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	<title>Gli italianiLa magistratura non può essere un soggetto politico attivo.Le leggi le fa il Parlamento &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>La magistratura non può essere un soggetto politico attivo.Le leggi le fa il Parlamento &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La magistratura non può essere un soggetto politico attivo.Le leggi le fa il Parlamento</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 17:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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        <title>La magistratura non può essere un soggetto politico attivo.Le leggi le fa il Parlamento</title>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-magistratura-non-puo-essere-un-soggetto-politico-attivo-le-leggi-le-fa-il-parlamento/"><img width="2160" height="1440" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati.jpg 2160w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati-1024x683.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati-1020x680.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/magistrati-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 2160px) 100vw, 2160px" /></a></p><hr /><p>Il  Montesquieu, nel XVII secolo, ripartiva i poteri dello Stato nel Legislativo spettante al Parlamento, nell’ Esecutivo spettante al Governo e nel Giudiziario spettante alla Magistratura. La sua teoria va inquadrata nel periodo c.d. illuminista in cui egli è vissuto, caratterizzato dall’esistenza di un sistema politico autoritario ed assolutistico che  accentrava nel sovrano i tre poteri. Nello Stato liberale la natura della giurisdizione è mutata da potere ad ordine perché la Magistratura, non essendo titolare della autonoma facoltà del  c.d. imperium,  esercita la sua funzione  nei limiti  previsti dalla Costituzione e  nel rispetto delle leggi emanate dal Potere Legislativo. Nella&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/la-magistratura-non-puo-essere-un-soggetto-politico-attivo-le-leggi-le-fa-il-parlamento/">La magistratura non può essere un soggetto politico attivo.Le leggi le fa il Parlamento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  Montesquieu, nel XVII secolo, ripartiva i poteri dello Stato nel Legislativo spettante al Parlamento, nell’ Esecutivo spettante al Governo e nel Giudiziario spettante alla Magistratura.</p>
<p>La sua teoria va inquadrata nel periodo c.d. illuminista in cui egli è vissuto, caratterizzato dall’esistenza di un sistema politico autoritario ed assolutistico che  accentrava nel sovrano i tre poteri.</p>
<p>Nello Stato liberale la natura della giurisdizione è mutata da potere ad ordine perché la Magistratura, non essendo titolare della autonoma facoltà del  c.d. i<em>mperium</em>,  esercita la sua funzione  nei limiti  previsti dalla Costituzione e  nel rispetto delle leggi emanate dal Potere Legislativo.</p>
<p>Nella nostra Costituzione tale principio trova attuazione nell’articolo 104 in cui si afferma che“ la Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” ( art: 104 ).</p>
<p>Dalla differente natura giuridica ne consegue, si badi bene, la sua limitata autonomia  e  la subordinazione di essa alle leggi dello Stato, fatti salvi i richiamati  principi di autonomia ed indipendenza.</p>
<p>E’ dunque erronea la convinzione che i  magistrati non siano assoggettabili ad alcun controllo sul merito, perché il merito risulta preventivamente fissato dalla legge.</p>
<p>L’art. 111, comma 6,Cost. recitare che “tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati”. E’ pacifico che tale principio  tuteli non solo  il compiuto esercizio dei diritti da parte di tutti i soggetti interessati al processo  ma anche il diritto alla conoscenza da parte di tutti gli altri cittadini, in nome dei quali la giustizia è amministrata.</p>
