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	<title>Gli italianiEconomia &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Economia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Costretti a un secondo lavoro per mantenere la famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 18:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/costretti-un-secondo-lavoro-mantenere-la-famiglia/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre CGIA, nata subito dopo la fine della guerra per aggregare le imprese che avevano bisogno di un certo tipo di servizi e di tutela sindacale, è una istituzione meritoria che, tra l’altro, ci aiuta a conoscere e ad interpretare i fenomeni di carattere economico&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre CGIA, nata subito dopo la fine della guerra per aggregare le imprese che avevano bisogno di un certo tipo di servizi e di tutela sindacale, è una istituzione meritoria che, tra l’altro, ci aiuta a conoscere e ad interpretare i fenomeni di carattere economico e sociale attraverso ricerche e studi sempre puntuali.<br />
Da ultimo la CGIA si è occupata dei contribuenti italiani con debiti fiscali non ancora riscossi dalle nostre Agenzie fiscali. Questi ammontano a circa 22,8 milioni, di cui 3,6 milioni sono rappresentati da persone giuridiche (società di capitali, enti commerciali, cooperative, ecc.) e i restanti 19,2 milioni da persone fisiche. Tra queste ultime, 16,3 milioni sono lavoratori dipendenti, pensionati e percettori di altre forme di reddito (da beni mobili, immobili, ecc.), mentre i rimanenti 2,9 milioni, corrispondenti al 12,7 per cento del totale, svolgono un’attività economica come artigiani, commercianti o liberi professionisti.<br />
“In sintesi, i dati ufficiali forniti dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione confermano quanto sostenuto costantemente dalla CGIA: i lavoratori autonomi non sono un popolo di evasori, come spesso vengono descritti dall’opinione pubblica. È indubbio che in questa categoria vi sia anche chi non adempie ai propri obblighi fiscali; tuttavia, secondo le statistiche ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, solo un debitore col fisco su otto è una partita IVA”. Gli altri “evasori” vanno ricercati tra i lavoratori dipendenti.<br />
Il dato ha scatenato i soliti difensori dei lavoratori autonomi sicché alcuni giornali hanno titolato che i grandi evasori sono i dipendenti senza comprendere la realtà del fenomeno. Sono i lavoratori dipendenti i quali, per assicurare condizioni di vita adeguate alle loro famiglie, si sobbarcano un secondo lavoro quasi sempre in nero. Negli uffici pubblici e privati alcuni collaborano con amici che gestiscono attività commerciali, qualcuno presta la propria opera in studi legali o commerciali, qualcuno svolge attività artigianali, come idraulico, falegname, pittore. Sono quelli di quale si è sempre detto. Che quando vengono a casa nostra per aggiustare il lavandino, cambiare la serratura alla porta, dipingere la stanza dei bambini, non rilasciano ricevuta.<br />
Il fenomeno giustamente va condannato ma anche capito. Queste persone si sobbarcano un nuovo lavoro impegnativo per far quadrare i conti della famiglia. È la dimostrazione del disagio che soffrono vasti strati della popolazione che pure ha un lavoro ma che evidentemente è remunerato in misura inadeguata rispetto alle esigenze delle famiglie. Laddove ci sono giovani universitari spesso lontano dalla città di residenza, anziani da assistere qualcuno in famiglia ricerca un secondo lavoro, naturalmente in nero. Perché spesso è proibito, ad esempio per i pubblici dipendenti svolgere un secondo lavoro, o perché comunque solo se in nero la remunerazione è adeguata.<br />
Invece di scatenarsi in titoloni ad effetto, i giornali che hanno commentato le rilevazione della Cgia di Mestre, avrebbero dovuto capire il fenomeno e sottolineare che evidentemente ci sono vasti strati della popolazione che soffrono per mancanza di adeguate risorse rispetto alle esigenze delle loro famiglie. Non ci voleva molto, neanche una particolare fantasia per capire che così stanno le cose.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/costretti-un-secondo-lavoro-mantenere-la-famiglia/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia e il problema degli stipendi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 15:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/litalia-problema-degli-stipendi/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>I In questi mesi si è parlato pressoché ovunque del problema salariale italiano. Il dibattito su uno dei talloni d’Achille del nostro Paese in alcuni episodi si è trasformato in un duello, divisi fra imprenditori che danno la colpa all’elevata pressione fiscale ed i lavoratori che attribuiscono alle aziende la&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I</p>
<p>In questi mesi si è parlato pressoché ovunque del problema salariale italiano. Il dibattito su uno dei talloni d’Achille del nostro Paese in alcuni episodi si è trasformato in un duello, divisi fra imprenditori che danno la colpa all’elevata pressione fiscale ed i lavoratori che attribuiscono alle aziende la responsabilità di voler rimanere competitivi sul mercato risparmiando sul costo del lavoro. La realtà è naturalmente ben più complessa di come è stata da più parti raccontata finora.</p>
<p>Innanzitutto le divergenze e le criticità che emergono su questo tema hanno particolare rilevanza sia sul piano interno del Paese, con discrepanze anche importanti fra le varie regioni, sia nel contesto sovranazionale quando ci si confronta con gli altri Paesi europei. Prima fra tutti emerge la questione dell’erosione del potere d’acquisto, infatti gli italiani si sono visti fagocitare più del 12% del proprio stipendio per la sola impennata dei prezzi al consumo. Un aumento così marcato dei prezzi non si osservava da prima dell’adozione della moneta unica, è trascorso così tanto tempo che quasi si era creduto che l’euro fosse stato veramente la giusta medicina per rimediare alle nefaste stagioni inflazionistiche della lira. In realtà, più realisticamente ci si è resi conto che l’euro è stato istituito e si è poi consolidato in una congiuntura economica internazionale abbastanza favorevole. La moneta unica ha potuto così apprezzare nel complesso i buoni rendimenti della forte apertura verso l’economia di mercato voluta da alcuni dei paesi in via di sviluppo, con particolare attenzione verso l’estremo oriente.</p>
