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	<title>Gli italianiIntervista a Moffa: l&#8217;unità del centrodestra non si costruisce frazionandolo ulteriormente &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Intervista a Moffa: l&#8217;unità del centrodestra non si costruisce frazionandolo ulteriormente</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 14:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/intervista-moffa-lunita-del-centrodestra-non-si-costruisce-frazionandolo-ulteriormente/"><img width="738" height="462" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi.jpg 738w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi-300x188.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi-640x401.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi-96x60.jpg 96w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /></a></p><hr /><p>Una virtù che manca a molti parlamentari italiani è certamente la coerenza, inscindibile dalla credibilità: due doti che sembrano essere sempre meno conosciute da gran parte dei nostri politici, per i quali l’importante è avere potere, non come viene raggiunto. Soffermiamoci sul Partito Democratico, in queste settimane alla ribalta della cronaca politica. In anni recenti siamo stati ossessionati dalle guerre intestine tra le correnti del Pd, terminate al grido di “siamo tutti renziani”: visto il risultato delle primarie, in tanti erano rimasti folgorati dalla nuova star della politica nazionale. Un’improvvisa adesione alle idee e alla visione politica di Matteo Renzi è scaturita&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una virtù che manca a molti parlamentari italiani è certamente la coerenza, inscindibile dalla credibilità: due doti che sembrano essere sempre meno conosciute da gran parte dei nostri politici, per i quali l’importante è avere potere, non come viene raggiunto.</p>
<p>Soffermiamoci sul Partito Democratico, in queste settimane alla ribalta della cronaca politica. In anni recenti siamo stati ossessionati dalle guerre intestine tra le correnti del Pd, terminate al grido di “<em>siamo tutti renziani</em>”: visto il risultato delle primarie, in tanti erano rimasti folgorati dalla nuova star della politica nazionale. Un’improvvisa adesione alle idee e alla visione politica di Matteo Renzi è scaturita all’improvviso anche tra i suoi  avversari interni che non volevano essere messi da parte. In molti casi una lotta per la sopravvivenza politica con l’aspirazione a essere candidati alle europee, alle amministrative, alle poltrone di presidente, consigliere, sottosegretario e naturalmente di ministro.</p>
<p>Peccato che la batosta ricevuta dal Pd al referendum costituzionale abbia incrinato notevolmente il sostegno a Renzi, dimissionario sia dalla carica di premier che da segretario del partito.</p>
<p>Il nuovo raggruppamento parlamentare &#8211; <em>Democratici e Progressisti – </em>costituito alla Camera e al Senato in totale da cinquanta fuoriusciti dal Pd, ha reso noto di collocarsi all’interno della maggioranza e di essere pronto a sostenere il Governo Gentiloni.</p>
<p>C’è da chiedersi che significato abbia tale scissione se Renzi dovesse di nuovo vincere le primarie. I fuoriusciti sosterrebbero ugualmente il Governo? Tutti interrogativi che almeno a tredici milioni di italiani in stato di notevole difficoltà economica  proprio non interessano.</p>
<p>Anche in questo caso la coerenza e la credibilità sono un optional per molti parlamentari.</p>
<p>Su questo e altri temi abbiamo intervistato Silvano Moffa, già presidente della Provincia di Roma, sottosegretario di Stato e  quale parlamentare Presidente della Commissione Lavoro della Camera.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>On. Moffa, Democratici e progressisti è il nome della formazione politica scaturita dalla scissione nel Pd a cui hanno aderito anche alcuni transfughi di Sel. Come giudica i buoni propositi espressi da Roberto Speranza alla presentazione del nuovo soggetto politico?</strong></p>