<p>In tal senso la pubblicità delle sentenze, consentendo la partecipazione popolare all’amministrazione della giustizia ( al riguardo si richiama l’incipit “in nome del popolo italiano” ),costituisce uno strumento di conoscenza e controllo del comune cittadino dell’operato del giudice.</p>
<p>Non si può a tal proposito tacere su alcuni improvvidi interventi del legislatore, ribaditi da varie sentenze della Suprema Corte di Cassazione, con i quali è stata destrutturata la motivazione nelle sentenze nel processo civile, che, oltre a” succinta” potrebbe essere “per relationem” con gli altri atti processuali.</p>
<p>E’ facilmente intuibile lo scopo di questi interventi, chiaramente finalizzati a ridurre l’enorme carico di pendenze dei processi civili, quasi la motivazione  fosse la principale causa dei ritardi.</p>
<p>Tuttavia solo gli addetti ai lavori hanno colto quanto sia grave se non illegittimo introdurre deroghe ai principi costituzionali della motivazione che rischia di vanificare l’impianto garantistico, perlomeno per quanto riguarda il processo civile.</p>
<p>Infatti strettamente legato all’obbligo della motivazione appare la tematica del “libero convincimento” del giudice.</p>
<p>Non si tratta di enunciazione di un  principio astratto dovendo il giudice evidenziare in sentenza o in tutti gli altri provvedimenti giurisdizionali  c.d. “ a forma vincolata” l’iter logico-giuridico sul quale il potere del suo libero convincimento si è fondato.</p>
<p>Queste previsioni dovrebbero in teoria garantire l’autonomia e la indipendenza del magistrato ed evitare, nel contempo, che il libero convincimento possa trasformarsi  in libero arbitrio, che costituisce  la vera  patologia del sistema processuale italiano e che i citati interventi legislativi,  per quanto riguarda il processo civile, certamente non aiutano ad eliminare.</p>
<p>Nel processo penale l’impianto normativo potrebbe sembrare perfetto se non intervenissero alcune varianti esogene negative che ne condizionano la piena applicabilità quali la esasperante lentezza dei processi, la radicale  politicizzazione di alcuni magistrati, la mancanza di  responsabilità conseguente ad atti posti in essere con colpa grave e la inesistenza di controlli esplicitamente finalizzati all’accertamento delle esistenti responsabilità.</p>
<p>Spesso i tre gradi di giudizio diventano addirittura cinque, in conseguenza di annullamenti con rinvio della Cassazione, per cui il cittadino, ingiustamente condannato, per ottenere giustizia, quando la riesca ad ottenere, si deve sottoporre ad un interminabile iter processuale che costituisce una vera e propria pena accessoria.</p>
<p>In tal senso  il citato incipit richiamato nelle sentenze pronunziate “ in nome del popolo italiano” appare una mera dichiarazione d’intenti, astratta e  senza un concreto contenuto.</p>
<p>E’  infatti  innegabile che spesso le sentenze pronunziate dai vari gradi di giudizio siano in  contrasto con il comune senso della giustizia del cittadino.</p>
<p>Sentenze clamorosamente errate in linea di diritto e di fatto e manifestamente  ingiuste, difformità di giudizi per casi simili, incertezza delle pene, motivazioni incongrue se non illogiche delle sentenze hanno ingenerato nel cittadino  la convinzione che la giurisdizione non sia all’altezza di rispondere alle proprie esigenze di sicurezza e tutela.</p>
<p>Questa diffusa mancanza di fiducia nella giustizia rischia di indebolire l’autorevolezza dello Stato  perché la certezza del diritto e delle pene  è un principio fondamentale  su cui  basare l’ordinato vivere sociale.</p>
<p>L’esito plebiscitario del referendum riguardante la responsabilità civile dei magistrati sembrerebbe testimoniare pienamente la scarsa fiducia di cui gode l’ attuale Ordine Giudiziario.</p>
