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	<title>Gli italianidi MICHELE RALLO &#8211; Disunione europea &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di MICHELE RALLO &#8211; Disunione europea</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2020 17:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/michele-rallo-disunione-europea/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p> Scrivo il pezzo per “Social” alla domenica mattina – com’é mia abitudine – e non so quindi quale sará l’esito del Consiglio Europeo dedicato al Recovery Fund e ad altri pannicelli caldi per la crisi del dopo-Coronavirus. Quale che sia l’esito finale, comunque, importa relativamente poco. Questo summit ha giá ufficializzato la veritá incontrovertibile, che tutti sapevano ma che nessuno voleva ammettere. E, cioé, che la “Unione” Europea non esiste, e non puó esistere. Per il semplice motivo che non puó esservi “unione” fra paesi che hanno interessi diversi, divergenti, contrapposti. I paesi del Nord prussiano e scandinavo hanno interesse&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong>Scrivo il pezzo per “Social” alla domenica mattina – com’é mia abitudine – e non so quindi quale sará l’esito del Consiglio Europeo dedicato al <em>Recovery Fund</em> e ad altri pannicelli caldi per la crisi del dopo-Coronavirus.</p>
<p>Quale che sia l’esito finale, comunque, importa relativamente poco. Questo summit ha giá ufficializzato la veritá incontrovertibile, che tutti sapevano ma che nessuno voleva ammettere. E, cioé, che la “Unione” Europea non esiste, e non puó esistere. Per il semplice motivo che non puó esservi “unione” fra paesi che hanno interessi diversi, divergenti, contrapposti. I paesi del Nord prussiano e scandinavo hanno interesse a strangolare i paesi del Sud latino e mediterraneo; e si dividono fra loro – i nordici – soltanto per le strategie da seguire per raggiungere questo risultato: la linea apparentemente piú condiscendente della Germania, o quella piú ottusa e stupida di Olanda, Austria, Svezia e affini.</p>
<p>Il Coronavirus e, soprattutto, la tragica crisi economica che ne é seguíta hanno fatto emergere prepotentemente questa realtá, finora accuratamente nascosta dietro una cortina impenetrabile di parole bugiarde e di luoghi comuni insensati.</p>
<p>Adesso neanche i capi di governo possono far finta di niente, perché comprendono benissimo – l’olandese non meno che l’italiano – che cedere di un millimetro li porterebbe ad un tracollo elettorale alla prima occasione utile. Perché Rutte, Kurz e soci sanno bene che l’interesse dei loro paesi é di annientare l’economia dell’Italia e degli altri sudisti; e parallelamente Conte, Sanchez e soci sanno altrettanto bene che, se arretrano anche stavolta, saranno travolti.</p>
<p>La Germania, in questa occasione, appare piú prudente. Ma – non cadiamo nel tranello – é lei la gran madre e la somma ispiratrice dei nordisti. E, tuttavia, la momentanea moderazione teutonica ha una sua ragion d’essere: non é soltanto una questione di forma (questo é il semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione), ma é anche la necessitá di mantenere in vita il “mercato unico” dell’UE, cosa che permette a Berlino di arrogarsi il quasi-diritto di parlare in nome e per conto dell’intera Europa.</p>
<p>La Merkel sa benissimo che, se l’Italia dovesse fare un passo indietro – anche senza arrivare ad una <strong><em>exit</em></strong> sul modello inglese – il mercato unico andrebbe a farsi benedire e, con esso, il progetto di mantenere il controllo politico-economico della Germania sul resto d’Europa. La <em>Kanzlerin</em> ha una visione politica, sia pur nefasta. Cosa che alcuni ragazzotti – giunti per caso ad amministrare qualche marca periferica del Quarto Reich – assolutamente non hanno.</p>
