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	<title>Gli italianiA palazzo Barberini la mostra su papa Urbano VIII &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>A palazzo Barberini la mostra su papa Urbano VIII</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 15:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/palazzo-barberini-la-mostra-papa-urbano-viii/"><img width="3543" height="2362" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini.jpeg 3543w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini-300x200.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini-1024x683.jpeg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini-1020x680.jpeg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini-640x427.jpeg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/03/barberini-96x64.jpeg 96w" sizes="(max-width: 3543px) 100vw, 3543px" /></a></p><hr /><p>Le Gallerie Nazionali di Arte Antica &#8211; in occasione del quattrocentesimo anniversario dell’elezione di Maffeo Barberini al soglio pontificio  col nome di Urbano VIII  avvenuta nell’agosto del 1623 &#8211; dedicano una grande mostra a Palazzo Barberini ai suoi ventuno anni di pontificato, il più lungo e rappresentativo del XVII secolo (1623-1644). L’esposizione, dal titolo  L’immagine sovrana. Urbano VIII e i Barberini, visitabile fino al prossimo 30 luglio, è curata da Maurizia Cicconi, Flaminia Gennari Santori e Sebastian Schütze e realizzata con il sostegno della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura. Si è inteso di illustrare il profilo culturale e politico&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Gallerie Nazionali di Arte Antica &#8211; in occasione del quattrocentesimo anniversario dell’elezione di Maffeo Barberini al soglio pontificio  col nome di Urbano VIII  avvenuta nell’agosto del 1623 &#8211; dedicano una grande mostra a Palazzo Barberini ai suoi ventuno anni di pontificato, il più lungo e rappresentativo del XVII secolo (1623-1644).</p>
<p>L’esposizione, dal titolo  <strong><em>L’immagine sovrana. Urbano VIII e i Barberini, </em>visitabile </strong>fino al prossimo 30 luglio, è curata da Maurizia Cicconi, Flaminia Gennari Santori e Sebastian Schütze e realizzata con il sostegno della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.</p>
<p>Si è inteso di illustrare il profilo culturale e politico di questo pontefice che incise sul pensiero filosofico, sulla scienza e sulle arti del Seicento, privilegiando strumentalmente l’egemonia culturale anche in funzione dell’azione politica e di governo.</p>
<p><em>L’Immagine sovrana</em> celebra il Urbano VIII che insieme ai nipoti, i cardinali Francesco e Antonio, e il Principe Taddeo Barberini, perseguì con tenacia un progetto politico-culturale ambizioso, che pervase tutti gli ambiti della conoscenza e della produzione artistica e culturale.</p>
<p>Uomo di profonda cultura e grande mecenate già da cardinale fu tra gli eruditi e collezionisti raccolti attorno a Marcello Sacchetti, raffinati letterati e intellettuali che si scambiavano informazioni scientifiche, modelli antichi e copie di reperti archeologici. Fu anche poeta e compose una ragguardevole raccolta di poemi.</p>
<p>Urbano VIII  fu senza alcun dubbio un papa di cultura umanistica, amante dell’arte e delle letteratura. Per il letterato e poeta Maffeo Barberini il mecenatismo e la promozione delle arti concorsero in modo sostanziale al potenziamento del governo spirituale e temporale della Chiesa, e non solo all’accrescimento del prestigio personale e famigliare.</p>
