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	<title>Gli italianiL&#8217;area sacra di Torre Argentina (Roma) aperta al pubblico &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>L&#8217;area sacra di Torre Argentina (Roma) aperta al pubblico</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 09:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/larea-sacra-torre-argentina-roma-aperta-al-pubblico/"><img width="4096" height="2732" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2.jpg 4096w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-1024x683.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-1020x680.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 4096px) 100vw, 4096px" /></a></p><hr /><p>Tra il 1926 e il 1929 il Governatorato di Roma effettuò la demolizione del quartiere compreso tra via del Teatro Argentina, via Florida, via S. Nicola de&#8217; Cesarini e corso Vittorio Emanuele II, allo scopo di costruire nuovi edifici. Furono spazzate via importanti vestigia del passato, ma venne riportata alla luce una vasta piazza lastricata su cui sorgono quattro templi di epoca repubblicana, che gli archeologi indicarono con le prime quattro lettere dell&#8217;alfabeto in attesa di identificazione certa: il tempio C, degli inizi del III sec. a.C., dedicato probabilmente a Feronia; il tempio A, della metà del III sec. a.C.,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 1926 e il 1929 il Governatorato di Roma effettuò la demolizione del quartiere compreso tra via del Teatro Argentina, via Florida, via S. Nicola de&#8217; Cesarini e corso Vittorio Emanuele II, allo scopo di costruire nuovi edifici. Furono spazzate via importanti vestigia del passato, ma venne riportata alla luce una vasta piazza lastricata su cui sorgono quattro templi di epoca repubblicana, che gli archeologi indicarono con le prime quattro lettere dell&#8217;alfabeto in attesa di identificazione certa: il tempio C, degli inizi del III sec. a.C., dedicato probabilmente a Feronia; il tempio A, della metà del III sec. a.C., in onore della mitica ninfa Giuturna; il tempio D, degli inizi del II sec. a.C., dedicato alle Ninfe o ai Lari Permarini; il tempio B, della fine II del sec. a.C., dedicato alla Fortuna huiusce diei (del giorno presente), dove sono state trovate una testa, un braccio e un piede di un gigantesco acrolito, oggi al museo della Centrale Montemartini.</p>
<p>Adiacente all’area sacra è il complesso dei Portici di Pompeo, della metà del I sec. a.C., nella cui Curia &#8211; di cui è ancora visibile il basamento in tufo alle spalle dei templi B e C &#8211; alle idi di marzo del 44 a. C. fu pugnalato a morte Giulio Cesare. Dallo storico Plutarco sappiamo che in una nicchia del colonnato interno era posta la statua di Pompeo, ai piedi della quale cadde Cesare trafitto dai colpi dei congiurati.</p>
<p>L’incendio dell’80 d.C. che devastò gran parte del Campo Marzio portò a una profonda trasformazione dell’area sotto l’imperatore Domiziano, con la realizzazione di una nuova pavimentazione in lastre di travertino, ancora visibile, e la ricostruzione degli alzati dei templi.</p>
<p>Con il V secolo ha inizio il processo di abbandono e trasformazione degli edifici. Si ipotizza che l’area venisse occupata da un complesso monastico, mentre successivamente, tra l’VIII e il IX secolo, furono realizzate strutture forse pertinenti a case aristocratiche. Sempre al IX secolo appartengono anche le prime testimonianze dell’impianto di una chiesa all’interno del tempio A, che nel 1132 fu dedicata a San Nicola, con la denominazione prima de’ Calcarario e poi de’ Cesarini. Nel Seicento sulla chiesa medievale si impostò un nuovo edificio sacro, che durante le demolizioni del Governatorato andò completamente distrutto.</p>
<p>Lo scavo avrebbe permesso ulteriori scoperte, ma si doveva procedere con una certa premura all’inaugurazione, che si tenne come da programma il 21 aprile del 1929. La sistemazione dell’area da allora non aveva subito modifiche di rilievo. Romani e turisti l’avevano potuta ammirare affacciandosi dal piano stradale e i suoi più fedeli frequentatori rimanevano i gatti di una delle più nutrite e famose colonie feline della Capitale.</p>
<p>Finalmente, dal 20 giugno scorso, un nuovo percorso permette al pubblico di accedere all’Area Sacra di Largo Argentina per una visita sistematica che ne svela le fasi di vita, dall’età repubblicana attraverso l’epoca imperiale e medievale, fino alla riscoperta avvenuta nel secolo scorso.</p>
<p>I lavori, condotti sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, sono stati resi possibili grazie a un atto di mecenatismo da parte della Maison Bulgari.</p>
<p>La maestosità dei resti dei templi dell’Area Sacra si può ora cogliere a distanza ravvicinata, apprezzandone i dettagli, le fasi costruttive e i materiali.</p>
