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	<title>Gli italianiL&#8217;Italia segua la lezione francese e crei una vera alternativa a Renzi. Berlusconi può ancora essere decisivo se impara da Sarkozy &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 13:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/litalia-segua-la-lezione-francese-e-crei-una-vera-alternativa-a-renzi-berlusconi-puo-ancora-essere-decisivo-se-impara-da-sarkozy/"><img width="520" height="361" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/sarko-berlusconi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/sarko-berlusconi.jpg 520w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/sarko-berlusconi-300x208.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/sarko-berlusconi-92x64.jpg 92w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></a></p><hr /><p>La politica italiana dovrebbe andare a ripetizioni di francese. I leader nazionali, soprattutto nel centrodestra, infatti, non hanno capito quel che è accaduto alle amministrative transalpine dello scorso anno, quando un redivivo Nicolas Sarkozy, dopo aver ripreso le redini dell’Ump, ha scritto una nuova pagine della destra gollista, aprendo all’alleanza con i Democratici e Indipendenti di Bayrou. Quel Bayrou che aveva sfidato lui e Hollande alla corsa per l’Eliseo e, forte del risultato ottenuto, pur non raggiungendo il secondo turno, s’è messo alla finestra, in attesa che qualcuno si accorgesse che per vincere le elezioni serve il voto moderato. Quel&#8230;</p>
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<div id="yui_3_16_0_1_1427197770885_6737" class="table-cell">La politica italiana dovrebbe andare a ripetizioni di francese. I leader nazionali, soprattutto nel centrodestra, infatti, non hanno capito quel che è accaduto alle amministrative transalpine dello scorso anno, quando un redivivo Nicolas Sarkozy, dopo aver ripreso le redini dell’Ump, ha scritto una nuova pagine della destra gollista, aprendo all’alleanza con i Democratici e Indipendenti di Bayrou. Quel Bayrou che aveva sfidato lui e Hollande alla corsa per l’Eliseo e, forte del risultato ottenuto, pur non raggiungendo il secondo turno, s’è messo alla finestra, in attesa che qualcuno si accorgesse che per vincere le elezioni serve il voto moderato. Quel qualcuno si è manifestato nel profilo dell’ex presidente sconfitto che ha proposto a Bayrou, scaricato dal campo socialista, un’alleanza organica per creare una nuova idea di centrodestra: moderno, conservatore nei valori, ma anche riformista e attenta a quell’elettorato moderato che nelle democrazie dell’Europa occidentale di solito fa vincere o perdere le elezioni.</div>
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<p id="yui_3_16_0_1_1427197770885_6693">Le amministrative del 2014 Sarkò le ha vinte, eccome. Ma in Italia si parlò solo dell’exploit di Marine Le Pen e del suo Front National. L’ascesa della figlia di Jean-Merie in effetti ci fu, ma vincere quella tornata elettorale fu il risorto Sarkò, un risultato che avviò la crisi dei socialisti del presidente della Repubblica Hollande e del premier Valls.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1427197770885_6694">In Italia quel nuovo corso gollista non fu compreso. Eppure, l’esame di riparazione di francese non sta andando meglio ai nostri politici. Alle elezioni dipartimentali di domenica, Sarkozy ha ripetuto il successo di un anno fa. La vittoria dell’Unione per un Movimento Popolare in alleanza con i Democratici e indipendenti di Bayrou è un ancora una volta messaggio che travalica i confini transalpini e arriva &#8211; o dovrebbe arrivare &#8211; forte e chiaro in casa nostra. La vittoria del blocco moderato di centrodestra infatti da un lato è un messaggio chiaro e forte a Matteo Salvini e a Silvio Berlusconi, dall’altro lato però impone seri interrogativi politici anche al premier Matteo Renzi.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1427197770885_6695">Partiamo dall’analisi del voto delle elezioni dipartimentali, soffermandoci sul solo dato nazionale. Il Front National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen cui s’ispirano il nuovo Carroccio a guida salvinista e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, s’attesta come primo partito, ottenendo il 25,19% dei consensi. L’alleanza Ump-Udi vince con il 29,6% mentre il blocco socialista del presidente della Repubblica Hollande e del primo ministro Valls sprofonda al 21,8%. La Marianna dunque svolta a destra, ma fino a un certo punto: la marea nera della Le Pen, accreditata dei favori del pronostico alla vigilia ottiene sì il miglior risultato della propria storia, ma viene arginata dalla destra moderata, moderna, europeista. La sinistra invece perde. E perde male.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1427197770885_6764">Quali lezioni trarre? Certo, il sistema politico francese è assai diverso dal nostro. Ma in attesa che tra cinque anni l’Europa copi a Renzi l’Italicum, bisogna constatare che la democrazia transalpina per anni è stata presa a modello di bipolarismo, indicata come un esempio da seguire; nell’ultimo decennio la Francia &#8211; insieme con gli Stati Uniti &#8211; è stata indicata come un obiettivo da raggiungere per arrivare al presidenzialismo. Oggi però Marianna si sveglia dal voto dipartimentale non più bipolarista, ma tripolarista.</p>
