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	<title>Gli italianiLa storia del tabacco a Roma . Fu un cardinale, Santacroce, a portarlo in città &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La storia del tabacco a Roma . Fu un cardinale, Santacroce, a portarlo in città</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 17:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio venditti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-storia-del-tabacco-a-roma-fu-un-cardinale-santacroce-a-portarlo-in-citta/"><img width="438" height="329" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco.jpg 438w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 438px) 100vw, 438px" /></a></p><hr /><p>L’ingresso a Roma del tabacco è avvenuto in tutta “religiosità”. Inizialmente fu chiamato “Erba Santacroce” dal nome del suo importatore, il cardinale Prospero Santacroce Publicola, appartenente alla nobile famiglia romana che si vantava di discendere da Valerio Pubblicola che aveva contribuito a cacciare da Roma Tarquinio il Superbo. Il cardinale, nunzio in Portogallo, nel 1561 in Portogallo aveva conosciuto  quell’”erba nicotina” che l’ambasciatore francese Jean Nicot aveva piantato nei giardini reali di Lisbona e alla quale si attribuivano virtù medicinali per la cura di innumerevoli malattie, tanto da chiamarla “erba santa”. Dopo l’abitudine di masticare le foglie e di fumarle&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ingresso a Roma del tabacco è avvenuto in tutta “religiosità”. Inizialmente fu chiamato <em>“Erba Santacroce”</em> dal nome del suo importatore, il cardinale Prospero Santacroce Publicola, appartenente alla nobile famiglia romana che si vantava di discendere da Valerio Pubblicola che aveva contribuito a cacciare da Roma Tarquinio il Superbo. Il cardinale, nunzio in Portogallo, nel 1561 in Portogallo aveva conosciuto  quell’<em>”erba nicotina”</em> che l’ambasciatore francese Jean Nicot aveva piantato nei giardini reali di Lisbona e alla quale si attribuivano virtù medicinali per la cura di innumerevoli malattie, tanto da chiamarla <em>“erba santa”</em>. Dopo l’abitudine di masticare le foglie e di fumarle nelle pipe, subentrò l’uso di fiutare il tabacco, che gli scienziati dell’epoca battezzarono con il nome di <em>“clisterium nasi”</em>.</p>
<p>Appena importato a Roma, il consumo si propagò talmente che il numero delle botteghe di vendita dei tabacchi superò quelle delle osterie e dei forni.</p>
<p>Il “merito” del cardinale Santacroce fu ricordato per lungo tempo dai gestori degli spacci di tabacco, ponendo sull’insegna della bottega una croce bianca, a volte formata dalla sovrapposizione di due candide fettucce.</p>
<p>L’uso del tabacco fu raccomandato come antifrodisiaco nel ‘600 da Benedetto Stella, che nel suo “De abusu Tabaci”, che scriveva: “L’uso del tabacco moderatamente preso, non solo è utile, ma anche necessario a’ Preti, Monache, o Frati, ed altri Religiosi, che devono e desiderano menar vita casta e reprimere que’ moti sensuali che cotanto infastidiscono… E’ bene che essi lo prendano ad imitazione di quel gran Servo di Dio de’ nostri tempi, il P. Giuseppe da Copertino”. Infatti nella causa della sua beatificazione si specificò che il santo usava il tabacco “ad occurrendas carnis tentationes” (per combattere la libidine).</p>
<p>L’uso del tabacco non ha avuto sempre vita facile a Roma: fu saltuariamente proibito da qualche pontefice, ma senza successo. Urbano VIII nel 1630 parla di scomunica per i fumatori e nel 1650 Innocenzo X minacciò di scomunicare chi avesse ardito prendere il tabacco nella Basilica di San Pietro.</p>
<p>Pasquino intervenne subito con un sar­castico commento: ”<em>Contra folium, quod vento rapitur, osten­dis potentiam tuam, et stipulam siccam persequeris</em> ( Fai sfoggio della tua forza contro una foglia portata via dal vento e perseguiti una pagliuzza secca ).</p>