<p>Che senso ha il richiamo nelle sentenze alla sovranità del popolo quando in realtà la Giustizia appare competenza esclusiva ed incontrollabile  di una ristretta categoria di soggetti, refrattari a qualsiasi critica e ad  alla possibilità di una sia pur minima riforma, erroneamente ritenuta  intollerabile intromissione.</p>
<p>E’ inspiegabile  come nessun rappresentante della Magistratura riesca a comprendere che persistere nella difesa dei propri privilegi, in un momento in cui tutti quelli delle altre categorie del pubblico impiego sono soggetti ad aspre censure, che nell’assumere continui atteggiamenti di scontro con gli altri poteri dello Stato per impedire di rendere l’amministrazione della giustizia più trasparente e condivisa, renderà sempre più impopolare la Magistratura e aprirà un solco sempre più ampio fra essa ed il Paese con conseguenze al momento imprevedibili.</p>
<p>Né aiutano a risolvere il problema le stonate ed ipocrite dichiarazioni di alcuni personaggi pseudo-garantisti che, per  propria convenienza o per una malcelata <em>captatio benevolentiae</em>, quando i verdetti risultano in linea con  loro interessi politici, proclamano con enfasi  che le sentenze non si criticano ma vanno rispettate ( salvo poi cambiare ovviamente parere, come è accaduto, qualora le pronunzie risultassero a loro avverse  ).</p>
<p>Peraltro non sembra sia previsto in alcuna  norma primaria o secondaria  il principio della infallibilità del giudice.</p>
<p>In verità essi o  non  capiscono o, più probabilmente, fingono  di non capire che in democrazia è permesso di esprimere le proprie opinioni anche nei confronti dell’operato dei giudici, tanto più che, a questi, pur non essendo teoricamente soggetti” legibus soluti”,  è concessa la   facoltà di criticare i legittimi  atti di esclusiva competenza degli Organi Istituzionali, in dispregio al  rispetto loro dovuto ed al principio costituzionale della divisione dei Poteri.</p>
<p>E’ proprio difficile capire che avere una Giustizia efficiente ed imparziale è  interesse generale di tutti ( anche dei tanti magistrati che fanno meritevolmente il  loro dovere)  e che  prima o poi potrebbe capitare a ognuno  di noi di essere vittime della  “mala”  giustizia?</p>
<p>La verità è che in uno Stato in cui la classe politica appare sempre meno  credibile ed in preda ad una evidente crisi morale, che la rende vulnerabile sotto il profilo giudiziario, la Magistratura si è sentita legittimata a  riempire il vuoto  istituzionale esistente debordando dalle sue attribuzioni per supplire quelle degli altri Poteri.</p>
<p>Ne consegue che, essa, straripando dalla sua doverosa posizione di terzietà, sta assumendo o quanto meno tende sempre più ad assumere il profilo di soggetto politico .</p>
<p>La tradizionale figura del Magistrato che conduceva, secondo  una sentita etica professionale, una vita riservata, senza eccessive esposizioni personali e mediatiche, a garanzia dell’imparzialità delle sue funzioni, meritandosi così  il rispetto di tutti, appare  uno sbiadita memoria  di una Italia che non esiste più.</p>
<p>Il comportamento dei magistrati ai nostri giorni è profondamente mutato sia nella forma che nella sostanza.</p>
<p><em> </em>La esclamazione di Cicerone<em> “ o tempora, o mores</em>, appare purtroppo ancora  attuale.</p>
<p>Sono tempi questi in cui al cittadino disorientato  tocca   assistere al protagonismo di alcuni Magistrati alla frenetica ricerca  di una notorietà e di una  popolarità mediatica,  alla costruzione di casi giudiziari eclatanti destinati a finire nel nulla, ad anticipazioni di sentenze su quotidiani, ad  interventi  diffusi sui mass media in convegni e riunioni politiche, il tutto il più delle volte finalizzato ad una futura entrata nella politica militante, senza che nessuno, e meno che mai l’Organo di autogoverno, trovi il coraggio o  la dignità  di intervenire per ripristinare un minimo di sobrietà e di responsabilità .</p>
