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	<title>Gli italianiLa storia incredibile di due sopravvissuti alla foiba &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La storia incredibile di due sopravvissuti alla foiba</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Aug 2019 22:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-storia-incredibile-due-sopravvissuti-alla-foiba/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>La Rai lo scoprì più di mezzo secolo dopo, che esisteva un uomo uscito viva da una foiba. La sua intervista con Giovanni Minoli, in cui raccontava le torture dei titini, le mitragliate , il salto nel vuoto e la risalita a notte fonda, gli valse l’Oscar tv 2005 come “personaggio dell’anno”. Si chiamava Graziano Udovisi, era di Pola, dopo l’esodo visse a Reggio Emilia e fece il maestro. Lo conobbi agli inizi degli anni ‘90 e di lui ricordo la calma olimpica, piena di fatalismo, con cui raccontava la sua storia. Ma anche la straordinaria rettitudine e la fierezza di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">La Rai lo scoprì più di mezzo secolo dopo, che esisteva un uomo uscito viva da una foiba.</div>
<div dir="ltr">La sua intervista con Giovanni Minoli, in cui raccontava le torture dei titini, le mitragliate , il salto nel vuoto e la risalita a notte fonda, gli valse l’Oscar tv 2005 come “personaggio dell’anno”.</div>
<div dir="ltr">Si chiamava Graziano Udovisi, era di Pola, dopo l’esodo visse a Reggio Emilia e fece il maestro.<br />
Lo conobbi agli inizi degli anni ‘90 e di lui ricordo la calma olimpica, piena di fatalismo, con cui raccontava la sua storia. Ma anche la straordinaria rettitudine e la fierezza di avere fatto sempre e solo il suo dovere di italiano.<br />
Me lo fece conoscere Luigi Papo. Erano stati entrambi volontari nella MDT (Milizia Difesa Territoriale) e per questo entrambi furono dichiarati “criminali” dalla Yugoslavia di Tito.<br />
Ma se Udovisi era orgoglioso della condanna titina, provava invece rabbia per quella subita in Italia e raccontò: “Fui tra i primi ad andare a Vines a riconoscere i morti della prima grande foiba scoperta nel ‘43. Fu quell&#8217;orrore che mi convinse ad arruolarmi nel secondo reggimento della MDT che Libero Sauro, il figlio dell’eroe Nazario, stava costituendo per fronteggiare le truppe di Tito. Lo feci per l’Italia, per salvare la nostra gente e la nostra terra da quelli che volevano portarcela via. Eppure nel 1945 il Tribunale di Trieste, allora sotto Governo alleato, mi dichiarò collaborazionista e mi feci due anni di galera. Un’umiliazione insopportabile”.</div>
<div dir="ltr">Chissà se i suoi giudici sapevano che l’uomo che avevano condannato, all’epoca appena ventenne, era sopravvissuto alla foiba solo qualche mese prima&#8230;</div>
<div dir="ltr">Era il 5 maggio quando il tenente Graziano Udovisi, deposte le armi, si era consegnato spontaneamente prigioniero al Comando partigiano di Pola. Non aveva nulla da rimproverarsi ma essere un soldato e un italiano era una colpa per gli uomini con la stella rossa: imprigionato e ammanettato con del filo di ferro, venne trasferito a piedi a Dignano, ad una decina di chilometri da Pola. Percosso più volte durante ripetuti interrogatori, costretto ad ingoiare sassi, divenne quasi sordo per le botte ed i colpi di pistola esplosigli intenzionalmente vicino alle orecchie fino a fargli saltare i timpani.</div>
<div dir="ltr">Ancora a piedi, ma senza le scarpe che avevano provveduto a rubargli, fu condotto con gli altri prigionieri fino a Pozzo Littorio, ai piedi di Albona, ove venne rinchiuso nella palestra di una scuola: qui stavano altri giovani italiani che venivano costretti a correre a testa bassa e a schiantarsi contro la parete. Fatti rinvenire, pesti e sanguinanti, a secchi d&#8217;acqua e calci, dovevano ripetere la corsa.</div>
<div dir="ltr">La notte del 12 maggio i prigionieri furono spostati a Fianona, spogliati di tutto salvo i pantaloni, rinchiusi in una stanzetta di quattro metri per tre, in trenta, privi di cibo. Chiesero dell’acqua ma fu dato loro un fiasco pieno d’urina.</div>
<div dir="ltr">Poi vennero le torture, i corpi dei moribondi resi carne da macello, il sangue che aveva tinto di rosso il pavimento e le pareti, ancora botte, cinghiate, il calvario verso la foiba che Udovisi raccontò così e al quale non c’è davvero nulla da aggiungere&#8230;</div>
<div dir="ltr">“ È ancora buio. Vengo sospinto sul terreno in pendenza e nel contempo una mano indugia sui pantaloni, si sofferma sulla cintura e me la sfila. “Questa ormai non ti serve più” è l’acida osservazione.</div>