<p>In questo contesto lo scenario di crisi rappresentato dai lockdown dovuti al coronavirus ha tuttavia messo in luce alcune crepe sui pilastri del sistema economico occidentale, come l’eccessiva dipendenza di beni di lavorazione di provenienza orientale che ha comportato un rallentamento considerevole della produzione ed un esaurimento delle scorte nei magazzini. Alla scarsezza dei prodotti in circolazione occorre aggiungere la politica espansiva perseguita dai governi che ha provocato l’immissione nell’economia reale di ampi margini di liquidità al fine di evitare una fortissima recessione. Questi elementi sebbene abbiano consentito una ripresa dinamica dei PIL, hanno pure riacceso come non si vedeva da due decenni l’ineluttabile fiamma dell’inflazione.</p>
<p>In questo particolare scenario le banche centrali, in primo luogo l’americana FED e la BCE hanno dovuto correre ai ripari accelerando al massimo sui tassi d’interesse per cercare di abbattere l’impennata dei prezzi. Le istituzioni monetarie non attendevano altro se non il primo momento utile per adottare queste misure, da realizzare una volta parsa scongiurata la sciagura economica. Nonostante l’urgenza sul cambio di passo, è parso evidente molto presto che tali decisioni avrebbero avuto degli effetti negativi sia sulla classe media che sui più poveri. In questo senso la maggior parte delle persone si è trovata in primo luogo con un potere d’acquisto più magro per via dell’inflazione, e poco dopo ha dovuto fare i conti con prestiti e mutui decisamente più costosi per via dell’aumento del costo del denaro.</p>
<p>Questo susseguirsi di eventi ha inasprito le forti disuguaglianze già latenti all’interno della società. I lavoratori si sono trovati senza un necessario adeguamento salariale per molti mesi e tutt’ora molte categorie che in Italia sono regolate coi CCNL, non hanno ancora potuto godere di un rinnovo contrattuale. D’altra parte le PMI italiane sono costrette a fare i conti con i prezzi delle materie prime aumentati e una catena logistica rallentata nuovamente dalla crisi scatenata dagli Houti nel Mar Rosso. Le nostre imprese si trovano fra l’incudine e il martello, fra lavoratori che chiedono retribuzioni adeguate, e prezzi che non possono aumentare eccessivamente pena un calo delle vendite. In conclusione un dato appare chiaro: non aumentare le retribuzioni significa ridurre inevitabilmente la domanda interna, meno consumi vuol dire meno vendite che comporterebbero un netto calo degli utili aziendali. Con una politica globale che guarda alla riallocazione delle aziende in patria e alla tutela dei propri prodotti, non si può pensare di essere competitivi puntando ancora una volta sulla flessibilità al ribasso delle retribuzioni.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/litalia-problema-degli-stipendi/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La memoria corta della Cisl</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 11:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-memoria-corta-della-cisl/"><img width="225" height="225" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg 225w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p><hr /><p>Il 2024 sarà finalmente l’anno della Partecipazione realizzata? Dopo decenni di dibattiti, ma soprattutto di aspettative mai concretizzate, a causa del prevalere, nelle relazioni sociali,  di una visione classista e conflittuale, va oggi registrato un interesse “trasversale” rispetto alla volontà di dare piena attuazione all’art. 46 della Costituzione italiana, che&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2024 sarà finalmente l’anno della Partecipazione realizzata? Dopo decenni di dibattiti, ma soprattutto di aspettative mai concretizzate, a causa del prevalere, nelle relazioni sociali,  di una visione classista e conflittuale, va oggi registrato un interesse “trasversale” rispetto alla volontà di dare piena attuazione all’art. 46 della Costituzione italiana, che riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.</p>
<p>Tale interesse si è espresso in cinque proposte di legge, oggi all’attenzione dei competenti organismi parlamentari, e al progetto dell’Ispa (Istituto Stato e Partecipazione), condiviso dall’Ugl, in via di presentazione.</p>
<p>Una  grande novità è venuta  dalla Cisl, che  ha deciso di farsi carico della questione, lanciando</p>
<p><strong>una  raccolta di firme a sostegno di una proposta una legge di iniziativa popolare sulla partecipazione, valutata positivamente  dal </strong>Segretario Generale dell’Ugl , Paolo Capone: “Apprezziamo – ha dichiarato Capone –  l’apertura e la sensibilità mostrata su questo tema dal Segretario Generale Luigi Sbarra in occasione del XIX Congresso Confederale della CISL. E’ necessario superare le barricate ideologiche e passare dalla lotta di classe a un patto tra capitale e lavoro basato sulla collaborazione. Ha ragione Sbarra quando sostiene che l’unità sindacale non è più un feticcio ma uno strumento per raggiungere determinati obiettivi, a partire dalla difesa dei diritti e del potere d’acquisto dei lavoratori. Il momento storico che stiamo attraversando impone più che mai un rafforzamento dei corpi intermedi e l’avvio di una nuova fase nelle relazioni fra Governo e parti sociali”.</p>
<p>L’Ugl,  (e prima ancora la Cisnal di cui essa è erede)  in quanto espressione della migliore cultura partecipativa, ha sempre fatto una bandiera della partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili d’impresa, al contrario delle altre confederazioni sindacali, le quali non si sono purtroppo comportate allo stesso modo, spesso cavalcando la conflittualità sociale. La Cisl compresa.</p>
<p>Lascia perciò perplessi l’intervento di Raffaele Bonanni, pubblicato, il 26 gennaio sul sito cattolico “In Terris”, impegnato a rivendicare un passato partecipativo alla  Cisl, di cui è stato Segretario generale (dal 2006 al 2014): “La Cisl, dal dopoguerra, <strong>ha tentato più volte di far attuare l’articolo 46 della Costituzione</strong> sulla partecipazione dei lavoratori alle decisioni delle imprese. Un tema molto vicino alla cultura della partecipazione responsabile dei lavoratori indicata dalla Dottrina sociale della Chiesa Cattolica, che vede nella partecipazione responsabile dei lavoratori l’affermazione della dignità del lavoro ed il mezzo per sviluppare la buona economia”. E giù accuse contro l’alleanza tra liberisti e sinistra, impegnata  “a ostacolare l’attuazione della perla più splendente della cultura sociale europea, pilastro della economia sociale di mercato”.</p>