<p>Diede un timbro inconfondibile al proprio pontificato, promuovendo imprese colossali come il baldacchino di San Pietro, disegnato da Gian Lorenzo Bernini, inaugurato il 28 giugno 1633 dallo stesso papa e l’affresco di Pietro da Cortona nel grande salone di Palazzo Barberini.</p>
<p>Si impose un nuovo stile, che ebbe immediata diffusione non solo in Italia, ma nell’intera Europa: il Barocco nasce a Roma con i Barberini.</p>
<p>“<em>Questa mostra rappresenta l’apice di un lavoro di ricerca durato molti anni, segnando un traguardo importante del percorso di confronto e di scambio con le istituzioni museali italiane e straniere che ho perseguito fin dal mio insediamento</em>” dichiara Flaminia Gennari Santori, direttrice del museo e co-curatrice della mostra, che prosegue: “<em>Sono infatti moltissimi i musei, i collezionisti e le istituzioni con cui abbiamo intessuto rapporti in questi anni, che hanno capito l’importanza del progetto e aderito con entusiasmo concedendo prestiti prestigiosi</em>”.</p>
<p>Per la prima volta, protagonisti e capolavori di quell’eccezionale stagione che fu il pontificato di Urbano VIII sono riuniti nuovamente a Palazzo Barberini.</p>
<p>Capolavori della collezione Barberini, smembrata nei secoli e attualmente conservata nei principali musei del mondo, sono tornati nella loro sede originaria. In mostra più di 80 opere provenienti dalla collezione del museo e da oltre 40 tra istituzioni museali e collezioni private italiane e internazionali, tra cui quella del Principe Corsini di Firenze.</p>
<p>Oltre ai capolavori, usati come strumento di fine diplomazia internazionale presso le principali corti europee, i libri, le stampe, gli oggetti, la raffinatissima collezione antiquaria e i grandi arazzi di famiglia concorrono a far rivivere, in un’occasione irripetibile, i protagonisti dell’epoca.</p>
<p>La mostra mira infatti a restituire al pubblico le idee dominanti e il funzionamento di un progetto intellettuale straordinariamente ambizioso, che  trasformò Roma nel centro di irradiazione della cultura barocca partendo da Palazzo Barberini come suo centro ideale.</p>
<p>Il percorso si articola in dodici sezioni, procedendo dallo Spazio Mostre al piano terra agli spazi più emblematici del museo, come le sale monumentali del piano nobile: Salone Pietro da Cortona, Sala Marmi, Sala del Trono, Sala Paesaggi e alcune sale della collezione permanente.</p>
<p>La Sezione 1,  <em>Piacere e Strategia</em>, è incentrata sulla figura di Maffeo Barberini. Sono qui esposti una serie di ritratti e alcune opere documentate nella sua collezione personale che testimoniano il suo essere, già da cardinale, un raffinato cultore delle arti. Tra questi il <em>Sacrificio di Isacco</em> di Caravaggio (Gallerie degli Uffizi) e il <em>San Sebastiano nella cloaca Maxima</em> (The J. Paul Getty Museum).</p>
<p>La Sezione 2,  <em>Immaginare la dinastia</em>, presenta gli altri co-protagonisti del pontificato, in primo luogo i cardinali Francesco e Antonio e il principe Taddeo Barberini, che ebbero un ruolo chiave nel plasmare l’ambizioso disegno dello zio. Fra le opere esposte spicca il <em>Ritratto bronzeo</em> di Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini, commissionato dal cardinale Antonio nel 1656, più di 10 anni dopo la morte del Papa e in prestito dalla collezione del Principe Corsini, ove giunse nella seconda metà dell&#8217;Ottocento in seguito al matrimonio di Anna Barberini e Tommaso Corsini.</p>
<p>In questa sezione in esposizione anche il <em>Ritratto di Taddeo Barberini</em> di Andrea Sacchi, in prestito dalla Collezione dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, che al termine della mostra sarà sottoposto a un intervento nel Laboratorio di Restauro del museo.</p>