<p><em>Ogni scissione comporta sempre dei rischi ma anche delle opportunità. Difficile dare giudizi affrettati. Quanto avvenuto in casa Pd è da un lato figlio del sistema elettorale, dall&#8217;altro è il risultato della mancata amalgama tra le tradizioni culturali e politiche che avevano dato vita proprio al Pd. Quando nacque, quel partito assemblò le varie provenienze, le mise insieme, ma non riuscì ad amalgamarle, ad innervarle in una nuova sintesi progettuale, culturale e politica che superasse ambiguità, diffidenze, sospetti reciproci. Fu una operazione di potere ispirata dal sistema maggioritario. Ora che torna a spirare un vento proporzionalista, assistiamo al fenomeno della ri-costruzione di vecchie case. Pensi che in poche settimane sono nati cinque nuovi partiti. Persino la Dc è riesumata. Quanto questo fenomeno incroci i cambiamenti e gli umori dell&#8217;elettorato è difficile dire. Sicché anche i &#8220;buoni propositi &#8220;, come lei li chiama, di Speranza hanno il sapore di un posizionamento in vista delle future elezioni, che non può, per ovvie ragioni, che recuperare un certo vocabolario della sinistra, destrutturato dal lessico renziano. Insomma, si calibra il nuovo partito su temi prettamente sociali, sconfessando quanto fin qui fatto da Renzi con il Jobs Act e con gli 80 euro elargiti alle fasce sociali più colpite dalla crisi. Peraltro, ora scopriamo il paradosso della restituzione di quella somma a carico di 1,7 milioni di italiani. La beffa è compiuta.</em></p>
<p><strong>E’ stato precisato che il partito nasce sostenendo il Governo e all’interno della maggioranza. Perché i fuoriusciti non sono rimasti a far valere le proprie idee all’interno del Pd? Non è un controsenso?</strong></p>
<p><em>Quel che appare un controsenso, ossia il collocarsi fuori dal Pd, che è il partito di maggioranza relativa e il maggior azionista del governo, con un atteggiamento di supporto all&#8217;esecutivo guidato da Gentiloni ha tuttavia una spiegazione. Gli scissionisti hanno sempre distinto la critica a Renzi dal destino del governo. Bersani ha indicato, ancor prima di scindersi, il termine della legislatura come traguardo. Per due motivi. Primo, per non apparire anche lui un rottamatore irresponsabile rispetto alle condizioni critiche in cui versa il Paese, e, in secondo luogo, per non mescolare le vicende interne al Pd con le sorti del governo. Sarà interessante vedere nel corso dei prossimi mesi, quando verranno al pettine nodi importanti come il tema della legge elettorale oppure quello finanziario, con i problemi connessi alla manovra di bilancio chiesta da Bruxelles, quanto terrà questa doppia valenza. Senza contare gli effetti delle imprevedibili sortite di Renzi che avrà tutto l&#8217;interesse ad accentuare il divario con i vecchi compagni di cordata, in verità mia amati e sempre mal sopportati.</em></p>
<p><strong><br />
Dalla frattura nel centrosinistra, il centrodestra cerca di contrapporre nuove formule organizzative per vincere le elezioni politiche. Lei è d’accordo sulla proposta di Gaetano Quagliarello di creare un partito di coalizione sul modello del partito repubblicano americano?</strong></p>
<p><em>Diciamolo con franchezza. Se a sinistra la situazione è quella che è, non è che sul versante di centrodestra le cose vadano meglio. Anzi. I protagonisti ogni giorno sembrano oscillare tra frasi non proprio amichevoli e scenari di possibili, future intese in chiave elettorale. Vorrei ancora una volta sottolineare i limiti di una visione che separa gli interessi, pur legittimi, di natura elettorale da una visione politica più ampia ed articolata, dalla ricerca di un progetto comune e condiviso, da una moderna concezione della politica che coniughi il rispetto della tradizione con la modernità, che individui una nuova gamma di valori cui ancorare la proposta agli italiani e che, in ultima analisi, sappia parlare al cuore  della gente, senza ridursi alla banalità, alla superficialità, ma, al contrario, alzando il livello del pensiero, analizzando in profondità le questioni