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	<title>Gli italiani&#8220;Falling man&#8221;: l&#8217;altra faccia della disperazione odiata dall&#8217;orgoglio americano &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 17:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/falling-man-laltra-faccia-della-disperazione-odiata-dallorgoglio-americano/">&#8220;Falling man&#8221;: l&#8217;altra faccia della disperazione odiata dall&#8217;orgoglio americano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla strage dell’11 Settembre, di cui è caduta da poco la ricorrenza, si sono versate damigiane di inchiostro sui giornali, scritto libri e girato film e documentari. Sono state fin troppo innalzate sull’altare della gloria delle semplici vittime innocenti, che agli onori di un monumento avrebbero preferito sacrificare ogni quarto di dollaro per non avere la sfortuna di trovarsi in quel posto, in quel maledetto momento.</p>
<p>Ma non a tutte queste vittime è stato riservato un trattamento così eroico.</p>
<p>Sto parlando dei cosiddetti “Falling Men”, gli uomini in caduta, termine tratto dalla famosa foto di Richard Drew che immortala un uomo lanciarsi nel vuoto, in una simmetria quasi paradossale, da un piano alto della torre Nord, per schiantarsi a terra, centinaia di metri più in basso. Di queste persone l’orgoglio americano si è sempre vergognato, definendoli assurdamente pavidi, come se la loro non fosse una morte abbastanza onorevole, lanciarsi per disperazione dalle finestre in fumo di quei piani alti, senza scampo invasi dal fuoco. Per anni intere schiere di psicologi si sono interrogati sui motivi per cui (si stima) dalle 50 alle 200 persone delle quasi 3000 vittime del crollo scelsero volontariamente di lanciarsi dalle finestre, scelsero volontariamente come e quando morire, intravedendo in questi gesti a volte paura, a volte disperazione, a volte persino disonore. Divenne tutto d’un tratto quasi vergognosa la parola “suicidio”, e persino i parenti di queste vittime si rifiutarono a lungo di credere che i loro padri, mariti, figli non sperarono fino all’ultimo istante di tornare a casa, non sperarono fino all’ultimo nell’arrivo dei soccorsi o in chissà quale miracolo divino, e invece scelsero di abbandonare tutto e scrivere la parola fine volontariamente. Divenne tutto d’un tratto quasi un tabù nominare quei morti “diversi”, scansati, umiliati da quel gesto estremo e disperato, ma allo stesso tempo disonorevole, come se loro non facessero parte del cimitero di persone perite nell’attacco.</p>
<p>Ma per fortuna c’era la foto di Drew, quel “Falling Man”, a ricordare che a trovarsi con i capelli in fiamme e i polmoni saturi di fumo nero al 107esimo piano della torre Nord non c’erano i vari giornalisti, psicologi, biografi o G.W. Bush in persona, e nemmeno i familiari miscredenti. C’erano i vari Briley e Hernandez, che non vedevano davanti a loro via di scampo, accalcati l’uno sopra l’altro contro le finestre, col pavimento bollente a liquefare le loro scarpe, consci che nessuno sarebbe mai andato a prenderli, né dal cielo né dal basso, ormai un ammasso informe di fuoco e lamiere. C’era quella foto a testimoniare che sì, fu allora che, a volte l’istinto di sopravvivenza (vedi gli improbabili paracaduti improvvisati con giacche e camice) a volte la disperazione, portarono queste vittime a lanciarsi nel vuoto, per un volo di più di 10 secondi, a oltre 150 km/h. Un’eternità, prima dello schianto. Molti esperti dicono persino che a quelle velocità, si muore prima di toccare terra. Costoro divennero l’immagine palpabile della tragedia americana, poiché furono visti da tutti, diversamente da quelli che morirono nel fuoco delle scrivanie o sotto le macerie del crollo delle torri. Furono visti lanciarsi, a rappresentanza di un’espressione pubblica della tragedia, dell’attacco, della vergogna, senza patire in silenzio, come degli “eroi”, dietro i vetri ormai in frantumi di una Nazione troppo spesso abituata a questi atti di coraggio, come quelli dei tanti pompieri periti nel fare il loro dovere. Per anni non c’è stato alcuno spazio per quei reietti, per quei pavidi, per quei disperati, assolutamente inaccettabili per l’orgoglio americano che non ha mai avuto occhi per dei poveri suicidi. Per coloro che, con la testa nella forca, non sono riusciti a volare per non rimanere appesi, scegliendo, almeno un’ultima volta, con quanta dignità lasciare questa terra. God bless America.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/falling-man-laltra-faccia-della-disperazione-odiata-dallorgoglio-americano/"><img width="449" height="576" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/11-settembre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/11-settembre.jpg 449w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/11-settembre-234x300.jpg 234w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/11-settembre-50x64.jpg 50w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /></a></p>]]></content:encoded>
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