<p>Il papa giudicò molto spiritosa la frecciata e fece sapere che ne avrebbe conosciuto volentieri l’autore. Ai piedi di Pasquino si trovò una sola paroletta: « Job, 13, 25 », il nome latino di Giobbe, autore di quei versetti che parevano scritti apposta. Innocenzo X promise un grosso premio all’autore se si fosse palesato, ma questi non abboccò e sotto Pasquino mise solo un altro cartello che diceva: « Gratis ». Evidentemente non aveva dimenticato quello che era capitato ad un suo predecessore che aveva scritto una feroce pasquinata sulla sorella di Sisto V, ex lavandaia: il papa aveva promesso una bella ricompensa e, quando l’incauto si presentò a ritirarla, gliela consegnò ma subito dopo gli fece taglfare la mano destra.</p>
<p>Nel 1655 Alessandro VII istituì la privativa del tabacco, confermata nel 1744 da Benedetto XIV. In quegli anni l’edificio per la lavorazione del greggio si trovava nell’odierna via Garibaldi. La privativa e l’appalto del tabacco, aboliti da Benedetto XIV nel 1758 <em>“per essere cosa mal fatta gravare di fisco un piacere non riprovevole”, </em>fu ripristinata, insieme a quella del sale, dal Governo imperiale francese, che spostò la fabbrica nei locali attigui alla chiesa di S. Cate­rina da Siena a Magnanapoli, trasferita da Pio VII nel 1814 nel monastero delle Convertite e, intorno al 1820, in parte di quello di S. Margherita a piazza S. Apol­lonia. Da qui ebbe sede nel palazzo Lante.</p>
<p>Nel 1831 Gregorio XVI affidò la privativa del tabacco ad una amministrazione cointeressata, composta dappri­ma da Carlo e Marino Torlonia e dal marchese Camillo Pizzardi, in seguito dal solo Alessandro Torlonia, nominato amministratore esclusivo con l’impegno di ver­sare all’erario la somma di 50.000 scudi come parziale contributo per la costruzione di una nuova manifattura.</p>
<p>Dopo il 1839 il magazzino dei greggi fu trasferito nei locali dell’Ospe­dale dell’Arciconfraternita di S.Maria dell’Orto.</p>
<p>L’11 maggio 1851 Roma fu al centro di una clamorosa iniziativa “patriottica” contro il fumo per infliggere un duro colpo ai proventi dello Stato Pontificio. In quell’occasione, come annotava il principe Agostino Chigi, nel suo <em>“Diario”,</em> <em>“da vari giorni a questa parte degli individui sconosciuti, incontrando per le strade delle persone che fumano, intimano loro di desistere anche con qualche minaccia. La cosa comincia a venire a noia ai pacifici e tranquilli cittadini”.</em> La situazione non cambiò il giorno successivo<em>: “Una certa intimidazione fa sì che molti si astengano dal fumare per la strada ed effettivamente (per quanto si assicura) lo spaccio dei sigari in questi giorni è notevolmente diminuito”.</em></p>
<p>La rivolta <em>“no smoking”</em> produsse gli effetti sperati, tanto che uno dei principali tabaccai di Roma vide precipitare gli incassi da 17 a 4 scudi giornalieri.</p>
<p>Non mancò la risposta decisa degli sbirri, che iniziarono a fumare platealmente lungo il Corso nella speranza di arrestare qualche rivoluzionario. Vicino alla chiesa di San Pantaleo due giovani che, non riconoscendoli, avevano invitato due sbirri a non fumare, furono arrestati e <em>“staffilati in buona regola”.</em></p>
<p>Il 16 maggio il cardinale Antonelli fece affiggere una notificazione con la quale si minacciavano pene da infliggere con giudizio sommario ai <em>“perturbatori del fumo”. </em>Cinque giorni dopo il Chigi ci fa sapere che <em>“è stato condannato all’opera per venti anni, in virtù dell’Ultima Notificazione della Segreteria di Stato, un tale Ercoli, giovane merciaio, per aver tentato di impedire ad un altro, anche con minaccia, di fumare”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 1855 venne istituita la Re­gìa pontificia del sale e del tabacco, presieduta dal marchese Giuseppe Ferraioli. Tre anni dopo il reparto lavorazione sigari scelti Vir­ginia e gli uffici amministrativi si trasferirono nell’Ospi­zio di S. Michele, prima di essere definitivamente riuni­ti nel palazzo di piazza Mastai, costruito nel 1863 dal­l’architetto Antonio Sarti. L’interno della manifattura, oltre ai seminterrati, si articolava su tre piani e intorno a cinque grandi cortili. Nel 1867 la fabbrica era completamente at­trezzata.</p>
