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	<title>Gli italianiLa discussione sulle primarie. Possono essere uno strumento utile soltanto se non si fa una cattiva copia di quelle americane &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La discussione sulle primarie. Possono essere uno strumento utile soltanto se non si fa una cattiva copia di quelle americane</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 14:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-discussione-sulle-primarie-possono-essere-uno-strumento-utile-soltanto-se-non-si-fa-una-cattiva-copia-di-quelle-americane/"><img width="318" height="159" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie.jpg 318w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie-300x150.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie-96x48.jpg 96w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a></p><hr /><p>Quando si vede Salvini improvvisare una consultazione da gazebo per decidere il princeps democratico per la Capitale, la prima reazione è il paragone con le primarie americane, organizzate e ufficializzate ben più di qualsivoglia tendone salviniano. Il quesito – uno dei quesiti – è: in che misura le primarie in Italia possono essere la risposta a un calo di democrazia all’interno dei partiti? Quanto sono invece promotrici di un moto personalistico all’interno degli stessi, nonché di altre distorsioni? Già in America, il Paese che diede i natali a questo istituto esportato con semplicità (e semplicismo) in Europa, le primarie hanno due tendenze prettamente antidemocratiche&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/la-discussione-sulle-primarie-possono-essere-uno-strumento-utile-soltanto-se-non-si-fa-una-cattiva-copia-di-quelle-americane/">La discussione sulle primarie. Possono essere uno strumento utile soltanto se non si fa una cattiva copia di quelle americane</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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<h1>Quando si vede Salvini improvvisare una consultazione da gazebo per decidere il <i id="yui_3_16_0_1_1456839150207_5735">princeps </i>democratico per la Capitale, la prima reazione è il paragone con le primarie americane, organizzate e ufficializzate ben più di qualsivoglia tendone salviniano.</h1>
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<p>Il quesito – uno dei quesiti – è: in che misura le primarie in Italia possono essere la risposta a un calo di democrazia all’interno dei partiti? Quanto sono invece promotrici di un moto personalistico all’interno degli stessi, nonché di altre distorsioni?</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1456839150207_5736">Già in America, il Paese che diede i natali a questo istituto esportato con semplicità (e semplicismo) in Europa, le primarie hanno due tendenze prettamente antidemocratiche – paradosso bello e buono, ma tant’è: incentivo alla corsa al centro, in cui la <i>medietas </i>(l’equilibrio) spesso e volentieri è sinonimo di <i>mediocrità</i>, e acclamazione popolare di leader preconfezionati, corroborati dal dibattito televisivo e affini. Di fatto, le primarie consentono che le leggi del <i>marketing</i> siano applicate a politiche locali e nazionali – affermazione valida anche per il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ben saputo rappresentare il <i>brand</i> di sé stesso, grazie ad una intelligente campagna tramite media e social, e l’utilizzo di slogan fabbricati <i>ad hoc</i>.</p>
<p>Ma come nascono le primarie? Lungi dal voler annoiare il lettore con una vuota ricognizione storica, è necessario risalire all’origine per capirne il senso. Conoscere per non idealizzare qualcosa solo perché <i>americano </i>(tendenza della sinistra), ma neanche stigmatizzarlo e demonizzarlo per lo stesso motivo (come si tende a fare a destra).</p>
<p>La prima volta delle primarie fu nel 1847, in Pennsylvania. Si ricorse a questo istituto per “bipartitizzare” una situazione di fatto monopartitica; infatti, dopo la Guerra Civile, negli Stati del Sud il partito repubblicano non era legittimato a presentarsi alle elezioni, e vi era solo il partito democratico. Per creare un dibattito e dare voce al pluralismo era necessario che fosse la base elettorale a decidere il candidato <i>all’interno del partito democratico</i>. Ecco come nacquero le primarie: da un’esigenza legata ad una contingenza storica ben precisa. Niente di più diverso dalla situazione italiana, da sempre eccezionalmente pluralista – di certo qui non manca il dibattito tra partiti.</p>
<p>Un’altra funzione che svolsero le primarie negli USA però è interessante da approfondire ai fini di un parallelismo con quelle di Roma; l’istituto fu usato a cavallo tra ‘800 e ‘900 anche per destrutturare le macchine-partito che controllavano la politica municipale e statale con metodi che definire corrotti è dir poco. Guardando gli atti delle commissioni distrettuali che avevano investigato il fenomeno, sembra di avere un <i>déja-vu</i> in riferimento alla questione Roma Capitale: manipolazione clientelare degli immigrati, corruzione politico-amministrativa capillare, attività illegali alla base del finanziamento dell’attività politica, alleanza con gruppi criminali e mafiosi, inquinamento malavitoso delle corti e controllo partitico delle cariche giudiziarie elettive. In questo contesto, facilmente traslabile in Italia, in particolare a Roma, le primarie servirono proprio a epurare i partiti da queste situazioni.</p>
<p>Alla luce di ciò, avrebbe senso auspicare l’introduzione per legge delle primarie? Dipende. Se le garanzie democratiche vengono rispettate e anzi incentivate, e se si vede un’inevitabile ondata di populismo come male minore rispetto alla corruzione dei partiti, allora sì. Se si prende, come sembra star accadendo, solo il peggio delle primarie (corsa al centro e demagogia finalizzata alla creazione di un leader) allora l’istituzionalizzazione rischia di essere un trapianto giuridico più dannoso che altro. Ci sono degli istituti che hanno senso solo laddove sono nati, e non possono essere semplicemente copiati da altri Stati: l’organismo potrebbe rigettare il trapianto, o addirittura venirne intaccato. Sembra che stia accadendo questo, ragion per cui una decisione formale che fissi le regole del gioco non è una cattiva idea per bloccare le degenerazioni di una prassi fotocopiata malamente dall’America.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-discussione-sulle-primarie-possono-essere-uno-strumento-utile-soltanto-se-non-si-fa-una-cattiva-copia-di-quelle-americane/"><img width="318" height="159" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie.jpg 318w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie-300x150.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/03/primarie-96x48.jpg 96w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a></p>]]></content:encoded>
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