<p>E’ un dato di cui tener conto se raffrontato anche al forte astensionismo: il 50%. Vuol dire che se l’offerta politica non è sufficiente a rappresentare l’elettorato, a votare va poca gente. La crisi di rappresentanza dei partiti riguarda l’Italia, certo, ma anche la Francia. Un sistema fortemente bipolare quindi non necessariamente garantisce ampia partecipazione democratica. Al contrario può acuire la crisi di rappresentanza degli elettori. Tanto francesi quanto italiani. A ben vedere, la lezione francese servirebbe in primo luogo per correggere l’Italicum. Anche se stride che nessun politico, anche tra i più fieri oppositori alle legge elettorale, si sia soffermato in casa nostra su questo dato.</p>
<p>C’è poi una secondo aspetto da analizzare. Marine Le Pen catalizza la maggior parte del voto nazionalista di protesta. L’ultrasinistra si attesta intorno al 4%. In Italia il voto di protesta è ben più alto, perché somma Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 Stelle &#8211; dato costante intorno al 20% &#8211; e la Lega di Salvini al 18%, ma il trend in crescita s’è fermato d un pezzo. Sommando i voti leghisti a Fratelli d’Italia si ottiene circa il 21%. C’è poi Sel, partito dato intorno al 4%. Vuol dire che in Italia i partiti di protesta o comunque di ultraopposizione alle forze di governo rappresentano circa il 45%. Il Pd è forte del suo 40,8% ottenuto alle europee, ma i sondaggi lo danno tra il 35 e il 37%. Ci sono poi Forza Italia intorno al 12% e le forze di maggioranza che valgono tutte insieme intorno al 5-6%. Una situazione, a ben vedere non lontana da quella francese, ma con l’assenza di un polo popolare che possa rappresentare il contraltare di quello socialdemocratico.</p>
<p>Il voto francese è stato commentato in vari modi dai leader politici italiani. Quagliariello di Ncd è stato uno dei più lucidi nel sottolineare l’importanza del risultato ottenuto da Sarkò per evidenziare i limiti della proposta di destra estrema e far capire a Forza Italia l’impossibilità di un’alleanza col Carroccio e la sua deriva lepenista. Il punto nel campo del centrodestra in effetti sta tutti qui: Sarkozy non si alleerebbe mai con Marine Le Pen in una dialettica alternativa tanto ai socialisti quanto alla destra estrema. Ai ballottaggi l’Ump non farà alcun accordo. Perché un movimento d’ispirazione moderata e liberale come Forza Italia dovrebbe invece consegnarsi ai diktat di Salvini anziché cercare, sin dalle prossime regionali, un’intesa con le altre forze che in Italia si ispirano al popolassimo europeo? Il tema posto da Ncd è quindi estremamente puntuale, anche alla luce dei sondaggi che danno Salvini incapace di attrarre i  milioni di voti di quei moderati di centrodestra che una volta votavano Berlusconi o Udc e che alle politiche 2013 sono rimasti a casa o hanno votato Scelta Civica e alle europee 2014 si sono astenuti o hanno votato Renzi. In Forza Italia le menti illuminate non mancano di certo. Il Mattinale, la nota politica del gruppo azzurro alla Camera guidato da Renato Brunetta, ha fatto considerazioni simili a quelle di Quagliariello, altri hanno sottolineato che il successo di Sarkozy spinge i moderati azzurri a rilanciare la leadership di Silvio Berlusconi per riaffermare un centrodestra classico.</p>
<p>Visione, quest’ultima, miope. Al Cavaliere oggi spetta un compito, una missione da realizzare per lasciare un testamento politico all’Italia che sarebbe il coronamento del suo ventennio. Berlusconi faccia il leader fino in fondo, metta pace nel campo balcanizzato dei moderati e crei un partito nuovo, vitale, culturalmente evoluto, con una progettualità e regole certe per mettere in campo anche in Italia un’alternanza vera tra la socialdemocrazia di stampo blairiano di Renzi e un nuovo soggetto ispirato al popolarismo europeo, moderno, riformista e liberale. Berlusconi deve scegliere: o questa sfida o consegnare il centrodestra nelle mani della destra lepenista di Salvini, col rischio concreto di perdere milioni di voti moderati che non aspettano altro che un segnale. Nel campo popolare si nota una certa vitalità, rappresentata a vario titolo e con posizioni diverse da Corrado Passera, Raffaele Fitto, Flavio Tosi, Mario Mauro, Area Popolare (Ncd-Udc). Vitalità tuttavia non messa a sistema, scoordinata, bloccata da veti incrociati e convenzione ad escludendum. A ben vedere l’unico che può mettere tutti d’accordo è ancora lui Silvio Berlusconi, a una condizione, però: che poi si faccia da parte e li lasci liberi di creare un partito.</p>
