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	<title>Gli italianiDecreto &#8220;dignità&#8221;. Il governo garantisca l&#8217;indipendenza della Ragioneria generale dello Stato &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Decreto &#8220;dignità&#8221;. Il governo garantisca l&#8217;indipendenza della Ragioneria generale dello Stato</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 05:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/decreto-dignita-governo-garantisca-lindipendenza-della-ragioneria-generale-dello/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Il Vicepresidente del Consiglio e ministro del lavoro, Luigi Di Maio, irritato alla sola ipotesi, contenuta nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto cosiddetto “dignità”, che con le nuove norme i contratti di lavoro a tempo determinato, anziché aumentare sarebbero diminuiti nella misura di 8 mila annui, l’ha sparata grossa. Ed ha fatto intendere che una “manina” avesse inserito proditoriamente quella considerazione, forse suggerita dall’INPS e recepita dalla Ragioneria generale dello Stato. Non ci voleva altro per innescare la miccia, considerato che i rapporti con il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, non sono buoni e che la Ragioneria Generale dipende dal&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Vicepresidente del Consiglio e ministro del lavoro,<strong> Luigi Di Maio</strong>, irritato alla sola ipotesi, contenuta nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto cosiddetto “dignità”, che con le nuove norme i contratti di lavoro a tempo determinato, anziché aumentare sarebbero diminuiti nella misura di 8 mila annui, l’ha sparata grossa. Ed ha fatto intendere che una “manina” avesse inserito proditoriamente quella considerazione, forse suggerita dall’INPS e recepita dalla Ragioneria generale dello Stato. Non ci voleva altro per innescare la miccia, considerato che i rapporti con il Presidente dell’INPS, <strong>Tito Boeri</strong>, non sono buoni e che la Ragioneria Generale dipende dal Ministro dell’economia e delle finanze,<strong> Giovanni Tria</strong>, sospetto di poco entusiasmo nei confronti del reddito di cittadinanza e della <em>flat tax</em><strong>.</strong></p>
<p>In realtà quel passo nella relazione c’era da sempre e <strong>Di Maio</strong> ha dovuto fare ammenda di una sua distrazione. In contemporanea è esplosa la polemica sulla mancata sostituzione di molti G<em>rand Commis</em> nominati dai governi <strong>Renzi</strong> e <strong>Gentiloni</strong>, con la supervisione di<strong> Maria Elena Boschi</strong>, e manco a farlo apposta si è fatto il nome del Ragioniere Generale dello Stato, <strong>Daniele Franco</strong>, provenienza Banca d’Italia, come uno da sostituire.</p>
<p>Qui va fatto un distinguo. Una cosa è il Ragioniere Generale, altra la Ragioneria. Nel senso che l’Istituto gode tradizionalmente di un generale rispetto come guardiano dei conti pubblici. Né mai è stata messa in discussione la sua indipendenza di giudizio che va salvaguardata anche oggi da parte di un governo nel quale alcuni dimostrano di avere, insieme a poca esperienza, anche una preparazione giuridico-amministrativa del tutto inadeguata.</p>
<p>Vediamo, dunque, quando, come e perché lo Stato italiano si né dotato della Ragioneria Generale che oggi è un Dipartimento del Ministero dell’economia e delle finanze. Istituita dalla legge 22 aprile 1869, n. 5026, detta <strong>Cambray-Digny</strong>, dal Ministro del tesoro che l’aveva proposta, con il compito di ricondurre ad unità e coordinare la contabilità delle amministrazioni dello Stato, la Ragioneria Generale dello Stato ha il compito di assicurare un’ordinata, corretta e uniforme esposizione del dato finanziario, strumento indispensabile per l’esercizio della funzione di governo della finanza pubblica. Insomma in applicazione della regola “conoscere per deliberare”, come diceva <strong>Luigi Einaudi</strong>, che di conti dello Stato si intendeva perché nessun governo può programmare se non ha consapevolezza dei dati finanziari (la spesa e l’entrata).</p>
