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	<title>Gli italianiGoli Otok, il gulag di Tito dove trovarono la morte migliaia di oppositori politici &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Goli Otok, il gulag di Tito dove trovarono la morte migliaia di oppositori politici &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Goli Otok, il gulag di Tito dove trovarono la morte migliaia di oppositori politici</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/goli-otok-gulag-tito-trovarono-la-morte-migliaia-oppositori-politici/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>I Gulag non esistevano solo in Unione Sovietica. Gli stessi metodi, con la medesima sadica ferocia, si usavano nella Yugoslavia di Tito. Goli Otok, l’Isola Calva, ne fu l’esempio più atroce. Tra il 1948 e il 1953 fu campo di lavori forzati (chiamati “socialmente utili”) e “rieducazione” attraverso cui passarono 30-40.000 prigionieri accusati di essere cominformisti o semplicemente antititoisti.  Ne morirono 4.000. Come per contrappasso dantesco fu la destinazione dei “controesodanti” italiani e dei cominformisti istriani che avevano scelto la Yugoslavia di Tito mentre i loro conterranei partivano… Milovan Gilas, controverso personaggio della Yugoslavia comunista, prima braccio destro di Tito&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I Gulag non esistevano solo in Unione Sovietica. Gli stessi metodi, con la medesima sadica ferocia, si usavano nella Yugoslavia di Tito.</p>
<p>Goli Otok, l’Isola Calva, ne fu l’esempio più atroce. Tra il 1948 e il 1953 fu campo di lavori forzati (chiamati “socialmente utili”) e “rieducazione” attraverso cui passarono 30-40.000 prigionieri accusati di essere cominformisti o semplicemente antititoisti.  Ne morirono 4.000.</p>
<p>Come per contrappasso dantesco fu la destinazione dei “controesodanti” italiani e dei cominformisti istriani che avevano scelto la Yugoslavia di Tito mentre i loro conterranei partivano…</p>
<p>Milovan Gilas, controverso personaggio della Yugoslavia comunista, prima braccio destro di Tito e poi dissidente, disse di Goli Otok: “è la nostra macchia più vergognosa”.</p>
<p>Concepita su modello sovietico si fondava sul principio della delazione e della gerarchia tra i detenuti che poneva più in alto chi dimostrava di essere rieducato. In pratica sopravviveva chi picchiava più forte i propri compagni e si dimostrava più infame verso di loro.</p>
<p>Il sistema fu ben descritto da Andrea Scano, un comunista sardo venuto a Fiume col controesodo  e detenuto a Goli Otok dal 1949 al 1952 per cominformismo: “Gli udbisti (quelli dell’Udba, la polizia titina che aveva sostituito l’Ozna ndr) neanche li vedevi. L’Udba si limitava alla direzione del lager, tutto il resto era gestito dal ‘collettivo’ degli stessi prigionieri, organizzati come un partito guidato da un comitato direttivo del campo, di cui facevano parte i capi baracca con i rispettivi comitati di baracca e relativi attivisti di base”.</p>
<p>Il sistema rodato era sempre lo stesso: i detenuti arrivavano a Goli Otok legati due a due, col filo di ferro ai polsi, a bordo di una vecchia nave arrugginita, il “Punat” nella cui stiva venivano caricate fino a trecento persone. Nei giorni o mesi precedenti erano passati per le carceri di Fiume, tra interrogatori, pestaggi, torture, in celle anguste senza brande e piene di pidocchi. Partivano la notte da Buccari ed arrivavano al mattino presto.</p>
<p>Il benvenuto a Goli Otok era lo “<em>stroj</em>”, una sorta di lungo serpentone umano composto dai detenuti disposti in due file parallele, che partiva dal molo ed arrivava fino alla collina del campo, in cui i nuovi arrivati dovevano entrare e correre scalzi, per arrivare fino in cima mentre venivano bastonati a sangue dagli stessi prigionieri.</p>
<p>Così lo descrisse Giannetto Stuparich di Lussino: “In quella specie di tunnel i  malcapitati subivano un pestaggio feroce che non cessava un istante, dal principio alla fine: bestemmie, sputi, calci , pugni… vidi cadere molti per terra sotto i colpi ricevuti e, purtroppo, non arrivarono alla fine. I picchiatori urlavano senza posa come folli “Uà banda! Abbasso, a morte i traditori, a morte gli stalinisti!”.  Uno dei picchiatori mi afferrò e mi trascinò in quel tunnel della tortura. Cominciai subito a sentire i colpi sulla schiena e sulla testa, mi pareva di non farcela più. Tentavo di camminare il più presto possibile, ma le gambe si facevano sempre più deboli.(…) la testa mi girava, le gambe tremavano, non potevo quasi respirare. Poi all’improvviso lo stroj finì: Mi parve un miracolo. Non so come avrei potuto resistere un istante ancora”.</p>
<p>I prigionieri vivevano in 24 baracche  con dei  tavolacci stretti a tre piani su cui si poteva dormire solo di fianco. La rieducazione avveniva attraverso il lavoro “socialmente utile” scandito dal grido continuo e ossessivo che i prigionieri dovevano ripetere  inneggiando al dittatore: “Tito &#8211; partija! Tito &#8211; Partija!”. Sergio Borme, di Rovigno, raccontò: “Eravamo obbligati a  trasportare pesanti massi di pietra da un luogo all’altro, senza alcuna ragione o utilità: era solo una tecnica per stremarci. Passavamo otto dieci ore  al giorno sotto il sole o la pioggia immersi fino al collo nell’acqua del mare a spalare la sabbia, ma il peggior supplizio era la fame…”</p>