etiche, sociali, economiche, quelle di un mondo globale in via di trasformazione sul piano geopolitico, denso di nuovi rischi e pericoli. Occorre fornire risposte adeguate ai tempi. Dove, ben inteso, l&#8217;interesse dell&#8217;Italia e per gli italiani deve tornare ad assumere valore principale. Riscoprire l&#8217;orgoglio di appartenenza significa recuperare una dimensione di Italianità ferita in questi anni dai falsi egualitarismi, da un edonismo sempre più pervasivo, dalla mancata valorizzazione di quella creatività connaturata alla natura e alla storia del nostro popolo. Questa riflessione mi porta a considerare  le proposte come quelle di Quagliariello interessanti ma non sufficienti ad avvicinare per esempio le posizioni di Forza Italia e della Lega spesso distanti fra loro. In più, innamorarsi di modelli stranieri come potrebbe essere il modello repubblicano negli USA, mi sembra più un esercizio accademico che un dato esportabile nella realtà italiana che è molto diversa da quella americana.</em></p>
<p><strong><br />
Perciò sono indispensabili le primarie di coalizione?</strong></p>
<p><em>Fin quando le primarie non saranno regolate da una legge, avremo sistemi spuri, sovente confusi, spesso soggetti a interferenze, suscettibili di mille contestazioni. Quindi, nella sostanza più divisivi di quanto si possa immaginare. Il venir meno dei partiti politici, l&#8217;affermarsi delle leadership fortemente personalizzate, l&#8217;azione penetrante dei social e la scomparsa dei luoghi del confronto e di formazione delle classi dirigenti, hanno, d&#8217;altro canto, fatto assumere alle primarie, sia pure nelle forme e nei limiti fin qui considerati, il ruolo di unico strumento di scelta e di selezione. Meglio, evidentemente, se si fanno primarie di coalizione quando si tratta di scegliere un candidato sindaco o presidente di regione o premier di governo. Resto comunque dell&#8217;avviso che bisogna tornare ai partiti,  riformarli  anche attraverso il loro riconoscimento  giuridico, e considerare  la politica come una missione/professione che chiede un percorso di formazione e di progressiva crescita nei livelli istituzionali. In Francia non si arriva nell&#8217;Assemblea nazionale se non si sono avute esperienze di amministrazione locale.</em></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong><strong>Come valuta la proposta di Giorgia Meloni di un unico listone del centrodestra per le prossime amministrative?</strong></p>
<p><em>Che dire? Può funzionare in alcune realtà e in altre meno. Alla buona volontà di unificare il centro destra, sempre se la scelta non sia meramente tattica, collegherei una diversa capacità di ascolto delle istanze territoriali. Noto, girando l&#8217;Italia, che nei territori la presenza civica si va diffondendo in maniera inversamente proporzionale al decrescere  della fiducia dei cittadini nei confronti delle forze politiche tradizionali. È&#8217; un dato dal quale non si può  certo prescindere.</em></p>
<p><strong><br />
Qual è il suo pensiero sul <em>Movimento nazionale per la sovranità </em>a cui hanno dato vita Gianni Alemanno e Francesco Storace?</strong></p>
<p><em>Come dicevo all&#8217;inizio, in poche settimane sono nati cinque nuovi partiti. Fra questi anche il  movimento di Alemanno e Storace. La frammentazione aumenta. La prospettiva proporzionalista la alimenta. A Destra, peraltro, dopo le note vicende che hanno segnato il destino di Alleanza Nazionale e del Pdl, il frazionismo ha assunto connotati devastanti. L&#8217;individualismo ha avuto il sopravvento. Tant&#8217;è che i tentativi di riunificazione sono finora falliti. Perché? bisogna chiedersi. Beh, io penso che sia mancata l&#8217;umiltà di una autocritica che approfondisse le cause della sconfitta, le ragioni di una dissoluzione amara e di una disgregazione, umana prima ancora che politica, di una intera comunità. Cose che la storia della nostra comunità non meritava. Tre anni fa, all&#8217;indomani delle elezioni politiche che avevano segnato il momento più critico della nostra