<p>La fabbrica pontificia prospettava su una via stretta, che rendeva difficoltoso il carico e scarico delle materie prime. Per ovviare a questi inconvenienti fu deciso di aprire una piazza davanti alla fabbrica ed una comoda strada, via Mastai, l’odierna via Merry del Val.</p>
<p>I lavori, che iniziarono nel marzo 1863, furono affidati ad Andrea Busiri Vici. La piazza, che prese il nome di papa Mastai, fu abbellita da alberi e da una fontana centrale<em>.</em><strong> </strong></p>
<p><strong>Fu scelto il luogo dell’attuale piazza Mastai, dove all’epoca si estendevano solo orti e che risultava vicino al porto fluviale di Ripa Grande, dove arrivavano i carichi di tabacco provenienti da oltre oceano. La Manifattura fu realizzata tra il 1860 e il 1863, si progetto  di Antonio Sarti. E’ in tardo stile neoclassico, con la facciata ornata al centro da otto semicolonne doriche su alta base bugnata, sovrastate da trabeazione e timpano triangolare. Sulla trabeazione corre la dedica: PIUS IX P M OFFICINAM NICOTIANIS FOLIIS ELABORANDIS A SLO EXTRUXIT ANNO MDCCCLXIII. Sopra le finestre del primo piano, tra le colonne si notano tre stemmi: quello al centro è di Pio IX, a sinistra c’è quello della Camera Apostolica e a destra quello di monsignor Ferrari, allora Ministro delle Finanze. In origine l’edificio era molto più lungo e il prospetto si estendeva per 178 metri, grazie a due edifici laterali in seguito demoliti. Il portale risulta piuttosto basso, rispetto al maestoso edificio, tanto è vero che Pio IX, durante la sua visita del 14 ottobre 1869, si lasciò andare a una battuta ironica: “Adesso che sono entrato dalla finestra, fatemi vedere dov&#8217;è la porta d’uscita!”</strong></p>
<p><strong>All’architetto Andrea Busiri Vici fu affidata la realizzazione del cosiddetto “Quartiere Mastai”, con una serie di case ad affitto ridotto da destinare ad abitazione del personale della fabbrica.</strong></p>
<p><strong>Busiri Vici progettò anche la fontana al centro della piazza, alimentata con l’Acqua Paola proveniente dal Fontanone del Gianicolo. La fontana fu realizzata nel 1865 e poggia su un basamento con tre gradini. Gli elementi architettonici si rifanno al repertorio tardo rinascimentale di Giacomo della Porta, mentre la decorazione guarda al barocco romano. Sicuramente l’architetto trasse ispirazione dalla fontana più celebre del rione, quella davanti alla chiesa di Santa Maria in Trastevere.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel 1927 la Manifattura dei Tabacchi venne ristrutturata e divenne sede dei Monopoli di Stato. Negli anni cinquanta del Novecento furono demoliti gli edifici laterali e costruiti nuovi palazzi. La manifattura venne trasferita alla Garbatella.</strong></p>
<p>Trastevere e il tabacco sono legati da una lunga tradizione: già nel Seicento l’edificio per la lavorazione del greggio si trovava dove oggi è via Garibaldi. Dopo vari spostamenti, nel XIX secolo i tabacchi erano lavorati e depositati in tre diversi edifici del Rione: presso Santa Margherita per quanto riguarda i tabacchi da fiuto, in un locale del San Michele, dove si facevano i sigari forti e in un ambiente dell&#8217;Ospedale di Santa Maria dell&#8217;Orto per i sigari leggeri. Nel 1959 tutti questi opifici erano in pessime condizioni e Pio IX decise di far realizzare un unico, imponente edificio, la Manifattura Pontificia dei Tabacchi.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-storia-del-tabacco-a-roma-fu-un-cardinale-santacroce-a-portarlo-in-citta/"><img width="438" height="329" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco.jpg 438w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/tabacco-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 438px) 100vw, 438px" /></a></p>]]></content:encoded>
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