<p>Nel tempo la Ragioneria generale è andata assumendo un’importanza sempre maggiore nel quadro dell’amministrazione finanziaria statale attraverso il controllo di regolarità amministrativa (decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123) che esercita anche avvalendosi di un efficiente sistema informativo che registra ed elabora in tempo reale i dati contabili relativi alla formazione e alla gestione del bilancio dello Stato. A garanzia della corretta analisi delle risorse pubbliche, e quindi di una compiuta valutazione della copertura finanziaria delle leggi che prevedono nuove o maggiori spese, ai sensi dell’art. 81 Cost., e degli effetti finanziari dei provvedimenti normativi del governo, provvede alla loro “bollinatura”, espressione del gergo burocratico che attiene alla apposizione di un “bollino”, un piccolo timbro che attesta la correttezza della previsione normativa. Inoltre, la Ragioneria raccoglie periodicamente informazioni sui conti del sistema pubblico allargato, necessarie per avere una visione d’insieme della finanza pubblica. Ed è per questo ruolo centrale nella gestione dei conti pubblici che è stato spesso proposto di trasferirla dal Ministero dell’economia (già del tesoro) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, considerato che è l’inquilino di Palazzo Chigi che “dirige la politica generale del governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri” (art. 95 Cost.).</p>
<p>Di questa esigenza si è fatto un tempo interprete il Presidente del Consiglio<strong> Giulio Andreotti</strong> chiamando a svolgere le funzioni di Capo di gabinetto, come si chiamava allora quello che oggi è il Segretario Generale di Palazzo Chigi, proprio il Ragioniere generale dello Stato dell’epoca, <strong>Vincenzo Milazzo</strong>. Un nome che è nella storia della finanza statale, come quelli di altri due Ragionieri Generali, <strong>Gaetano Stammati</strong>, che sarà anche Ministro del tesoro, ed <strong>Andrea Monorchio</strong>, che hanno segnato momenti importanti della vita e dell’evoluzione dell’Istituzione, in assoluta indipendenza.</p>
<p>Infatti alle valutazioni della Ragioneria Generale si guarda da sempre con il rispetto che è dovuto a professionisti di notoria capacità giuridica e contabile, “al servizio esclusivo della Nazione”, secondo la saggia espressione dell’art. 98 della Costituzione. Né mai hanno mancato a questo loro dovere.</p>
<p>Tornando allo <em>spoil system</em>, del quale si lamenta il mancato esercizio da parte del Governo di <strong>Giuseppe Conte,</strong> che ha imbarcato nei gabinetti molti, troppi, già impegnati nel precedente governo, soprattutto Capi di Gabinetto, è evidente che il Ragioniere generale dello Stato deve godere della fiducia del Ministro dell’economia e del Governo nel suo complesso, per cui coerentemente può essere sostituito, come a volte è accaduto, al cambio dell’Esecutivo. Tuttavia mai è stata messa in dubbio l’indipendenza di giudizio dei funzionari della Ragioneria che sono chiamati a stilare le relazioni sui disegni di legge governativi ed a formulare i pareri sulla copertura delle leggi di spesa. Con queste caratteristiche, ritenuto che il Ministro dell’economia e il Governo possano sostituire il Ragioniere generale come qualunque altro Capo dipartimento non confermato entro 90 giorni dalla formazione del Governo, nondimeno alla Ragioneria il Governo non può dare ordini che siano in contrasto con la convinzione manifestata con “scienza e coscienza” dai funzionari. È nell’interesse del Ministero e dello Stato che da quegli uffici escano valutazioni obiettive e certificate, ovviamente opinabili, dalle quali il Parlamento può sempre dissentire ma che in nessun modo possono essere considerate “di parte”.</p>
<p>La Ragioneria generale dello Stato, infatti, costituisce uno strumento di garanzia anche nei confronti dei cittadini, una garanzia interna alla Pubblica Amministrazione che si inserisce in un più ampio sistema di controlli e vigilanza su finanza e patrimonio, al vertice del quale sta la Corte dei conti la cui indipendenza nelle valutazioni di legalità della spesa pubblica è assicurata dalla natura di magistratura che essa riveste, come ebbe a sottolineare il Ministro delle finanze <strong>Quintino Sella</strong> il 1° ottobre 1862, in occasione della cerimonia con la quale insediava la Corte dei conti del regno d’Italia, “il primo giudice civile”, come volle precisare, che estendeva la sua competenza su tutto il nuovo Stato nato da solo poco più di un anno. A conferma che la prima cura di una classe politica e di governo deve essere quella di disporre di una obiettiva rilevazione dei conti dello Stato nel quadro di una gestione rispettosa delle regole della regolarità amministrativa e contabile.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/decreto-dignita-governo-garantisca-lindipendenza-della-ragioneria-generale-dello/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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