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	<title>Gli italianiIl miracolo della giunta 5Stelle, rendere Roma una citta cupa. Un Capodanno così mesto non si era mai visto &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 10:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che il riformista religioso di stampo luterano Giovanni Calvino, nel lontano secolo XVI, appena eletto pastore della città svizzera di Ginevra, come prima cosa, in nome della moralità e della santità pubbliche, abolì balli, feste, musica e qualsiasi genere di laico divertimento, trasformando la città dell’omonimo lago una piccola Arabia Saudita ante litteram. Chi l’avesse detto che, secoli dopo, analoga sorte sarebbe toccata alla solare culla della cristianità? E’ questo lo sciagurato destino della Roma del Terzo Millennio, la sfortunata capitale italiana. Una città bistrattata in modo ignobile dalla fallimentare politica nazionale, che in un lungo, interminabile dopoguerra, nel periodo della prima repubblica l’ha prima indecentemente malamministrata, per poi, nella seconda repubblica, abbandonarla definitivamente a se stessa, condannandola a una irreversibile decadenza. La situazione si è deteriorata al punto tale che neppure la ricorrenza dell’Anno Santo straordinario indetto da papa Francesco è stata in grado di smuovere le anime belle &#8211; si fa per dire &#8211; del governo centrale e di quello comunale, onde indurli a intervenire prima che la situazione dell’Urbe diventasse ingestibile. La differenza con la Ginevra calvinista infatti è che quella era diventata un cimiteriale mortorio volutamente, in nome di un malinteso senso del sacro, mentre Roma lo è diventata solo per la totale incapacità di coloro che pure avrebbero dovuto tutelarla, proteggerla e salvaguardarla dal degrado. Almeno per le feste di fine e inizio d’anno, Natale, Capodanno ed Epifania in primis, fino a poco tempo addietro la città mostrava al mondo il suo volto migliore. Il tradizionale concerto in piazza, ad esempio, tenuto tra i panorami mozzafiato dei Fori Imperiali, del Colosseo o del Circo Massimo, rendeva l’Urbe il palcoscenico privilegiato per un San Silvestro con tutti i crismi del divertimento e della santità vissuta con gioia. Oggi invece, da quando al supremo scranno del Campidoglio siede la pentastellata Virginia Raggi, una cappa di funerea tristezza è calata pure sul 31 dicembre capitolino. Un periodo festivo così triste e quaresimale come quello di quest’anno a Roma, infatti, non s’era mai visto prima d’ora a memoria d’uomo. Al Circo Massimo i festeggiamenti indetti per salutare il nuovo anno, in teoria, sono iniziati alle 22,30, ma il comune non ha investito una lira nell’evento, che naturalmente ha assunto connotati assai malinconici. Solo passeggiate tra giochi circensi e mangiafuochi. Sai che allegria. Stesso discorso per le celebrazioni indette &#8211; ma da chi? &#8211; sui ponti del Tevere, gentilmente “concessi” dalla sindaca grillina alla pubblica fruizione per la notte più spensierata e festaiola dell’anno. Stavolta, poi, quasi a sottolineare la vocazione irrimediabilmente “calvinista” e menagrama della prima cittadina, era stata diramata un’ordinanza che vietava in toto l’uso dei “botti” e dei fuochi d’artificio in tutta la città. Provvedimento sonoramente bocciato dal prefetto, il quale ha ribadito si la volontà di combattere e reprimere l’uso dei pericolosi congegni artigianali o di contrabbando, ma lasciando liberi i cittadini di divertirsi con i “rauti” sicuri e fabbricati a norma di legge. Superfluo notare tuttavia che mai come in questo periodo la città è apparsa fredda, buia, triste e sciatta. Il tutto a sottolineare che oltre all’allegria si è persa pure la speranza in un futuro migliore e in un possibile rilancio della ex Caput Mundi. Il disastro “capitale”, del resto, era stato già ampiamente annunciato da tempo. Le Olimpiadi, infatti, furono vergognosamente boicottate in vista di “ben altre priorità” di cui la capitale necessitava con impellente urgenza. Ma ben presto il ritornello è diventato una nota stonata e priva di senso. Lo stadio della Roma, progettato in tutti i particolari e destinato già da subito ad essere realizzato nel quartiere della Magliana, è stato anch’esso affondato a tempo record tra mille intoppi, cavilli e impedimenti vari da quel campione d’incapacità in gonnella caparbiamente voluto alla guida di Roma da Beppe Grillo. Anche stavolta la motivazione del diniego alla costruzione dell’opera è stata più o meno la stessa: “Le priorità sono ben altre”. E vabbè. Ma neppure in questa occasione è stato possibile conoscere l’autentica natura di queste priorità. A pochi giorni dal Natale, quindi, l’accensione delle luci del maestoso albero di Natale eretto nel mezzo di Piazza Venezia ha gettato la cittadinanza nella costernazione. Brutto, storto e con le luci cimiteriali, alle prime veementi proteste della gente sdegnata, l’amministrazione ha pensato bene di ribadire per l’ennesima volta la necessità di risparmiare per dare la precedenza alle solite ben “altre priorità”. Naturalmente “la sindachessa”, nel mentre si guardava bene dal precisare in cosa consistessero tali priorità, ha dovuto subito provvedere a furor di popolo a un rapido restyling dell’abete, portandolo a un livello estetico quantomeno accettabile. Ora siamo arrivati al Capodanno da coprifuoco, sempre a causa delle solite “ben altre” priorità, con tanto di gommoni della polizia fluviale a pattugliare le banchine del fiume nel timore di qualche festaiolo ubriaco in cerca di guai. Ora siamo in attesa di arrivare all’Epifania, anch’essa azzoppata con uno spietato e ridicolo ridimensionamento del celebre mercatino della Befana di Piazza Navona, ridotto ope legis a quattro scalcagnate, anonime bancarelle, asettiche e prive di ogni attrattiva. Anche in questo caso è stata ribadita la necessità di risparmiare per dare la precedenza a ben altre priorità. Insomma, uno non pretende le fantasie pirotecniche di Sidney o i multicolori giochi di luce della Tour Eiffel, ma questa desolazione la ex capitale dell’impero romano non se la meritava. Già. Ma quali sono le priorità di cui Roma avrebbe bisogno, secondo le leggi del “benaltrismo” declinato alla grillina? Semplice: soluzione del problema del traffico, segnaletica scadente, scarsa illuminazione, sporcizia, decoro, buche, verde urbano. Proprio le piaghe endemiche che la sindachessa non si è ancora degnata neppure a pensare di prendere di petto.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/miracolo-della-giunta-5stelle-rendere-roma-citta-cupa-un-capodanno-cosi-mesto-non-si-mai-visto/"><img width="367" height="245" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/capodaRoma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/capodaRoma.jpg 367w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/capodaRoma-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/capodaRoma-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 367px) 100vw, 367px" /></a></p>]]></content:encoded>
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