<p>Sia chiaro:  l’attuale scelta della Cisl, guidata da Sbarra, non può non piacerci. Lo abbiamo detto e scritto da più parti. Non possono tuttavia essere dimenticati gli orientamenti conflittuali, cavalcati spregiudicatamente dal “Sindacato Cattolico” – parliamo del ventennio Sessanta-Ottanta – che cozzano con il presunto impegno della Cisl – evocato da Bonanni – a dare piena attuazione all’articolo 46 della Costituzione. Allora a prevalere erano  l’unitarismo di classe e la strategia, affermata, nel 1969,  da Bruno Storti (Segretario Generale della Cisl dal 1958 al 1976), in base alla formula “potere contro potere”, contro la “tendenza all’uso autoritario delle istituzioni”; con la contrapposizione da parte della classe lavoratrice, in ragione della propria forza, la propria volontà di rinnovamento e di progresso;  contro quanti esortavano i sindacati “alla ragionevolezza” in vista delle vicine scadenze contrattuali.</p>
<p>Quanta attenzione verso l’inattuato art. 46 della Costituzione c’era in quella Cisl ? Quanta volontà partecipativa? E quanti richiami alla Dottrina sociale della Chiesa Cattolica ? Molto pochi – bisogna dire.</p>
<p>Come ha scritto Guido Baglioni, storico del sindacato di Via Po (<em>La lunga marcia della Cisl</em>, il Mulino, Bologna 2011): “Questo impegno si manifesta fino a oggi più nelle intenzioni che nelle applicazioni”. E’ infatti  necessario aspettare gli ultimi anni ’90 per ritrovare nella Cisl, guidata da Sergio D’Antoni, tracce partecipative e la condivisione delle proposte di legge presentate, nel 2009, da Maurizio Castro, Pietro Ichino e Tiziano Treu, e poi unificate. Senza addivenire però a risultati concreti dal punto di vista legislativo.</p>
<p>Solo  di recente, grazie all’accelerazione data da Sbarra, il tema ha trovato un’organica centralità nell’azione cislina. Ne siamo ovviamente ben lieti, convinti, da sempre, che un tema essenziale come l’applicazione  dell’art. 46 Costituzione, necessiti del coinvolgimento trasversale di quanti credono nel suo valore.</p>
<p>Alcuni, a sinistra, paiono ancora tiepidi. Altri – sul versante del centrodestra – confermano uno storico impegno, caratterizzante l’identità storica della destra italiana. Sul fronte sindacale l’Ugl riafferma uno degli <em>Obiettivi finalistici del sindacalismo nazionale</em>,  fissati nel convegno di studi della Cisnal , tenutosi a Roma dal 20 al 22 ottobre 1951. La Cisl recupera una memoria partecipativa, rivendicando – in sede di presentazione della sua Proposta di legge di iniziativa popolare – l’emendamento dell’ On. Gronchi presentato all’Assemblea Costituente (insieme agli Onorevoli Storchi, Fanfani e Pastore), che portò all’approvazione dell’art. 46, esplicitato su tre concetti fondamentali a cui l’articolo avrebbe dovuto ispirarsi: “la ‘preminenza del lavoro’, che deve essere elevato da strumento della produzione a collaboratore della stessa; la necessità di una progressività ‘nell’inserzione del lavoro nei posti direttivi della vita economica’; la necessità di operare ‘in armonia con le esigenze della produzione’”.</p>
<p>Lungi da noi  il volere rinfacciare  vecchi schematismi ideologici alla Cisl. Un  po’ di chiarezza va però fatta evitando amnesie e storici fraintendimenti. A ciascuno il suo: almeno questo pensiamo di poterlo pretendere.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-memoria-corta-della-cisl/"><img width="225" height="225" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg 225w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pastificio Rummo e il caso Salvini: Sapore di polemiche nel piatto</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 11:01:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/pastificio-rummo-caso-salvini-sapore-polemiche-nel-piatto/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/01/salvini-rummo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/01/salvini-rummo.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/01/salvini-rummo-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p><hr /><p>Negli ultimi giorni, il Pastificio Rummo si è trovato al centro di un vortice di polemiche, scatenato dalla visita del leader della Lega, Matteo Salvini. Mentre alcuni clienti apprezzano la presenza di figure politiche di spicco nell’azienda, altri stanno considerando l&#8217;idea di boicottare il marchio. La questione è nata quando&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni, il Pastificio Rummo si è trovato al centro di un vortice di polemiche, scatenato dalla visita del leader della Lega, Matteo Salvini. Mentre alcuni clienti apprezzano la presenza di figure politiche di spicco nell’azienda, altri stanno considerando l&#8217;idea di boicottare il marchio. La questione è nata quando Salvini ha fatto una sosta nel noto pastificio campano, immortalato da selfie e foto sui social. Mentre alcuni fan del politico applaudivano la visita, altri clienti del Pastificio Rummo non erano altrettanto entusiasti. Il dibattito si è acceso sui motivi per cui un politico dovrebbe o non dovrebbe influenzare le preferenze d&#8217;acquisto dei consumatori: da una parte, ci sono coloro che vedono il gesto come un’azione neutrale, volta a valorizzare un prodotto e un simbolo della cucina italiana. Dall&#8217;altra, c&#8217;è chi crede che sostenere un marchio frequentato da una figura politica possa essere interpretato come un endorsement delle idee di quella persona. Il Pastificio Rummo, famoso per la qualità della sua pasta, si trova ora al centro di un dilemma: come gestire l&#8217;attenzione mediatica e le reazioni contrastanti dei clienti. A questo proposito il titolare ha fatto presente come negli anni altri esponenti politici fossero stati in visita al pastificio, dimostrando come la visita del leader Salvini non abbia niente a che vedere con una presa di posizione politica da parte dell’azienda: nel 2017 ad esempio era stato l’allora premier Gentiloni (Partito Democratico) a visitare l’azienda campana, eppure in quel caso nessuno era rimasto indignato. È clamoroso come la politica possa intrecciarsi con il consumo quotidiano e influenzare le decisioni d&#8217;acquisto. In un&#8217;epoca in cui il sostegno a un marchio può essere interpretato come una dichiarazione politica, le aziende si trovano a navigare le acque tumultuose delle opinioni pubbliche e purtroppo, a volte, a incorrere nell’ignoranza di alcuni individui che sembrano non afferrare che quando con assoluta non curanza e convinzione invitano al boicottaggio non fanno altro che danneggiare un marchio italiano, la nostra economia, ma primo su tutti l’onesto lavoro di chi grazie a quell’azienda si guadagna da vivere.