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	<title>Gli italianiIl nuovo codice degli appalti: lobby continua &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il nuovo codice degli appalti: lobby continua</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 17:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono sfuggiti e non potevano sfuggire a Sergio Rizzo, da sempre attento a tutto ciò che genera sprechi e favorisce la corruzione, quelle che sul <em>Corriere della Sera</em> di ieri chiama “le falle nel codice degli appalti”, in particolare le norme sui ribassi nelle offerte delle imprese che partecipano ad una gara e la disciplina della nomina dei componenti delle commissioni di aggiudicazione affidata all’<em>Autorità nazionale anticorruzione</em> (ANAC). Per cui il titolo: “Cantone non potrà indagare su gare inferiori a 5 milioni”.</p>
<p>Annunciato come una grande semplificazione rispetto a un testo obiettivamente ridondante, il nuovo Codice degli appalti appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale (decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50) è sicuramente più snello. Ha meno articoli ma disciplina in modo inadeguato due aspetti importanti, quelli, appunto, rilevati da Rizzo, che riguardano due momenti fondamentali della disciplina degli appalti pubblici, l’offerta delle imprese che partecipano alla gara di appalto che in qualche misura condiziona le loro realizzazione, e la costituzione delle commissioni di aggiudicazione.</p>
<p>Osserva Rizzo che, “nella migliore tradizione di una politica per cui il confine tra gli interessi della collettività e quelli delle lobby è sempre impalpabile”, si lasciano aperte due strade pericolosissime. Il “massimo ribasso”, infatti, è stato il male assoluto degli appalti di opere pubbliche in quanto, affidando i lavori a chi ha proposto di realizzarli al prezzo più basso, spesso poco o per nulla remunerativo, si è aperta la strada a lavori eseguiti male o con molto ritardo rispetto ai tempi contrattuali, sempre con la giustificazione dell’esigenza di integrare il progetto con perizie di variante, a cominciare dalla famigerata sorpresa geologica, che sorpresa non sarebbe stata in presenza di affidabili sondaggi geognostici. Poi le “riserve”, su questioni contabili o di applicazione dei prezzi contrattuali, spesso derivanti da contrasti tra appaltatore e direzione dei lavori, con le quali le imprese hanno costantemente tentato, quasi sempre riuscendoci, di recuperare quello che avevano perduto facendo un’offerta poco remunerativa. Oggi il Codice propone l’offerta “più vantaggiosa”, “individuata sulla base del migliore rapporto qualità/prezzo” (art. 77) fissata in un milione di euro (era stato inizialmente previsto 150 mila euro), un limite, ricorda Rizzo, al di sotto del quale tutto resta come prima. Cioè per l’81% del totale degli appalti di lavori. Per cui la frase con la quale si apre l’articolo “il massimo ribasso è morto, viva il massimo ribasso”. È evidente che il governo ha ceduto alle pressioni provenienti dalle imprese disattendendo, fra l’altro, il parere che le Camere avevano reso sulla bozza di decreto legislativo.</p>
<p>Altro aspetto fondamentale, da tempo messo in evidenza, è quello della costituzione delle commissioni di aggiudicazione, attraverso le quali, come insegna l’esperienza, passano molti degli “inconvenienti” che hanno riguardato sprechi e corruzione. L’idea di cambiare sistema affidando la scelta dei commissari di gara all’<em>Autorità nazionale anticorruzione</em>, che li avrebbe sorteggiati da un apposito elenco, non è passata per le opere inferiori a 5,2 milioni di euro che costituiscono, ricorda sempre Rizzo, il 95% degli appalti. La proposta di affidare all’ANAC la scelta dei commissari, che costituisce un potere in mano alla politica soprattutto negli enti locali, è stata respinta e limitata alla somma che abbiamo indicato perché si sosteneva che si sarebbe speso troppo (evidentemente per commissari provenienti da altre città o regioni, ciò che, tra l’altro, avrebbe rappresentato una garanzia di neutralità rispetto all’ambiente). Questa osservazione fa il paio dell’altra, non affrontata da Rizzo, che attiene ai collaudi, altro momento fondamentale per combattere la corruzione attraverso il controllo rigoroso sulla realizzazione dell’opera, che è un settore nel quale il politico di turno si sente libero di affidare ad amici e ad amici degli amici un controllo fondamentale per la realizzazione dell’opera pubblica. In questo caso la logica perversa e ipocrita del risparmio ha ridotto l’importo dei compensi, in tal modo tenendo lontano da questa fondamentale attività professionisti capaci e indipendenti, l’unica garanzia per l’amministrazione. Convinti come sono da sempre che il guadagno illecito della costruzione di un’opera pubblica si realizza attraverso opere fatte male ed in tempi prolungati rispetto al programma contrattuale, così facendo lievitare i costi, le commissioni di aggiudicazione e le commissioni di collaudo costituiscono all’inizio e alla fine del procedimento lo strumento fondamentale per tenere lontana la corruzione o per impedire che il corruttore tragga vantaggio ingiusto dall’opera.</p>
<p>Naturalmente, come ho scritto più volte, il collaudatore ben pagato e professionalmente capace va tenuto al riparo da ogni tentazione attraverso una disciplina di incompatibilità con l’impresa della quale ha collaudato i lavori (o di imprese collegate) presso la quale non avrebbe dovuto avere incarichi di qualunque genere per un lungo periodo, almeno un quinquennio. Divieto da estendere a parenti, affini e collaboratori di studio che in atto consentono quella vischiosità che è fonte di spreco e di corruzione.</p>
<p>Due punti del codice degli appalti non marginali ai quali non si è voluto attribuire la necessaria attenzione, a dimostrazione che come sempre, come per tutti i governi, la lobby degli interessi privati riesce a scalfire gli interessi pubblici alla trasparenza e alla correttezza e, infine, alla utilizzazione rigorosa del pubblico denaro esclusivamente nell’interesse pubblico. Ma, si sa: i governi passano, le lobby restano.</p>
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