<div dir="ltr">Con il cuore in tumulto scruto intorno per capire il nostro destino. Ed ecco lì, lo vedo, quasi sento il suo respiro.</div>
<div dir="ltr">C’è una roccia ai miei piedi, bianca, che scende verticale e si perde in una grande fossa scura, voragine già conosciuta in altra parte, non lontana da qui.</div>
<div dir="ltr">Madonna, Madonna mia! È la foiba!</div>
<div dir="ltr">Benedetta Italia, è un delitto amarti! (&#8230;)</div>
<div dir="ltr">“Siamo pronti, il masso è legato al collo” dicono alcune voci. “A morte i traditori! Smrt fasismu, sloboda narodu. Morte al fascismo, libertà ai popoli”. L’improvviso grido è come un ululato. Il mortale crepitìo delle armi è assordante, vedo la fiamma uscire dalla canna di uno dei mitragliatori puntato su di noi. Mi sento spingere, non attendo oltre, mi butto nell’orrendo buco come se spettasse a lui proteggermi dallo strazio delle pallottole. Cado su di un ramo sporgente che sembra trattenermi, ma subito si strappa e rovina con me. Precipito in quella gola nera. Un tonfo, più tonfi e l’acqua si chiude su di noi. (&#8230;)  È la fine, sto soffocando, annegando, devo respirare. Mi divincolo. Il lungo ferro che legava tutti noi non mi trattiene, anche la mano bagnata e scivolosa per il sangue rappreso riesco a liberarla. (&#8230;) Tocco una zolla erbosa, no è una testa e tra le mie dita ci sono i capelli. Afferro e tiro verso di me quel corpo quasi inerte. Risaliamo insieme&#8230;mi porto sotto la roccia e mi fermo a ridosso di questa, aggrappato ad una fessura. (&#8230;)</div>
<div dir="ltr">Un leggero tonfo ed uno spruzzo vicino mi avvisano che qualcosa è stato gettato. Un sasso? No, una bomba a mano a tempo esplode in profondità, l’onda d’urto ci fa traballare. Un’altra bomba scoppia a pelo d’acqua , ma sul limite opposto. Giungono minute schegge incandescenti sul viso, sulla testa che non recano danno&#8230; (&#8230;)</div>
<div dir="ltr">Se ne sono andati. Staremo qui per tutto il giorno, vicino ai nostri infelici e sfortunati compagni. Pregheremo insieme, pregheremo per loro. A sera tenteremo l’arrampicata e poi, con l’aiuto di Dio, ci incammineremmo.</div>
<div dir="ltr">Le nostre case sono tanto lontane!”</div>
<div dir="ltr">Entrambi riuscirono a tornare a casa, camminando di notte nei boschi e nascondendosi di giorno. Udovisi tornò a Pola che poi lasciò da esule. Il suo compagno si chiamava Giovanni Radeticchio, era di Sissano, vicino a Pola. Tornato a casa, il padre lo nascose in cantina facendo credere a tutti che fosse morto o scomparso, finché a luglio si spostò a Trieste, occupata dagli angloamericani, dove raccontò la sua storia in un memoriale datato 23/7/45 depositato alla Croce Rossa.</div>
<div dir="ltr">“Fummo legati a due a due e poi tutti assieme, in sei. Per la strada ancora colpi e se si cadeva ci facevano rialzare a colpi di moschetto e di bastone. Siamo arrivati vicino alla foiba, uno andò a vedere da dove potevano buttarci dentro e ci chiese: ‘Siete contenti di andare in foiba?’. Poi mollarono il ferro che ci legava tutti e sei e ci legarono un sasso con un filo di ferro alle mani che erano sempre legate dietro la schiena, quindi ci fecero camminare verso la foiba, uno alla volta. Io sono stato il secondo, quando arrivai vicino alla foiba mi sono fermato un momento: allora uno che era su una roccia, a 15 metri da me, cominciò a sparare col mitra, ma senza mira, è così sparò sul ferro che legava il mio sasso; mi sono buttato dentro la foiba e caddi nell’acqua sprofondando forse dei metri sotto e sempre con le mani legate; cominciai a nuotare con le gambe  finché mi sono avvicinato sotto la roccia e sono rimasto sotto sotto, fermo finché buttarono gli altri 4 miei compagni&#8230;”</div>
<div dir="ltr">Erano tutti militi della MDT: si chiamavano Felice Cossi, Natale Mazzuca, Carlo Radolovich, Giuseppe Sabatti.</div>
<div dir="ltr">Giovanni Radeticchio, “Nini” per gli amici, “colpevole” di essere stato al servizio della RSI,  non avendo trovato lavoro nè solidarietà dai fratelli italiani, finì esule in Australia, dove, consunto dai postumi delle ferite e delle contusioni degli organi interni, morì di stenti invalido e senza pensione nel 1970.</div>
<div dir="ltr">Un giorno del 2010 Graziano Udovisi ha smesso di raccontare a noi la loro incredibile storia, ma ha ritrovato Giovanni che lo aspettava lassù , in angolo del cielo.</div>
<div dir="ltr"></div>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-storia-incredibile-due-sopravvissuti-alla-foiba/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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