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/pastificio-rummo-caso-salvini-sapore-polemiche-nel-piatto/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/01/salvini-rummo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/01/salvini-rummo.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/01/salvini-rummo-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Banca centrale e lo Stato: come si finanzia un Paese</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-banca-centrale-lo-si-finanzia-un-paese/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/10/banconote-false.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/10/banconote-false.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/10/banconote-false-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p><hr /><p>La Banca centrale europea è operativa dal primo gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali dei Paesi membri sono state trasferite all’istituzione generale con sede a Francoforte sul Meno. In questo contesto è il diritto europeo, in particolare&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Banca centrale europea è operativa dal primo gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali dei Paesi membri sono state trasferite all’istituzione generale con sede a Francoforte sul Meno.</p>
<p>In questo contesto è il diritto europeo, in particolare il trattato sul funzionamento dell’unione, a spiegare in modo inequivocabile quali sono gli obiettivi di questa istituzione. Nello specifico questo istituto nasce con un unico scopo principale cioè quello di garantire la stabilità dei prezzi attraverso il mantenimento di un’inflazione generale nel medio periodo che sia pari al 2%.  Questa regola fondamentale è essenziale per comprendere la vera natura del sistema europeo che si basa su una forte ma rigida economia di mercato. Infatti il mandato di questa banca già si differenzia ad esempio da quello americano della Federal Reserve (la banca centrale americana), la quale deve invece conciliare il contenimento dei prezzi con un secondo mandato, ovvero quello della piena occupazione.</p>
<p>Nello specifico la BCE non si occupa direttamente della tutela dell’occupazione, in quanto tale competenza è stata lasciata ai Paesi membri che devono autonomamente provvedere a quelle politiche fiscali idonee al mantenimento dei posti di lavoro insieme all’innalzamento dei salari. In questo senso è quindi lo Stato europeo che deve farsi carico degli impegni e soprattutto dei costi che tale ambizione porta con sé. In particolare lo Stato che voglia aumentare i posti di lavoro deve pertanto adottare determinate misure che possono essere per esempio delle agevolazioni fiscali per le imprese che assumono o lo sviluppo e l’implementazione di opere e servizi pubblici ma in entrambi i casi queste comportano ad ogni modo un costo per il Paese. Una spesa pubblica nel mondo moderno ha bisogno a sua volta delle coperture necessarie per essere affrontata e le stesse possono essere ricavate in tre modi: attraverso l’aumento della pressione fiscale -con l’aumento di imposte già esistenti o con l’introduzione di nuove-, attraverso il trasferimento da altri fondi destinati a spese cui si è deciso di rinunciare o infine attraverso un banale prestito.</p>
<p>Quest’ultima opzione è di solito quella più utilizzata da uno Stato in quanto i politici tentano di mantenere il proprio consenso cercando di accontentare più cittadini possibile. In questo senso quando le risorse non si trovano le istituzioni ricorrono all’indebitamento che oggi chiamiamo deficit. A questo punto alcuni si chiedono come faccia concretamente lo Stato a ottenere dei soldi che non ha e la risposta è presto detta: attraverso l’emissione di specifiche obbligazioni chiamate titoli di Stato, cioè dei pezzi di carta a cui il mercato da un valore.</p>
<p>Per semplificare, quando voi vi recate da una finanziaria per ricevere un prestito dovete offrire in cambio delle garanzie ad esempio: la vostra auto, la casa, la seconda casa ecc… Quello che avete messo sul piatto permette al prestatore di rifarsi sulle vostre proprietà per recuperare i soldi in caso di mancato pagamento. Quando invece è lo Stato che chiede un prestito la garanzia offerta è intrinseca nel titolo di Stato, attraverso questa obbligazione il Paese promette di ripagare quel debito con un certo interesse scrivendolo nero su bianco.</p>
<p>In conclusione Il titolo rappresenta quindi un mezzo per raggiungere il fine, quello del finanziamento dello Stato quando le proprie entrate non sono sufficienti a coprire autonomamente tutte le spese.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-banca-centrale-lo-si-finanzia-un-paese/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/10/banconote-false.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/10/banconote-false.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/10/banconote-false-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il nuovo risiko italiano: la riforma del patto di stabilità europeo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 13:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/risiko-italiano-la-riforma-del-patto-stabilita-europeo/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Il Patto di stabilità, nato nel 1997 ad Amsterdam, costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’impalcatura europea. Il motivo della sua assoluta rilevanza è presto detto: è quel testo che impone ai Paesi membri di non fare troppo deficit e di contenere il debito pubblico sotto una certa soglia. Per i&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Patto di stabilità, nato nel 1997 ad Amsterdam, costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’impalcatura europea. Il motivo della sua assoluta rilevanza è presto detto: è quel testo che impone ai Paesi membri di non fare troppo deficit e di contenere il debito pubblico sotto una certa soglia.</p>