<p>Il numero sempre crescente di magistrati che vanno ad occupare importanti posizioni politiche sia in Parlamento sia in altri importanti incarichi istituzionali ( Comuni,  Regioni ecc.), la loro  massiccia presenza nell’ambito  dei centri decisionali  dei vari Dicasteri ( Gabinetti , Uffici legali ) pone in evidenza un preoccupante fenomeno di occupazione del potere esecutivo da parte della magistratura, fenomeno, che pur non essendo intrinsecamente illegittimo, costituisce una prova indiretta della vocazione politica dell’ordine giudiziario.</p>
<p>In verità a pochi cittadini può risultare comprensibile quale sia la concreta funzione dell’Associazione Magistrati, a parte quella di censurare, talvolta aspramente, i provvedimenti normativi  in aperto dissenso con il Parlamento, i cui atti essa, invece, avrebbe il dovere, per effetto della vigente Costituzione, di rispettare e di far rispettare.</p>
<p>Si è detto che In Italia vige il principio per cui il giudice è sottoposto solo alla legge, ma anche tale principio appare una mera dichiarazione astratta dal momento che poi la legge viene criticata e interpretata  spesso in maniera difforme dal significato originario.</p>
<p>Non è raro infatti il caso di processi in cui attraverso interpretazioni “<em>ultra legem”</em> si manipola  o si disapplica la norma in violazione al principio su richiamato per motivi che appaiono estranei alla giustizia.</p>
<p>La questione è di fondamentale rilevanza perché la  inosservanza del principio della soggezione del giudice alla legge costituisce una evidente violazione al dettato costituzionale.</p>
<p>La stessa Suprema Corte, nell’esercitare la sua funzione nomofilattica, sempre più spesso stravolge il senso e la portata delle leggi, in contrasto con la volontà espressa dal legislatore.</p>
<p>E questo significa rispettare la Costituzione e le leggi dello Stato?</p>
<p>Dall’inchiesta di Mani Pulite in poi il Paese ha  vissuto una rivoluzione copernicana nell’equilibrio dei Poteri con una classe politica che volontariamente ha assunto posizioni sempre più subordinate se non supine all’ ordine giudiziario.</p>
<p>E’ ancora vivo il ricordo della famosa frase di un componente della Procura di Milano,  al tempo dell’indagine c.d. “Mani Pulite”, che dichiarò che i magistrati avrebbero “rivoltata l’Italia come un calzino” .</p>
<p>Questo atteggiamento , a prescindere dal  degrado morale in cui versava e purtroppo ancora versa il Paese, difficilmente si concilia con l’equilibrio e la riservatezza che qualsiasi magistrato, sia inquirente che giudicante, ha il  dovere di mostrare.</p>
<p>E’ un Paese normale quello in cui alcuni  Magistrati,  per contestare legittimi provvedimenti del Governo, si presentano davanti  alle telecamere sventolando copie della Costituzione o cartelli con frasi critiche, in palese violazione ai principi più elementari del diritto costituzionale?</p>
<p>E’ coerente con il principio previsto dall’art. 111, comma 2 della Costituzione ( giudice terzo ed imparziale ) che magistrati, politicamente schierati,  chiamati a giudicare imputati appartenenti a schieramenti politici avversi,  si guardino bene dall’astenersi dal processo in violazione della citata norma, con l’aggravante che la stessa Magistratura quasi mai accoglie una eventuale istanza di ricusazione pur in  presenza   della c.d.  “legittima suspicione”  per evidente mancanza di imparzialità da parte del giudice?</p>
<p>E che dire della famosa frase pronunziata dall’allora Procuratore  della Repubblica di Milano,” resistere, resistere, resistere”, che rappresentò  una aperta istigazione alla ribellione contro i poteri costituiti e che fu sventolata addirittura come una epica dimostrazione di legalità.</p>
<p>Una domanda: se questa frase fosse stata pronunziata da un cittadino comune  contro le Istituzioni ( compresa la Magistratura ), quali conseguenze ne sarebbero derivate per lui in ordine alla eventuale rilevanza penale delle sua parole?</p>