<p>Il Cav può a ben vedere fare davvero come Sarkozy, ripresentantosi in televisione per riprendersi il proprio terreno di gioco politico e annunciare la discesa in campo per candidarsi a sindaco di Milano, il coronamento di una carriera politica che assumerebbe le dimensioni di un nuovo slancio di vitalità nel campo moderato. Perché Berlusconi è l’unico in grado di riaggregare, ma anche il principale ostacolo alla riorganizzazione. Forza Italia è spaccata, divisa da una guerra fratricida che mette tutti contro: verdiniani, fittiani, cerchio magico. Ncd guarda con diffidenza tanto al partito del Cav quanto alle altre formazioni diverse dal Pd e che oggi costituiscono la maggioranza di governo. In un contesto del genere servirebbe un atto di generosità da parte di tutti: fare un passo indietro per farne due avanti. Con l’idea di costruire insieme prima i valori, poi l’architettura e infine il leader. Un percorso lungo e tortuoso, una traversata nel deserto. Ma inevitabile. Salvini in questo non deve far paura: la lezione francese vale anche in Italia e quel polo di destra estrema non è in grado di credere più di tanto. Per farlo ha bisogno di Forza Italia: spetta quindi a Berlusconi, sin dalle alleanze per le prossime regionali, scegliere da che parte stare, se da quella del popolassimo europeo e dei moderati, o da quella della destra lepenista. Tutto insieme non si può tenere. Se il Cav opterà per Salvini la riaffermazione moderata sarà più lunga e difficile, ma comunque inevitabile per il bene della democrazia italiana.</p>
<p>Ma la lezione francese dovrebbe insegnare qualcosa anche al Partito democratico. Il premier, evidentemente in imbarazzo per la sconfitta del tandem Hollande-Sarkozy, ha preferito non commentare, mentre alcuni maggiorenti Dem hanno sottolineato il fatto che il Front National di Marine Le Pen non ha vinto. Magra consolazione. Ad aver arrestato la marea nera non è stata certo la compagine socialista alla quale s’ispira il Pd di Renzi, traghettato nella famiglia del Partito socialista europeo &#8211; il cui marchio è stato cambiato in Socialisti e Democratici, ma la sostanza politica è la stessa. Un partito che s’ispira al Pse può sottovalutare la debacle dei socialisti francesi, uno dei primi partiti socialisti d’Europa per storia e tradizione di governo? No, non può.</p>
<p>Renzi non dovrebbe sottovalutare il forte astensionismo scaturito da una proposta politica insufficiente, soprattutto nel campo del centrosinistra. Né può sottovalutare che in Francia centrodestra ed estrema destra insieme hanno preso più del 55% dei consensi complessivi. Né può sottovalutare la decisività dell’apporto dei Democratici e indipendenti, un’area che è stata determinante per il successo dell’Ump di Sarkò e che, traslata sul quadro politico italiano, oggi fa parte della maggioranza che sostiene l’esecutivo guidato dal segretario del Pd.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1427197770885_6771">Renzi deve fare quindi attenzione. Se oggi i suoi veri avversari sono movimenti di protesta che non possono seriamente pensare di poter ambire a impensierirlo &#8211; quantomeno nel medio periodo &#8211; un domani quei democratici e indipendenti che oggi lo sostengono potrebbero decidere di cambiare schema, di abbandonare il campo socialdemocratico di Renzi, di non lasciarsi convincere dal New Labour in salsa italica col quale il premier vorrebbe imitare Blair. Quello inglese è un contesto del tutto diverso, l’Italia per storia e tradizione è più simile ai contesti politici continentali, tipo quello tedesco. L’insufficienza di una proposta politica tesa a inglobare ogni sensibilità democratica, riformista e popolare in un’unico contenitore potrebbe un domani rivelarsi insufficiente culturalmente, ma anche elettoralmente. Perché quando il voto di protesta e di rabbia calerà, anche in Italia si formerà una destra moderna in stile Sarkò. E quei democratici e indipendenti italiani, oggi costola della maggioranza, chissà, potrebbero anche essere determinanti. Spetta al Pd, in quanto partito guida del governo del Paese, fare una proposta sull’architettura politica italiana. Ma l’impressione è che già sulle regionali si stia perdendo un’occasione. In un campo e nell’altro.</p>
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