<p>Per i non addetti ai lavori, questo significa in altre parole che l’Italia deve valutare con senno e ponderatezza le sue scelte in materia di bilancio pubblico per non incorrere ad eventuali procedure d’infrazione da parte della commissione europea. In particolare dovrebbe ridurre il disavanzo annuale, cioè la differenza fra entrate ed uscite dello Stato, al di sotto del 3% e al contempo portare il tetto del debito pubblico al di sotto del 60% rispetto al PIL.</p>
<p>In tale contesto l’Italia si posiziona abbastanza male in ambito europeo essendo seconda soltanto alla Grecia quanto a debito pubblico con un bel 144% rispetto al PIL, cioè un malloppo di circa 2850 miliardi secondo le statistiche di Banca d’Italia. Questo dato tuttavia preso in termini assoluti ha poco significato perché se è vero che sembrano cifre astronomiche per i comuni mortali, è anche vero che si sta parlando dell’economia di un intero Stato, pertanto questi numeri vanno letti accompagnati dall’analisi di altri fattori come l’andamento economico nel suo complesso. Ecco spiegato perché si parla sempre di crescita oltre che di debito: se l’economia di un Paese cresce probabilmente stanno aumentando i suoi investimenti e la sua capacità produttiva, pertanto generalmente si ritiene che possa sostenere un maggiore debito.</p>
<p>Questa interpretazione economica che punta la lente sulla crescita è il classico approccio che adottano gli Stati, specialmente quelli più indebitati, per giustificare la necessità e anche la solvibilità di ulteriori disavanzi. Nonostante questo, avere un indebitamento eccessivo può comportare molteplici criticità se non viene gestito correttamente in quanto alto debito, comporta maggiore rischio per gli investitori che richiedono più interessi per prestare i propri soldi allo Stato. A questo si aggiunge il forte pressing della BCE che con la signora Lagarde al comando ha scelto una via durissima contro l’inflazione, alzando notevolmente i tassi d’interesse. Questa complessa situazione si sta concretizzando esattamente ora con l’apertura dell’asta dei titoli di Stato del 2 Ottobre con un’offerta del ministero che supera il 4% di interessi.</p>
<p>Tale condizione comporta che a parità di soldi richiesti -rispetto a 3 anni fa ad esempio- il costo del denaro per lo Stato italiano sia quasi triplicato e quindi anche fare lo stesso disavanzo ha un prezzo molto più elevato. In questo senso il ministro Giorgetti si trova davanti ad un aut aut: tagliare drasticamente la spesa pubblica risparmiando sul deficit o intavolare una trattativa con l’Europa per conteggiare in maniera differente il bilancio pubblico.</p>
<p>Il patto di stabilità europeo infatti era stato sospeso per il triennio 20-23 a causa della pandemia ma ora il rigorismo dei Paesi frugali è tornato in auge e stanno spingendo per un ritorno al passato mentre altri come Italia, Francia e Spagna vogliono una revisione degli accordi che abbia una concezione europea più solidale e che escluda potenzialmente gli investimenti sul green e per la difesa dal saldo dei conti pubblici. In conclusione si prospetta una lunga e faticosa trattativa ma l’Europa già avverte: per l’Italia niente scambi.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/risiko-italiano-la-riforma-del-patto-stabilita-europeo/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il nuovo festival dell&#8217;Economia civile</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 14:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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        <title>Il nuovo festival dell&#8217;Economia civile</title>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/festival-delleconomia-civile/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/10/festival-dellleconomia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/10/festival-dellleconomia.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/10/festival-dellleconomia-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p><hr /><p>Tra il 28 Settembre ed il 1° Ottobre Firenze diventa la cornice della quinta edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, rassegna di confronti, dibattiti e laboratori aventi ad oggetto la costruzione di un’economia e di una società più coese, partecipate, sostenibili, che pongano, dal sito ufficiale, “l’uomo e i suoi&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 28 Settembre ed il 1° Ottobre Firenze diventa la cornice della quinta edizione del <strong>Festival Nazionale dell’Economia Civile</strong>, rassegna di confronti, dibattiti e laboratori aventi ad oggetto la costruzione di un’economia e di una società più coese, partecipate, sostenibili, che pongano, dal sito ufficiale, “<em>l’uomo e i suoi bisogni al centro di ogni progetto di sviluppo ispirato al bene comune</em>”.</p>
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<p>Il Festival è stato concepito nel 2019 su iniziativa di quattro soggetti: <strong>Federcasse</strong>, la Federazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali; <strong>NeXt &#8211; Nuova Economia per tutti</strong>, una rete nazionale di organizzazioni che promuovono questo nuovo modello di sviluppo attraverso il dialogo ed il coordinamento tra imprese, cittadini, <em>start-up</em>, enti del terzo settore e pubblica amministrazione; la <strong>Scuola di Economia Civile</strong>, progetto di formazione diretto dall’economista Luigino Bruni (professore dell’ateneo romano LUMSA e direttore di <em>Economy of Francesco</em>, realtà che propone l’edificazione di un’economia ispirata dal magistero di Papa Francesco); <strong>Confcooperative</strong>, la principale associazione di rappresentanza, assistenza, tutela e vigilanza del movimento cooperativo e delle imprese sociali.</p>
<p>Lo spessore dell’evento è confermato anche dalla composizione del comitato scientifico che lo progetta e coordina: dal direttore del Festival Leonardo Becchetti, ordinario della facoltà di economia dell’Università di Tor Vergata, a Pasquale Tridico, ex-presidente INPS; da Suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale della Santa Sede, a Stefano Zamagni, ex-presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.</p>