<p>Purtroppo, neanche dalla parte dei sudisti ci sono dei Titani. Piccoli uomini, incapaci di scrollarsi di dosso la tutela dei “valori dell’Europa”, indisponibili ad un atto di forza, ad un gesto di coraggio, propensi piuttosto ad andare a Bruxelles col cappello in mano, come se stessero piatendo l’elemosina.</p>
<p>Tra le cose che non perdóno ai pigmei che ci rapprsentano, c’é anche questa. La mansueta sottomissione all’anti-Europa di Bruxelles, l’umiliazione, la mortificazione, la prostrazione di fronte a certi figuri squallidi, elemosinando le briciole dei lauti banchetti finanziari “comunitari”. Invece di andare con la schiena dritta e con lo sguardo fiero, battendo i pugni sul tavolo e pretendendo ció che ci spetta, e nulla di piú.</p>
<p>Non dovremmo chiedere “solidarietá”. La solidarietá dovevano essere loro ad offrircela, non noi a chiederla. Se veramente fossimo tutti appartenuti ad un’unica “famiglia europea”, la solidarietá avrebbe dovuto essere un moto spontaneo dei nostri “fratelli europei”, un riflesso automatico, segno di comunanza, di partecipazione, di aiuto, di disponibilitá, di sostegno umano e di affetto fraterno.</p>
<p>Cosí si fa nelle comunitá, nelle famiglie. Cosí non si fa nell’Unione Europea, perché non é una famiglia. É solamente una unione di fatto, senza amore, senza passione, senza sentimento, basata soltanto sull’interesse di alcuni e sulla rassegnazione di altri.</p>
<p>D’altro canto, perché meravigliarsi? Era giá tutto scritto nell’atto di nascita dell’Unione e nei suoi successivi “allargamenti”. Siamo partiti in 12, giá piuttosto male assortiti. Nel giro di un ventennio siamo diventati 27, una vera torre di Babele con dentro tutto e il contrario di tutto: Austria, Belgio, Bulgaria, Cechia, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. Poi ci sono 5 paesi ufficialmente candidati all’ingresso nella UE: Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia e – udite, udite! – un paese asiatico come la Turchia. Infine, 2 candidati ufficiosi: Bosnia e Kosovo.</p>
<p>Ma che “unione” volete che possa esserci fra tutti questi paesi grandi e piccoli, progrediti e arretrati, e – soprattutto – ricchi e poveri?</p>
<p>Questa “unione” potrá – nella migliore delle ipotesi – servire ancóra per qualche anno alla Germania per consentirle di svuotare l’economia reale di alcuni paesi europei (ieri la Grecia, oggi l’Italia). Ma poi sará fatalmente destinata ad implodere, a causa delle sue mille contraddizioni, dei contrasti, delle incompatibilitá, delle contrapposizioni fra i suoi membri.</p>
<p>L’unico modo per tentare di salvare il salvabile – l’ho detto e lo ripeto – é quello di “spacchettare” l’Unione Europea in tre o quattro (o piú) subfederazioni “regionali”, formate da paesi geopoliticamente omogenei fra loro, con economie e standard di vita analoghi, e – naturalmente – con un comune sentire che ne faccia veramente dei “paesi fratelli”.</p>
<p>Per quanto ci riguarda, la nostra Europa potrá essere soltanto l’Europa latina e mediterranea: Italia, Francia, Spagna e Portogallo, con l’aggiunta – se possibile – anche di Grecia e Cipro.</p>
<p>Inutile inseguire il disegno di mega-agglomerati artificiosi, pari per dimensioni agli USA o alla Cina. Se manca il cemento di una comune identitá etnico-etica, i grandi imperi possono andare facilmente in frantumi. É quello che é avvenuto mille volte nella storia, ed é quello che da un momento all’altro potrebbe avvenire in Cina, se appena appena si allentassero le maglie di uno Stato di polizia opprimente e totalizzante.</p>
<p>Credo – piuttosto – che l’avvenire arriderá ad aggregazioni di medie dimensioni, ma solide, coese, omogenee, unanimemente protese verso obiettivi comuni, e non litigiose e preda di contrasti interni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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