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	<title>Gli italianiDinamica demografica: solo un aspetto economico o anche socio culturale &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Dinamica demografica: solo un aspetto economico o anche socio culturale</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 14:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sente spesso parlare di sostenibilità dei conti pubblici, con tutti i tecnicismi del caso che spesso restano una prerogativa di chi a contatto con la realtà, volente o nolente, non riesce ad esserci. Uno dei fattori, tuttavia,  che influenza  tale dinamica è sicuramente l’evoluzione demografica italiana che ha, altresì, risvolti sia nel tessuto economico che sociale del nostro paese. Questo, tuttavia non deve scoraggiare nessuno ed è possibile non arrendersi allo scenario delineato dagli esperti sia sulla dinamica demografica stessa sia sulla dinamica del debito pubblico che ne è, forse, una conseguenza. Per il futuro dell’Italia è necessario abbandonare politiche di breve termine sul tema, aprire a un approccio più integrato, garantendo adeguati sistemi di sostegno alle persone, combinando politiche per la natalità, evitando che ci siano, in futuro, sempre meno donne in età fertile, e politiche per aumentare i tassi di occupazione. Il tutto dovrà prevedere diverse politiche di attrazione per gli immigrati con competenze elevate e un approccio in tema sociale e culturale diverso. In sintesi, vi è la soluzione a un problema che non può più essere rimandato e che necessita di soluzioni per evitare che questa bomba sociale possa inficiare il patto intergenerazionale che è prerogativa di chi amministra la cosa pubblica. Il problema è figlio di assenteismo:  il boom economico degli anni 60 è terminato ma di questo già ne eravamo a conoscenza da 60 anni, e quell’ondata di popolosa generazione a breve potrebbe venir meno obbligando cosi a faredi tutto per vincere la sfida della transizione nei prossimi decenni. Analizzando qualche dato vi è un po di preoccupazione: a un rapido incremento di popolazione in età non lavorativa si contrappone una bassa partecipazione al mercato del lavoro e un appesantimento dei conti pubblici, con risvolti sui sistemi previdenziali, assistenziali e sanitari. Il rapporto di dipendenza nel Def 2023 era stimato al 39% nel 2025 per salire fino al 62 % nel 2050, coevo all’aumento della speranza di vita con tutto quello che questo implica.</p>
<p>L’indice di dipendenza per affrontare tale tematica è sicuramente quello più attendibile e che ci consente di avere un quadro più ampio sul tema: in Italia tale dato è inficiato anche da una considerevole quota di neet che non contribuiscono allo sviluppo economico del paese e che andrebbero aiutati a inserirsi nel mercato del lavoro e quindi alla creazione di nuovi nuclei familiari.</p>
<p>Il problema sostanziale è che la popolazione che partecipa al mercato del lavoro è in forte riduzione. Per riassumere, non si costituiscono nuovi nuclei familiari per il mancato accesso o incostante accesso al mercato del lavoro, diminuendo fortemente i tassi di natalità, come un cane che si morde la coda. Questo perché solo aumentando i tassi di natalità questo non sarebbe più sufficiente; oltre ad aumentare i tassi di natalità bisognerebbe aumentare la fecondità poichè è necessario aumentare nel medio termine le persone che possono aumentare i tassi di natalità futuri. L’intervento da fare è immediato perchè la dinamica demografica in flessione tende ad autoalimentarsi: meno giovani corrispondono a meno nuclei familiari costituiti.</p>
<p>I margini per intervenire ci sono perchè il numero medio di figli desiderato per persona in Italia si attesta intorno a 2 ma bisogna intervenire subito con politiche che diano concretezza della direzione che vogliamo intraprendere. Ma è solo l’aspetto economico che bisogna invertire?</p>
<p>Oltre all’aspetto economico sopradescritto vi è un ulteriore fattore che non è possibile traslasciare, ossia l’aspetto socio-culturale: ad un decremento della dinamica demografica corrisponde un mutamento sociale e culturale dei contesti di riferimento.  Come per il fattore del boom economico degli anni 60, le trasformazioni economiche generano, per necessita, anche dei mutamenti sociali:</p>
<p>Dalla metà degli anni sessanta nel mondo occidentale si sono avviate delle profonde trasformazioni nella struttura della famiglia e nelle relazioni tra i suoi membri che sono avvenute soprattutto sulla spinta di un maggiore protagonismo femminile, legato al miglioramento nei livelli di istruzione e a una più intensa partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne. Sebbene tali cambiamenti si siano verificati con tempi e modalità differenti tra i vari paesi, dal punto di vista sociodemografico è possibile evidenziare alcuni processi comuni, come il calo della fecondità e la maggiore instabilità coniugale, che hanno contribuito a produrre una minore ampiezza media delle famiglie e una loro maggiore frammentazione, nonché un aumento delle convivenze e delle nascite al di fuori del matrimonio</p>
<p>Inoltre, In un quadro sociale ed economico caratterizzato da crescente complessità e problematicità, negli ultimi anni sono emerse e si sono sviluppate molteplici nuove forme di famiglia. Una pluralità che deriva da cambiamenti nei sistemi culturali e valoriali</p>
<p>Il forte ridimensionamento nel numero delle celebrazioni verificatosi negli ultimi decenni ha coinciso con la perdita di centralità dell’istituto del matrimonio nella vita delle persone, dovuta alle numerose trasformazioni sociali e culturali che hanno avuto luogo dalla fine degli anni sessanta e che in seguito hanno ricevuto un riconoscimento anche in ambito legislativo, basti pensare alla legge sul divorzio o alla riforma del diritto di famiglia negli anni settanta.</p>
<p>Quindi, un aumento dell’indipendenza delle donne, un mutamento delle forme di famiglia e un ridimensionamento dell’istituto del matrimonio non più concepito quale legame indissolubile bensi come mero atto giuridico sono le principali cause che accompagnano la dinamica demografica negativa e i suoi risvolti economici.</p>
<p>Concludendo, da tali dati e considerazioni si ricava che il mutamento culturale ha modificato negativamente la dinamica demografica e quindi i conti pubblici.  Evitando oscurantismi per risolvere il problema è doveroso intervenire anche su tale aspetto e, conseguentemente sui conti pubblici, ridando centralità alla famiglia come nucleo vitale della società, luogo di condivisione e trasmissione di valori e elemento centrale per la sua continuità, nonché elemento stabilizzante della società anche sotto il profilo economico.</p>
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