<p>Molti morirono di fame o di dissenteria, altri di tifo, di insolazione, di sete.</p>
<p>La tortura  più temuta era il “<em>boikot</em>”: la subivano quelli che non avevano picchiato abbastanza i compagni e dunque non erano ravveduti o avevano commesso una qualche infrazione, o piuttosto per la delazione di qualcuno: venivano processati dal capo baracca e costretti allo stroj fuori dalla loro stessa baracca.</p>
<p>Ai boicottati veniva imposta una camicia nera che era il segno che avevano perso ogni diritto e chiunque li poteva picchiare senza un motivo. La notte il boicottato doveva fare la guardia al secchio delle feci dopo che il kapò gli aveva immerso la testa nel kibla, l’orinatoio della baracca.</p>
<p>Mario Quarantotto, rovignese, tornò per la seconda volta a Goli Otok dopo la prima rieducazione e si rifiutò d’indossare la camicia nera e i pantaloni con la striscia rossa previsti per i “bimotori” (così chiamavano i ritornati): lo bastonarono così selvaggiamente che morì. Il suo corpo fu gettato in mare. Alla famiglia, dopo anni di silenzio, fu consegnato un referto che accertava la “morte per insolazione”, senza altre notizie sulla sepoltura. E come ve ne potevano essere?</p>
<p>Emilio Tomaz, di Montona, era responsabile della sezione agricoltura e cooperativismo de “La voce del popolo”, il giornale (comunista) degli italiani di Fiume. Cominformista, fu deportato a Goli Otok ma sopravvisse. Lo incontrai a Buie nel 1991. Erano i tempi in cui la Yugoslavia si stava sfaldando e Croazia e Slovenia proclamavano la loro indipendenza. Raccolsi la sua testimonianza di “rimasto”, amaramente pentito del suo passato e divenuto fervente cattolico: “Io rimasi, avevo un’idea sbagliata, un’illusione, pensavo che il comunismo volesse dire fratellanza tra i popoli, andare tutti d’accordo. A Montona, mio paese d’origine, vedevo scappare tutti ed io, che credevo di essere comunista, dicevo loro: “Non andate via, non lasciate la vostra terra” ma la gente continuava a fuggire. Se ne andavano, cantando “Montona resta sola con sti quatro disgraziai”, ma non è vero  che rimasero solo i comunisti, molti anzi sono rimasti perché amavano la terra di origine. Potrei farei nomi di tanti, di gente che vive qui e che ha preso le legnate perché si dichiarava italiana… Quanti di quelli che optavano per l’Italia sono stati bastonati anche  a morte! Venivano di notte a bastonare la gente nelle case o li facevano sparire… Io ho visto l’esodo, ho visto uccidere un prete a Lanischie, so benissimo chi infoibava la gente. Tanti conoscono fatti e nomi che non hanno mai avuto il coraggio di raccontare…</p>
<p>Io vedevo, al mio paese, le angherie contro gli italiani, le spie contro chi seguiva  la dottrina, le scritte solo in croato…  Denunciai questo stato di cose e venni subito espulso dal partito, dissi che quella di Tito era un dittatura e come cominformista fui arrestato nel 1949 e passai 32 mesi a Goli Otok. Ne uscii, distrutto, nel 1952. Fu un’esperienza tragica: io non ho sentito raccontare da nessuno, in altri luoghi del mondo, di prigionieri costretti a scannarsi ed uccidersi tra loro come avveniva a Goli Otok… Quando entrai fui costretto a passare di corsa a testa bassa tra due lunghe file di prigionieri che mi rompevano le costole a calci e bastonate. Così avveniva per tutti i quelli che entarono a Goli Otok.</p>
<p>In molti morirono. Si moriva di legnate, sofferenze, stenti, fame; nei miei ricordi si alternano il sangue, il tifo petecchiale, i pidocchi, le baracche di legno, il 4 B che era il mio gruppo, il campo R 101 che era per i colonnelli, i generali e gli intellettuali. Quello che hanno fatto i comunisti è spaventoso, hanno seminato violenza e morte.</p>
<p>Io amo l’Italia, è la mia patria, la mia terra, la mia lingua; è un peso morale terribile quello che mi porto dietro. Anch’io tentai di andarmene, era il 1960 e venni in Italia, ma dopo due mesi di campo profughi mi rimandarono indietro. Non so perché ma  forse è giusto così: adesso il senso di queste mie giornate è lottare peri miei diritti nazionali e religiosi. Il comunismo ha voluto distruggere l’elemento cattolico ma la chiesa è sempre piena.. Tutto quel che ho passato è niente di fronte all’eternità, per uno che ha fede. Io l’ho ricevuta dopo ma è la ricchezza più grande. <em>Mi resto qua e son contento de podér ancora vardàr el sol che lusi e la neve che casca</em>”.</p>
<p>Non so per quanto tempo ancora abbia potuto vedere il sole e neve. Ma non ho mai dimenticato i suoi occhi, che ormai guardavano oltre…</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/goli-otok-gulag-tito-trovarono-la-morte-migliaia-oppositori-politici/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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