<p>I lavori effettuati hanno reso il sito facilmente accessibile a tutti. Da via di San Nicola de’ Cesarini il visitatore ha la possibilità di scendere e muoversi nell’area archeologica grazie a un percorso su passerella completamente privo di barriere architettoniche.</p>
<p>Una piattaforma elevatrice consente l’accesso alle persone con mobilità ridotta, mentre all’interno sono stati eliminati tutti i dislivelli e salti di quota, rendendo agevole la visita anche in sedia a rotelle o con passeggini.</p>
<p>Per raccontare al meglio la storia del sito e delle trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, l’intero percorso è dotato di una serie di pannelli illustrativi con testi in italiano e in inglese e di un ricco corredo fotografico.</p>
<p>Uno dei cardini del percorso espositivo è la Torre del Papito, conosciuta anche come Torre dei Boccamazzi. Alcuni studiosi ritengono che il nome di Papito si debba riferire al soprannome dell’antipapa Anacleto II (1132-1138) della famiglia dei Pierleoni, giovane di età e piccolo di statura e per questo definito “Papetto”. Proprio lui avrebbe ricostruito la chiesa di S. Nicola de’ Calcarario, includendovi il colonnato del primo tempio del complesso archeologico.</p>
<p>Secondo altri studiosi il nome Papito deriverebbe dalla famiglia dei Papareschi, anche chiamati “de Papa”, che avrebbero consacrato nel 1132 la restaurata chiesa di San Nicola de’ Calcarario e l’altare dedicato alla Santa Croce, alla Vergine Maria e al beato arcivescovo Nicola.</p>
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<p>Nell’attuale sistemazione, proprio il portico della Torre del Papito e i locali sotto il piano stradale di via San Nicola de’ Cesarini ospitano due aree espositive, i cui spazi sono stati allestiti con una selezione dei numerosi reperti provenienti dagli scavi e dalle demolizioni del secolo scorso, tra cui frammenti di epigrafi, sarcofagi, decorazioni architettoniche e due teste di statue colossali appartenenti a divinità venerate nell’area.</p>
<p>Per le persone ipovedenti e non vedenti sono stati realizzati due grandi pannelli tattili, in italiano, inglese e braille con le indicazioni dell’intero complesso e dei singoli monumenti e con la lettura tattile di due reperti scansionati in 3D – un frammento di lastra con uccellino che becca un frutto e la testa colossale di statua di culto femminile.</p>
<p>È stata realizzata una nuova illuminazione su tutta la passerella e gli espositori situati nello spazio museale, mentre a livello stradale è stato illuminato il portico della Torre del Papito.</p>
<p>“Uno dei luoghi più belli e preziosi di Roma, grazie a questo intervento frutto di un importante atto di mecenatismo del Gruppo Bulgari che ringrazio, è finalmente fruibile appieno da parte dei cittadini romani e dei turisti, i quali da ora in avanti potranno vedere da vicino meravigliosi reperti archeologici di varie epoche della storia della nostra città”, ha detto l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor.</p>
<p>Jean-Christophe Babin, Amministratore Delegato del Gruppo Bulgari ha commentato: “Siamo orgogliosi di aver contribuito a rendere finalmente fruibile ai cittadini e ai turisti questo gioiello archeologico e architettonico, preziosa testimonianza dell’affascinante sovrapposizione di epoche e stili che rende la Città Eterna unica al mondo. Un progetto che ci ha consentito di onorare, ancora una volta, il profondo legame che abbiamo con Roma, da sempre inesauribile fonte di ispirazione e crocevia millenario di arti, culture e tradizioni. Nell’Area Sacra si percepisce il respiro della Storia. Queste maestose vestigia &#8211; che da oggi potremo ammirare da vicino &#8211; raccontano la grandezza di un impero che ha forgiato la nostra civiltà”.</p>
<p>“Il prezioso lavoro dei tecnici dalla Sovrintendenza – ha spiegato il Sovrintendente capitolini ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce &#8211; ha restituito alla città un’area importantissima, consentendo a tutti di ammirare uno spaccato di storia di oltre due millenni: dalla Roma repubblicana a quella degli imperatori, dal riutilizzo delle strutture come dimore di famiglie aristocratiche, chiese e monasteri fino alle demolizioni degli anni Venti del Novecento. Lo splendido risultato che si può ammirare da oggi è stato possibile grazie a una proficua collaborazione tra pubblico e privato per il quale voglio ringraziare il Gruppo Bulgari”.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/larea-sacra-torre-argentina-roma-aperta-al-pubblico/"><img width="4096" height="2732" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2.jpg 4096w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-1024x683.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-1020x680.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/06/area-sacra2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 4096px) 100vw, 4096px" /></a></p>]]></content:encoded>
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