<p>Nell’ambito della magistratura esistono correnti che, agendo come veri e propri  cloni dei partiti politici,  spesso orientano l’attività dell’intera categoria con il pericolo, non solo teorico, di condizionare il principio di indipendenza e del libero convincimento del giudice.</p>
<p>Certo è paradossale che mentre i membri del Parlamento debbano comunque rispondere dell’attività svolta al popolo titolare del suffragio elettorale, la Magistratura, composta da soggetti non eletti ma da semplici vincitori di pubblici concorsi, non sia responsabile del suo operato e goda di fatto di anacronistiche quanto inopportune prerogative se non di una vera e propria immunità.</p>
<p>Orbene ora più che mai è necessario  ricondurre  la Magistratura nell’alveo di un corretto assetto costituzionale, procedendo, senza ulteriori indugi, alle  opportune riforme che assicurino  imparzialità, efficienza e terzietà dell’ordine giudiziario.</p>
<p>La prima urgente riforma riguarda il CSM.</p>
<p>Esso, come è noto, è un organo di autogoverno, che ha lo scopo di garantire l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autonomia_(magistratura)">autonomia</a> e l&#8217;indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stato">Stato</a> e di provvedere a tutte le incombenze di governo e di disciplina dei Magistrati.</p>
<p>Il Consiglio si è dimostrato  inadeguato a far fronte alle complesse problematiche della Giustizia ed alle esigenze di garantirne la ortodossia costituzionale,  apparendo più che altro come un organismo  di tutela delle prerogative e dei privilegi dei magistrati nonchè come una vera e propria “camera di compensazione” delle varie correnti politiche della magistratura.</p>
<p>La dottrina si è per anni divisa sulla individuazione delle specifiche funzioni del Consiglio , tanto più che l&#8217;esercizio di alcuni poteri,  non esplicitamente menzionati in Costituzione, ha più volte causato tensioni con settori del mondo politico.</p>
<p>E’ pertanto necessario riformare e disciplinare  l’Organo  sia meglio definendo le sue funzioni sia  modificando la sua  composizione ( art. 104 Cost. ), oggi fortemente politicizzata, in modo da  garantirne la obiettività  e la credibilità.</p>
<p>Sulla separazione delle carriere e sulla progressione meritocratica di esse, provvedimenti indispensabili  per una crescita etica e professionale della Magistratura,, sono stati consumati fiumi di inchiostro senza alcun risultato, per la ferma opposizione dei Magistrati che sembrerebbero in grado di imporre  il loro dissenso al Potere  legislativo.</p>
<p>Ancora più essenziale è la eliminazione (per lo meno sotto il profilo formale) della ripartizione dell’Associazione magistrati secondo dichiarati orientamenti politici, che costituisce un vulnus letale alla imparzialità ed alla trasparenza della giurisdizione.</p>
<p>In tal senso non si comprende perché ai militari che svolgono funzioni ben diverse dai magistrati è fatto divieto  di esprimere le proprie idee politiche mentre tale facoltà è concessa ai magistrati che per il loro dovere di imparzialità dovrebbero astenersi da dichiarazioni di appartenenza a precise  aree politiche.</p>
<p>Forse i militari sono considerati cittadini di serie B mentre la categoria dei magistrati può godere di privilegi e prerogative maggiori di quelli concessi agli altri dipendenti dello Stato senza che ciò appaia quanto meno singolare  e discriminante?</p>
<p>Quando i Poteri costituiti finiranno di balbettare  e troveranno la determinazione di realizzare una riforma che renda la Giustizia efficiente e credibile, ma soprattutto quando una parte della Magistratura finirà di considerarsi soggetti unti dal Signore,  deputati alla missione catartica del Paese, anzicchè  semplici Servitori dello Stato cui è affidata la nobile e delicata funzione di amministrare la Giustizia in nome del popolo italiano ?</p>
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