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<p>Emerge in maniera abbastanza nitida la vicinanza del progetto al mondo cattolico, del quale si potrebbe quindi pensare sia espressione; è dagli albori dell’iniziativa che se ne rivendica però, nelle dichiarazioni dei promotori ed organizzatori, il carattere pienamente trasversale: in tutta la letteratura, scientifica od a fini divulgativi, sull’Economia Civile se ne rintracciano le origini addirittura nell’Illuminismo napoletano del ‘700, che avrebbe trovato nella sfera economica uno spazio in cui poter perseguire, a differenza di quanto avveniva nella proposta individualista del Liberalismo anglosassone, un mercato caratterizzato da reciprocità, solidarietà, relazionalità; in altri termini, il <strong>Bene Comune</strong>. Questa Scuola Napoletana avrebbe comunque preso a punto di riferimento realtà temporalmente anteriori, come l’<strong><em>Economia Francescana</em></strong> che l’ordine religioso erede del Santo di Assisi aveva diffuso in tutta Italia.</p>
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<p>Quella dell’Economia Civile sarebbe quindi una prospettiva, al di là del rapporto col Cattolicesimo che pure vi si riconosce e la anima, pienamente italiana nelle radici e nelle prospettive, visto il suo proporsi come modello che non nega il Mercato ed il libero scambio ma li carica di valori particolarmente sentiti nell’esperienza italiana fatta di cooperative, consorzi, imprese inserite nel proprio tessuto sociale e territoriale.</p>
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<p>L’edizione di quest’anno del Festival, dal titolo “<em>Oltre i limiti: l’impegno che (ci) trasforma</em>”, ha potuto contare su ospiti di livello: la sessione pomeridiana del 28 settembre è stata aperta da un intervento di Joseph Stiglitz, Nobel per l’economia nel 2001, che ha partecipato poi alla tavola rotonda “<em>Il futuro delle comunità</em>” cui sono seguite le conclusioni del Sindaco di Firenze Nardella e del Presidente della Regione Toscana Giani; la giornata del 29 è stata aperta dalla lettura dell’atteso messaggio scritto di Papa Francesco, che ha evidenziato che “<em>Approfondendo</em> <em>un’antropologia dove la persona è capace di dono e di quella superiore forma di razionalità che è l’intelligenza sociale, fatta di fiducia e cooperazione, potremo pervenire ad una ricca diversità di forme di impresa e vedere crescere il numero di quegli imprenditori più “ambiziosi”, che non guardano semplicemente al profitto ma anche all’impatto sociale e ambientale.</em>”</p>
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<p>Il programma prevede gli interventi di altre personalità: il Segretario Generale CISL Luigi Sbarra, il Direttore Generale di UNICEF Italia Paolo Rozera, il Premio Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi, il Direttore di Avvenire Marco Girardo ed ancora i vertici di alcune delle massime espressioni dell’impresa, dell’associazionismo, delle istituzioni nazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Festival non si esaurisce però nei momenti più seri di confronto e formulazione di proposte: sono previsti laboratori per i bambini ed iniziative didattiche per gli studenti, mostre e spettacoli con artisti del calibro di Colapesce e Dimartino, l’Accademia Bizantina, Fasma e Malika Ayane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Festival si concluderà con la consegna, da parte di giovani e studenti delle scuole superiori, della propria proposta di “futuro” al Direttore del Festival Leonardo Becchetti, al Presidente di Federcasse Augusto dell’Erba ed al presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/festival-delleconomia-civile/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/10/festival-dellleconomia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/10/festival-dellleconomia.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/10/festival-dellleconomia-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dinamica demografica: solo un aspetto economico o anche socio culturale</title>
		<link>https://italianioggi.com/dinamica-demografica-solo-un-aspetto-economico-anche-socio-culturale/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 14:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/dinamica-demografica-solo-un-aspetto-economico-anche-socio-culturale/"><img width="680" height="453" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/02/sport_bambini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/02/sport_bambini.jpg 680w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/02/sport_bambini-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/02/sport_bambini-640x426.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/02/sport_bambini-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></p><hr /><p>Si sente spesso parlare di sostenibilità dei conti pubblici, con tutti i tecnicismi del caso che spesso restano una prerogativa di chi a contatto con la realtà, volente o nolente, non riesce ad esserci. Uno dei fattori, tuttavia,  che influenza  tale dinamica è sicuramente l’evoluzione demografica italiana che ha, altresì,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sente spesso parlare di sostenibilità dei conti pubblici, con tutti i tecnicismi del caso che spesso restano una prerogativa di chi a contatto con la realtà, volente o nolente, non riesce ad esserci. Uno dei fattori, tuttavia,  che influenza  tale dinamica è sicuramente l’evoluzione demografica italiana che ha, altresì, risvolti sia nel tessuto economico che sociale del nostro paese. Questo, tuttavia non deve scoraggiare nessuno ed è possibile non arrendersi allo scenario delineato dagli esperti sia sulla dinamica demografica stessa sia sulla dinamica del debito pubblico che ne è, forse, una conseguenza. Per il futuro dell’Italia è necessario abbandonare politiche di breve termine sul tema, aprire a un approccio più integrato, garantendo adeguati sistemi di sostegno alle persone, combinando politiche per la natalità, evitando che ci siano, in futuro, sempre meno donne in età fertile, e politiche per aumentare i tassi di occupazione. Il tutto dovrà prevedere diverse politiche di attrazione per gli immigrati con competenze elevate e un approccio in tema sociale e culturale diverso. In sintesi, vi è la soluzione a un problema che non può più essere rimandato e che necessita di soluzioni per evitare che questa bomba sociale possa inficiare il patto intergenerazionale che è prerogativa di chi amministra la cosa pubblica. Il problema è figlio di assenteismo:  il boom economico degli anni 60 è terminato ma di questo già ne eravamo a conoscenza da 60 anni, e quell’ondata di popolosa generazione a breve potrebbe venir meno obbligando cosi a faredi tutto per vincere la sfida della transizione nei prossimi decenni. Analizzando qualche dato vi è un po di preoccupazione: a un rapido incremento di popolazione in età non lavorativa si contrappone una bassa partecipazione al mercato del lavoro e un appesantimento dei conti pubblici, con risvolti sui sistemi previdenziali, assistenziali e sanitari. Il rapporto di dipendenza nel Def 2023 era stimato al 39% nel 2025 per salire fino al 62 % nel 2050, coevo all’aumento della speranza di vita con tutto quello che questo implica.</p>
