzo del 1971 il bollettino “Umago viva”, voce dei suoi esuli, narrò questa verità sui tre fratelli Gulin: “la notte del 29 novembre 1946, avvisati da qualcuno che si tramava di arrestarli, essi lasciarono la loro casa diretti non si sa bene dove, se all’appuntamento del ‘doppiogiochista’ o alla riva vicina per usare la loro barca e tentare la fuga. Il fatto è che da quella sera nulla si seppe più di loro; vane le  ricerche effettuate. Varie le voci e le congetture sorte dopo la loro sparizione: una però, trapelata negli ambienti bene informati, che allora dirigevano Umago, è che i Gulin, al momento in cui tentavano la fuga, vennero presi da ‘gianizeri’, condotti al macello comunale, in Pozioi, uccisi, fatti a pezzi, messi nei sacchi e poi gettati in mare”.</p>
<p>Luigi Papo, nel suo Albo d’Oro, accrediterà la stessa verità, pur attingendo ad altra fonte: “arrestati da partigiani slavi, uccisi, rinchiusi dentro a dei sacchi e gettati in mare”.</p>
<p>I figli e le figlie, che non hanno mai potuto dar loro una tomba ove piangerli, si ritrovano nel Giorno del ricordo ad Umago e lì, dalla “scuiera”, gettano in mare un mazzo di fiori legati col tricolore.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/calvario-degli-italiani-distria-umago-la-misteriosa-fine-dei-fratelli-gulin/">Il calvario degli italiani d&#8217;Istria. Umago e la misteriosa fine dei fratelli Gulin</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/calvario-degli-italiani-distria-umago-la-misteriosa-fine-dei-fratelli-gulin/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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