<p>La Sezione 3,  <em>La Fabbrica dei santi</em>, illustra le tematiche centrali dell’azione di governo di Urbano VIII, ovvero lo sforzo di riaffermare l’universalismo della Chiesa cattolica attraverso la celebrazione di simboliche figure storiche come Matilde di Canossa, la politica dei processi di canonizzazione e l’attività dell’Istituto di Propaganda Fide, funzionali quest’ultime all’opera di evangelizzazione nei continenti extra-europei. Opera simbolo di questa sezione il è il <em>Martirio di Sant&#8217;Erasmo</em> di Nicolas Poussin (Musei Vaticani).</p>
<p>La Sezione 4,  <em>Hic Domus</em>, raccoglie i capolavori della collezione Barberini. Tra questi spiccano alcuni prestiti straordinari: il Pan disteso attribuito a Francesco da Sangallo il giovane (Saint Louis Art Museum); la <em>Morte di Germanico</em> di Nicolas Poussin (Minneapolis Institute of Art), una delle più celebri opere del pittore francese commissionata dal cardinale Francesco nel 1626; il <em>Ritratto di Marc&#8217;Antonio Pasqualini con Apollo e Marsia </em>di Andrea Sacchi, (The Metropolitan Museum of Art). A questi si aggiungerà da metà aprile la straordinaria <em>Allegoria di Roma</em> di Valentin de Boulogne, in prestito dall’Institutum Romanum Finlandiae, Roma.</p>
<p>La Sezione 5,  <em>Imprese di famiglia</em>, accoglie opere e oggetti d’arte, libri e stampe che illustrano la creazione di un universo simbolico e allegorico specifico dominato dal sole, dalle api e dall’alloro, introdotti dall’emblematico dipinto <em>Allegoria della Pace</em>, omaggio al cardinal Francesco Barberini da parte di Giovan Battista Muti e Charles Mellin.</p>
<p>La Sezione 6, <em>Cultura antica</em>, è dedicata alle attività promosse dai Barberini nel recupero dell’arte antica e tardoantica, ben documentata nelle loro collezioni. In mostra la grande tela di Jean Lemaire, <em>Anacoreta con l’obelisco Barberini</em>, proveniente dalle collezioni del Museo del Prado.</p>
<p>La Sezione 7,  <em>Scienza moderna</em>, testimonia il ruolo fondamentale delle attività di promozione della cultura scientifica svolte dalla famiglia, mostrando come il perseguimento di un sapere di carattere enciclopedico e l’intreccio di curiosità, scienza e sapienza, tipico dell’età di Urbano VIII, abbiano acquisito un significato del tutto peculiare nella prospettiva di autorappresentazione dei Barberini. Emblematica di questa sezione è la celebre opera di Francisco Hernandez, nota come <em>Tesoro Messicano</em> (1649), che riproduce il cosiddetto Drago Barberini. A rappresentare lo straordinario interesse delle grandi famiglie nobiliari per la scienza sarà in mostra <em>Tlamachayatl</em> (datato 1534) uno dei rari esempi oggi conosciuti di tessuti piumati mesoamericani, in prestito dal Museo delle Civiltà di Roma.</p>
<p>La Sezione 8, <em>Tessere la trama</em>, è riservata agli arazzi realizzati nel corso del Seicento dall’arazzeria Barberini, straordinaria operazione imprenditoriale promossa nel 1625 dal cardinal Francesco Barberini. Nel Salone di Pietro da Cortona sono accostati per la prima volta gli arazzi (conservati in parte ai Musei Vaticani e in larga parte negli Stati Uniti) ai loro cartoni preparatori, appartenenti per lo più alla collezione delle Gallerie Nazionali.</p>
<p>La Sezione 9, <em>La retorica e la poesia</em>, è dedicata al rapporto del papa e dei suoi nipoti con le istituzioni letterarie, in ricordo delle adunanze accademiche che si svolgevano per volontà di Antonio Barberini. Nella Sala Ovale saranno esposti il Busto di Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini in dialogo con il Busto di Francesco Bracciolini di Giuliano Finelli (Victoria and Albert Museum), mentre nell’attigua Sala Paesaggi verranno presentati i testi chiave della produzione letteraria e panegirica dell’epoca, compresi i <em>Poemata</em> scritti dallo stesso Maffeo Barberini (Biblioteca Apostolica Vaticana) e le <em>Aedes Barberinae</em> (1642) di Girolamo Teti (Biblioteca Casanatense), che celebrano Palazzo Barberini e i suoi capolavori.</p>