<p>L’indice di dipendenza per affrontare tale tematica è sicuramente quello più attendibile e che ci consente di avere un quadro più ampio sul tema: in Italia tale dato è inficiato anche da una considerevole quota di neet che non contribuiscono allo sviluppo economico del paese e che andrebbero aiutati a inserirsi nel mercato del lavoro e quindi alla creazione di nuovi nuclei familiari.</p>
<p>Il problema sostanziale è che la popolazione che partecipa al mercato del lavoro è in forte riduzione. Per riassumere, non si costituiscono nuovi nuclei familiari per il mancato accesso o incostante accesso al mercato del lavoro, diminuendo fortemente i tassi di natalità, come un cane che si morde la coda. Questo perché solo aumentando i tassi di natalità questo non sarebbe più sufficiente; oltre ad aumentare i tassi di natalità bisognerebbe aumentare la fecondità poichè è necessario aumentare nel medio termine le persone che possono aumentare i tassi di natalità futuri. L’intervento da fare è immediato perchè la dinamica demografica in flessione tende ad autoalimentarsi: meno giovani corrispondono a meno nuclei familiari costituiti.</p>
<p>I margini per intervenire ci sono perchè il numero medio di figli desiderato per persona in Italia si attesta intorno a 2 ma bisogna intervenire subito con politiche che diano concretezza della direzione che vogliamo intraprendere. Ma è solo l’aspetto economico che bisogna invertire?</p>
<p>Oltre all’aspetto economico sopradescritto vi è un ulteriore fattore che non è possibile traslasciare, ossia l’aspetto socio-culturale: ad un decremento della dinamica demografica corrisponde un mutamento sociale e culturale dei contesti di riferimento.  Come per il fattore del boom economico degli anni 60, le trasformazioni economiche generano, per necessita, anche dei mutamenti sociali:</p>
<p>Dalla metà degli anni sessanta nel mondo occidentale si sono avviate delle profonde trasformazioni nella struttura della famiglia e nelle relazioni tra i suoi membri che sono avvenute soprattutto sulla spinta di un maggiore protagonismo femminile, legato al miglioramento nei livelli di istruzione e a una più intensa partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne. Sebbene tali cambiamenti si siano verificati con tempi e modalità differenti tra i vari paesi, dal punto di vista sociodemografico è possibile evidenziare alcuni processi comuni, come il calo della fecondità e la maggiore instabilità coniugale, che hanno contribuito a produrre una minore ampiezza media delle famiglie e una loro maggiore frammentazione, nonché un aumento delle convivenze e delle nascite al di fuori del matrimonio</p>
<p>Inoltre, In un quadro sociale ed economico caratterizzato da crescente complessità e problematicità, negli ultimi anni sono emerse e si sono sviluppate molteplici nuove forme di famiglia. Una pluralità che deriva da cambiamenti nei sistemi culturali e valoriali</p>
<p>Il forte ridimensionamento nel numero delle celebrazioni verificatosi negli ultimi decenni ha coinciso con la perdita di centralità dell’istituto del matrimonio nella vita delle persone, dovuta alle numerose trasformazioni sociali e culturali che hanno avuto luogo dalla fine degli anni sessanta e che in seguito hanno ricevuto un riconoscimento anche in ambito legislativo, basti pensare alla legge sul divorzio o alla riforma del diritto di famiglia negli anni settanta.</p>
<p>Quindi, un aumento dell’indipendenza delle donne, un mutamento delle forme di famiglia e un ridimensionamento dell’istituto del matrimonio non più concepito quale legame indissolubile bensi come mero atto giuridico sono le principali cause che accompagnano la dinamica demografica negativa e i suoi risvolti economici.</p>
<p>Concludendo, da tali dati e considerazioni si ricava che il mutamento culturale ha modificato negativamente la dinamica demografica e quindi i conti pubblici.  Evitando oscurantismi per risolvere il problema è doveroso intervenire anche su tale aspetto e, conseguentemente sui conti pubblici, ridando centralità alla famiglia come nucleo vitale della società, luogo di condivisione e trasmissione di valori e elemento centrale per la sua continuità, nonché elemento stabilizzante della società anche sotto il profilo economico.</p>
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		<title>La gestione dell&#8217;agenzia delle dogane nella prospettiva del nuovo direttore</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 14:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-gestione-dellagenzia-delle-dogane-nella-prospettiva-del-direttore/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/04/alesse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/04/alesse.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/04/alesse-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>“L’Agenzia delle dogane e dei monopoli tra efficienza e legalità”, così Roberto Alesse, da tre mesi Direttore dell’Agenzia ha voluto delineare la sua gestione. Lo ha fatto partendo da un excursus storico, a 170 anni dalla istituzione della Direzione generale “delle gabelle”, con compiti di vigilanza confinaria e doganale e&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’Agenzia delle dogane e dei monopoli tra efficienza e legalità”, così <strong>Roberto Alesse</strong><strong>, </strong>da tre mesi Direttore dell’Agenzia ha voluto delineare la sua gestione. Lo ha fatto partendo da un <em>excursus</em> storico, a 170 anni dalla istituzione della Direzione generale “delle gabelle”, con compiti di vigilanza confinaria e doganale e di difesa dello Stato in tempo di guerra, per giungere alle funzioni attuali dell’Agenzia. Nella prospettiva dell’aggiornamento della normativa doganale dell’Unione, per il “rafforzamento della competitività degli operatori nazionali”.</p>