vicenda politica, tentai con altri amici e intellettuali di area di elaborare la sconfitta e avviare una nuova fase partendo da un progetto culturale, da uno sforzo di lettura dei cambiamenti e delle novità epocali che la storia ci stava mettendo innanzi, per elaborare una nuova opzione politica e individuare una nuova classe dirigente da offrire all&#8217;Italia. Incontrammo difficoltà insormontabili come irrecuperabili apparvero i contrasti, le gelosie, i rancori. Capimmo allora che una nuova opzione politica faticava a germinare in un clima di quel tipo. Purtroppo la situazione da allora non è cambiata. Ora questo nuovo movimento persegue l&#8217;obiettivo, stando a quel che è emerso dal congresso, di riunificare il centro destra. Come? Frazionandolo ulteriormente? Alimentando nuovi antagonismi in un&#8217;area residuale senza la coscienza di una fase che si è irrimediabilmente chiusa? Mi domando perché mai non ci si impegni seriamente per una costituente che dia la stura a una opzione politica davvero nuova e alternativa, capace di elaborare proposte innovative, un linguaggio moderno, una visione della società e del bene comune che poggi su paradigmi &#8220;altri&#8221; rispetto a quelli del secolo scorso.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Come giudica il piano del Ministro Minniti per rispedire nei rispettivi paesi i clandestini irregolari?</strong></p>
<p><em>Vedremo se questo piano effettivamente avrà una sua concretezza. L&#8217;idea è giusta. Meglio tardi che mai, mi verrebbe da dire.<br />
</em><br />
<strong>L’acquisto dei voucher coinvolge migliaia di imprese di ogni tipo. Ma il Governo non fissa ancora la data del referendum abrogativo richiesto dalla CGIL. Qual è il suo giudizio?</strong></p>
<p><em>I vaucher, come ricorderà, furono introdotti dal governo Berlusconi. Purtroppo, in molti casi, se ne è fatto un uso distorto. Ampliandone l&#8217;ambito di applicazione in settori tra i più vari, hanno finito per snaturarsi, trasformandosi in molti casi in una sistema per aggirare le assunzioni. Occorrerebbe correggere le storture e restituirli alla funzione originaria. In questi termini è paradossale che il termine per lo svolgimento del referendum abrogativo non sia stato ancora fissato dal governo. Ma è altrettanto paradossale che il Parlamento non sia chiamato a riformare il sistema, il che potrebbe scongiurare il ricorso al referendum.</em></p>
<p><em><br />
</em><strong>E’ diventata una critica comune parlare male dei giornalisti, da Trump, alla Le Pen, ai 5 Stelle di casa nostra. Come lo spiega?</strong></p>
<p><em>Il giornalismo è molto cambiato negli ultimi anni. E non solo per effetto delle nuove tecnologie e delle nuove forme di comunicazione. Internet ha cambiato il mondo. Ricordarlo è persino banale. Ma, spiace dirlo, si è impoverita la stessa professione. L&#8217;editoria è in crisi da anni. I social  e i giornali on line hanno soppiantato l&#8217;informazione quotidiana della carta stampata. Si riducono costantemente i lettori dei quotidiani e si leggono sempre meno libri. La ricerca ossessiva dello scoop e della notizia che desta scandalo, anche se non adeguatamente verificata, invade la quotidianità. Siamo travolti dalla società liquida, per dirla con Zygmunt Bauman. In questa liquidità fluttuante si disperdono spesso i canoni delle deontologia professionale. Così non si reca un servizio alla informazione obiettiva. Qualcuno parla della stagione attuale come quella della post-verità. Un concetto che, a pensarci bene, racchiude tutto il malessere di cui stiamo discorrendo. Sull&#8217;altro piatto della bilancia, c&#8217;è però l&#8217;insofferenza verso la critica da parte del potere politico sempre più autoreferenziale e lontano dalla realtà. Distinguere tra il torto e la ragione  diventa spesso un’impresa per il cittadino. Questa difficoltà si tramuta in disaffezione tanto nei confronti dei giornalisti quanto dei politici.</em><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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