<p>La Sezione 10, <em>Le Api Munifiche</em>, è dedicata alle opere commissionate dai nipoti del papa e poi inviate come doni diplomatici alle corti di Parigi, Madrid, Londra e Vienna. In casi eccezionali, gli artisti della cerchia barberiniana eseguono, come favore speciale del papa, opere direttamente per Carlo I ed Enrichetta Maria in Inghilterra, o per il cardinale Richelieu in Francia: emblematico il Busto che lo ritrae, opera di Gian Lorenzo Bernini, in prestito dal Musée du Louvre.</p>
<p>La Sezione 11, <em>Intorno all&#8217;alveare</em>, è dedicata ad alcuni episodi di collezionismo di personaggi del più stretto entourage della famiglia Barberini, che occupano ruoli chiave in seno alla Curia e agiscono come moltiplicatori e amplificatori su larga scala delle scelte artistiche e culturali della famiglia papale. In mostra l’Allegoria dell’Intelletto, Volontà e Memoria di Simon Vouet dei Musei Capitolini.</p>
<p>Conclude la mostra la Sezione 12, <em>Il Teatro degli Stupori</em>, che racconta la dimensione scenografica di Palazzo Barberini, coerentemente con la funzione originaria del luogo, dedicato agli spettacoli teatrali. In mostra alcune testimonianze dei grandiosi eventi “urbani” organizzati dalla famiglia, come l’imponente dipinto <em>La Giostra del Saracino</em>, affidata alla regia di Andrea Sacchi o lo scenografico <em>Carosello per l’ingresso di Cristina di Svezia</em> di Pietro Gagliardi (entrambi in prestito dal Museo di Roma, Palazzo Braschi).</p>
<p>In questa sezione sono esposti due grandi dipinti di Andrea Camassei (1602 &#8211; 1649), uno dei maggiori e più assidui interpreti delle strategie mecenatistiche della famiglia: <em>La strage dei Niobidi</em> e <em>Il riposo di Diana</em>: due tele restaurate appositamente per la mostra.</p>
<p>L’intervento su <em>La strage dei Niobidi</em>  è stato reso possibile grazie alla sponsorizzazione tecnica di CBC Conservazione Beni Culturali Soc. Coop, mentre <em>Il riposo di Diana</em> si è avvalso della sponsorizzazione di <a href="https://www.teleperformanceitalia.it/">Teleperformance</a> Italia, in collaborazione con l’<a href="https://www.civita.it/">Associazione Civita</a>.</p>
<p>Accompagna la mostra il catalogo edito da Officina Libraria con numerosi saggi .</p>
<p>Coopculture, in collaborazione con il Servizio educativo del museo, propone un programma di visite e laboratori per singoli, famiglie, scuole e gruppi, modulati secondo la corrispondente fascia d&#8217;età: per i bambini della Scuola dell&#8217;Infanzia il laboratorio “Dove osano le api” incentrato sull&#8217;insetto “totemico” della famiglia; per gli alunni della Scuola Primaria e le famiglie il laboratorio “Di che stoffa sei?” valorizza l&#8217;arte tessile collegata all&#8217;origine della fortuna economica della famiglia Barberini e ai grandi arazzi esposti in mostra. Per gli studenti della Scuola Secondaria di I grado il laboratorio “Se Collezionando. Storia (geo) grafica della collezione Barberini” si soffermerà sul concetto e sul significato di collezione ma anche sulle vicende legate alla sua dispersione. Per i ragazzi della Scuola Secondaria di II grado “Alzare gli occhi” si configura come una visita letteraria e performativa attraverso esercizi di lettura e scrittura su testi antichi e contemporanei inerenti le vicende storiche e artistiche del periodo.</p>
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