<p>A Palazzo Montecitorio, nella Sala della Regina, alla presenza del Vicepresidente della Camera, <strong>Fabio Rampelli</strong>, del Viceministro dell’economia, <strong>Maurizio Leo</strong>, presente il Comandante Generale della Guardia di Finanza, <strong>Giuseppe Zafarana</strong>, parlamentari, magistrati e alti dirigenti dello Stato, <strong>Alesse</strong> ha richiamato il ruolo dell’Agenzia, in tema di sicurezza delle merci nell’ambito dell’approvvigionamento delle materie e dei prodotti essenziali alla vita ed alla salute dei cittadini assicurando nel contempo i controlli frontalieri per l’accertamento e la riscossione dei tributi. Ed ha prospettato la necessità della nascita di un’Autorità doganale europea, con un’unica struttura centrale antifrode.</p>
<p>Ma l’Agenzia è anche competente nel settore dei giochi, un impegno importante nel nuovo contesto tecnologico che impone “il rafforzamento del perimetro di legalità” senza interrompere il flusso di cassa garantito al bilancio dello Stato. Come nel settore delle accise sui prodotti energetici, sul gas naturale, sugli alcoli e sull’energia elettrica.</p>
<p>Il nuovo Direttore ha richiamato anche le regole organizzative e di funzionamento alle quali intende dedicare la sua attenzione. E così, forte dei suoi studi e della sua esperienza, tra l’altro è stato Presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, <strong>Roberto Alesse </strong>si propone di riorganizzare “in profondità” l’Agenzia, nel segno della distinzione “tra funzioni di indirizzo strategico e funzioni di gestione amministrativa”. E si è detto critico nei confronti del conferimento di “incarichi dirigenziali” (quelli consentiti dall’art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001), certo avendo presenti le pronunce del TAR del Lazio e della Corte costituzionale che hanno censurato in passato le nomine effettuate proprio nell’ambito delle agenzie fiscali.</p>
<p>Così, ha aggiunto, dopo aver provveduto “a rinnovare, tramite severe procedure di interpello, ben 16 incarichi dirigenziali di prima fascia a livello centrale e territoriale, in modo da eliminare tutti i numerosi <em>interim</em> dai quali era affetta l’Agenzia, ho inteso anche rilanciare la leale collaborazione tra tutti i corpi e i poteri dello Stato, <em>in primis </em>con il Corpo della Guardia di finanza”. L’eliminazione dell’<em>interim</em><em>,</em> in caso di vacanza del posto dirigenziale, è stata positivamente accolta dalla DIRSTAT, il sindacato della dirigenza pubblica, in quanto apre la strada all’assegnazione della reggenza al funzionario più elevato in grado, nel rispetto di un normale criterio organizzativo che stimola l’interesse dei funzionari all’esercizio di funzioni vicarie, una palestra in vista dell’accesso alla dirigenza.</p>
<p><strong>Alesse</strong> ha anche manifestato l’intento di proseguire sul terreno del “confronto costruttivo con tutte le altre istituzioni pubbliche… perché non c’è spazio per una organizzazione dello Stato che non sia solidale e, dunque, incapace di rispondere alle impellenti necessità della Nazione”. Ed ha concluso la sua relazione con le parole del grande costituzionalista francese <strong>George Burdeau</strong><strong>, </strong>sul “ ruolo propulsivo e sinergico dello Stato”.</p>
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		<title>Chat gpt il garante della privacy blocca l&#8217;app</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 19:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i giorni ci confrontiamo, a volte senza saperlo, con la cosiddetta intelligenza artificiale (A.I.). Le tecnologie intelligenti attraversano la vita di ciascuno di noi quotidianamente, esercitando direttamente o indirettamente una qualche influenza. L’intelligenza artificiale è presente ovunque, nell’industria, nella sanità, nell’istruzione, nell’alimentazione, nella sicurezza e in molti altri ambiti. Prendiamo l’esempio della dell’A.I. nel mondo della comunicazione, veniamo continuamente profilati in cambio di un panorama digitale personalizzato che asseconda le nostre preferenze, soddisfacendo i nostri gusti, ci piace. ChatGpt, un prototipo di chatbot &#8211; un software che simula ed elabora le conversazioni umane &#8211; che si basa sull’intelligenza artificiale e il machine learning, sta destando più di una preoccupazione. ChatGpt propone un enorme cambiamento tecnologico rispetto ai modelli attuali, offrendo attraverso un linguaggio diretto un’unica risposta basata sulle proprie ricerche e sulla sintesi delle informazioni. Sia Google che Meta-Facebook stanno correndo ai ripari implementando la A.I. di tipo generativo-umano per i loro contenuti. Per OpenAI però non sono tutte ‘rose e fiori’, il Garante della Privacy italiano ha disposto lo stop immediato all’applicazione finché non sarà assicurato il rispetto della disciplina della privacy. Il Garante ha rilevato la mancanza di una corretta informativa agli utenti, sul modo in cui i dati vengono raccolti dalla startup ideatrice di ChatGpt, OpenAI. Rileva inoltre l’assenza di una base giuridica che permetta la raccolta e la conservazione di un numero enorme di dati personali. Nonostante OpenAI non consenta ai minori di 13 anni di utilizzare il servizio, i filtri che dovrebbero accertarne la reale età non sono considerati sufficienti. La società ha 20 giorni di tempo per comunicare le misure che intende adottare per soddisfare i rilievi del Garante, pena una multa da decine di milioni di euro.</p>
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<p>Jacopo Savagnone</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/chat-gpt-garante-della-privacy-blocca-lapp/"><img width="288" height="175" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/04/chat.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/04/chat.png 288w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/04/chat-96x58.png 96w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></a></p>]]></content:encoded>
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